Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci
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Ci siamo!

giovedì 5 luglio 2012

Dai giornali riceviamo e pubblichiamo:

Dopo anni e anni di frenetiche ricerche, dopo una caccia che ha occupato a tempo pieno le equipes di centinaia di scienziati sparsi nei laboratori di tutto il mondo, ecco la notizia che viene a sconvolgere irrimediabilmente le nostre vite: ad imperituro scorno degli scettici e dei disfattisti sempre pronti a schernire gli immani sforzi che, nel silenzio ottuso dei media, i nostri scienziati portano avanti tra mille difficoltà ed amarezze... ebbene, è sicuro: il bosone di Higgs esiste!
"E' proprio lui, ne sono sicuro" scrive il prestigioso quotidiano IlSole24 ore, e poi precisa: "Se non è lui è qualcosa che gli assomiglia in maniera stupefacente"; "Bando agli scetticismi fuori luogo" taglia corto "la Repubblica" (nelle pagine dedicate alla scienza, tra la reclame di un dopobarba e i necrologi), "il bosone di Higgs è fra di noi e niente sarà più come prima".
Ma cos'è questo bosone di Higgs? (a proposito: si raccomanda, ora e per sempre, di nominare correttamente l'oggetto in questione. Troppo spesso si sente dire, a proposito della celebre particella e del suo scopritore, "Sai, quel busone di Higgs....". Ribadiamo quindi la giusta denominazione: bosone di Higgs. E speriamo di non dover tornar più sull'argomento).
Gli scienziati, intervenuti ad una conferenza stampa per delucidare noi profani, ci hanno dato la risposta: "Il bosone, detto di Higgs dal suo ipotizzatore, è la particella che spiega perché l'Universo esiste. E' il bosone che dà consistenza alle cose. La chiamano anche "la particella di Dio" proprio per questo. Insomma se non si fosse trovato il bosone c'era da ammattire a capire come aveva fatto a nascere l'Universo".
Certo, ho pensato, la scoperta è grandiosa. Uno si guardava intorno, vedeva i monti, il mare, la luna, il sole, le stelle e si chiedeva, titubante: "Ma l'Universo come fa ad esistere se non hanno mai trovato il bosone di quel Higgs? E se non lo trovassero? (il bosone) Allora l'Universo non potrebbe esistere. E io dove sono? Sono sicuro di essere qui? Cosa ho mangiato oggi a pranzo?" e via con le pensesse, sbroccando.
"Beh, ora che è stato trovato il bosone, c'è da star tranquilli" ho pensato e per far vedere che avevo capito a fondo di cosa si trattava nonché per dare nuovo impulso all'intervista, ho domandato: "Ma come avete fatto a scovarlo?" (il bosone, ovvio). "Beh, amico mio" ha risposto con un sorriso di condiscendenza il vecchio astrofisico, "pensi solamente che ci sono voluti 40 anni di ricerche portate avanti da centinaia di scienziati e una spesa di 800 miliardi di euro (all'anima! ho pensato). Ma ne è valsa la pena. Abbiamo provocato milioni di collusioni tra particelle nei nostri laboratori e alla fine abbiamo visto il busone. Era proprio lui, quello di Higgs, quello che cercavamo da anni. E adesso il mondo sarà diverso. Per tutti." ha poi concluso tra gli applausi dei numerosissimi giornalisti presenti.
"Naturalmente.." stavamo già per uscire ma abbiamo sentito che lo scienziato aveva ancora qualcosa da dirci. Ci siamo fermati ad ascoltarlo. "Naturalmente c'è ancora molto da fare. Innanzitutto dobbiamo scoprire da dove vengono tutte quelle particelle scontrandosi con le quali si è formato il bosone di Higgs. Chi ce le ha messe? Da dove vengono? Capirete che si tratterà di una scoperta fon-da-men-ta-le. La scoperta delle scoperte". Si è asciugato la fronte. Nell'aula si era fatto un silenzio irreale. Poi, alzando fieramente il viso come a sfidare le avversità del Fato e della Natura, il vecchio scienziato ha proseguito: "Ma noi lo scopriremo! Scopriremo i segreti dell'Universo! Ci volessero altri trenta, o trecento, o tremila anni, noi lo scopriremo! Ci volessero altri mille, o duemila, o ventimila miliardi di euro, noi lo scopriremo!".
Applausi a scena aperta; lampi dei fotografi; vecchi cronisti che piangevano dall'emozione. "Beh, potrò dire che io c'ero!" ho pensato fieramente apprestandomi ad uscire dalla stanza.
Sono uscito in strada che il cuore mi batteva in gola dall'emozione. Giunto al punto dove avevo parcheggiato la macchina ho visto che qualcuno me l'aveva ammaccata. Mi sono guardato intorno: niente; nessuno aveva visto. Il faro anteriore sinistro era rotto. Mi avevano fatto anche la multa per divieto di sosta: 80 euro. Ci credereste? Non me n'è importato nulla. Sono salito in auto a cuor leggero (e con un faro in meno). "Che m'importa?" pensavo "da domani la mia vita cambierà. Ora che c'è quel tal bus... bosone di Higgs (ho fatto, riprendendomi) niente sarà più come prima". E ho ingranato la marcia. 

Orgoglio italiano

sabato 9 giugno 2012

"E’ stato osservato il secondo neutrino trasformista: e’ un risultato record perche’ si tratta di un fenomeno rarissimo che e’ stato osservato per la seconda volta in due anni in Italia, nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.....Per la seconda volta una delle particelle piu' piccole e sfuggenti finora note riesce a cambiare identita', trasformandosi da un tipo di neutrino in un altro tipo di neutrino. E’ un risultato atteso da tutto il mondo scientifico perche’ questa conferma apre le porte alla fisica del futuro".  
(Fonte: ANSA 6 Giugno 2012) http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/fisica/2012/06/06/Osservato-secondo-neutrino-trasformista-_6989928.html)


Sì, sì, c'è poco da ridere! A dispetto e onta di coloro che avevano ironizzato anche pesantemente su quel valoroso (se pur sfortunato) team di scienziati che or non è più di qualche mese fa aveva diffuso la notizia, dimostratasi poi fasulla, del neutrino molisano che correva più veloce della luce, ecco che lo stesso team scientifico (tutto italiano: lo si sappia!) ha pubblicato la notizia di una clamorosa scoperta, frutto esclusivo della ricerca nostrana, che non ha mancato di suscitare subbuglio negli ambienti scientifici internazionali oltre a generare plausi e riconoscimenti unanimi nei confronti di quegli scienziati (o forse: eroi?) che, lungi dall'abbattersi di fronte ai pochi insuccessi, con tali scoperte riescono lavorando in silenzio e pur tra mille difficoltà a tenere orgogliosamente alta la bandiera dell'eccellenza scientifica nazionale.
Come tutti sanno il team di scienziati italiani che svolge le sue ricerche nei laboratori del Gran Sasso si è da tempo distinto per la sua attività specializzata nello studio dei comportamenti dei neutrini.
A tale proposito giova osservare che, benché smentito da successive verifiche, anche il famigerato esperimento del neutrino "più veloce della luce", (vedi al riguardo alcuni articoli in questo stesso blog) più che un fallimento poteva esser considerato un successo parziale, come ben puntualizzato dal Responsabile dell'Istituto Nazionale delle Ricerche Nucleari che, in conferenza stampa, chiamato ad esprimersi sul caso aveva dichiarato: "Forse non sarà andato veloce più della luce, ma posso assicurarvi che il nostro Triny (il neutrino in questione) non è di certo lento; anzi, sulla breve distanza può dar dei punti a tutti i neutrini d'Oltr'Alpe!" rintuzzando così le maligne insinuazioni dei nostri "cugini" francesi, sempre pronti, come si sa, a darci addosso ad ogni se pur minima occasione.
C'è semmai da lagnarsi che una notizia di tale portata sia passata quasi sotto traccia nei media nazionali, forse timorosi che potesse essere smentita... Errore! La notizia è vera, verissima, e bene ha fatto il Televideo RAI a darne pieno conto, la scorsa settimana, riportando il comunicato ANSA che citiamo in apertura di questo post.
Il fatto è noto. Un ricercatore del Gran Sasso (che ha voluto restare anonimo dichiarando: "Non su me solo, ma sull'intero team scientifico e sulla Nazione intera, ricada il merito!") che da tempo teneva d'occhio giorno e notte una colonia di neutrini di tipo "MU", aveva notato una loro specifica particolarità: se fissati intensamente, essi oscillavano. Ora, che un neutrino oscilli, specie se osservato intensamente, (e di giorno e di notte perdipiù) non fa specie. Chiunque al suo posto (del neutrino, voglio dire) essendo osservato per un certo tempo, si innervosirebbe; io, lo farei. Figuriamoci poi ad esser osservato continuamente, addirittura di giorno e di notte! Oscillazioni a raffica, oscillazioni a go-go, maxi-oscillazioni: garantito. Ma figuratevi come è rimasto il nostro ricercatore quando ha potuto constatare che uno di questi neutrini (tutti come detto della specie "MU") dopo una serie di frenetiche oscillazioni: "Oplà!", si è tramutato in un lampo in un neutrino della specie "TAU" (Non ci credete? O leggete l'ANSA). Lì per lì il ricercatore ci è rimasto di stucco; non poteva credere ai suoi occhi. Aveva avuto un abbaglio? Era una specie di allucinazione dovuta alla stanchezza di tanti giorni e tante notti passate ad osservare i neutrini? (quelli della specie MU, ovviamente) Così, timoroso di aver preso fischi per fiaschi ha lasciato il laboratorio e, corso a casa, si è subito coricato dopo aver preso due tazzone (grosse tazze) di camomilla ben deciso a ripetere l'esperimento il giorno successivo con la mente sgombra e il corpo ben riposato. Ma il giorno successivo: incredibile! La trasformazione si è ripetuta proprio davanti ai suoi occhi! Nessun dubbio: il neutrino @XCC456Y**1 (chiamato familiarmente dagli scienziati: Lallo) dopo esser stato osservato e riosservato intensamente fino a portarlo al punto di oscillazione più frenetica... zac! un lampo (un lampino), un tonfo (un tonfino), ed eccolo trasformato in un vero e proprio neutrino di tipo TAU. La scoperta aveva dell'incredibile; a nessuno fra le migliaia di scienziati di tutto il mondo che spendono il proprio tempo (e il nostro denaro) ad osservare i neutrini MU, era mai accaduto niente di simile. Alcuni di loro (i più scettici) hanno chiesto di poter partecipare alla prossima osservazione del neutrino in questione; ebbene, anche questa volta nessun dubbio: Lallo ha ripetuto splendidamente la sua performance e, stimolato dal fatto di potersi esibire nella sua specialità di fronte ad un consesso internazionale di scienziati giunti da mezzo mondo per osservarlo, si è tramutato da MU in TAU dopo aver oscillato meno di un minuto.
Qualche scienziato transalpino invidioso e in malafede ha sollevato dei dubbi sulla trasformazione. Ma si era proprio sicuri che Lallo poteva passare dal tipo MU al tipo TAU così facilmente? Ed era proprio un TAU o qualcosa di gli assomigliava? Sorrisetti ironici, scettici..
Il valoroso ricercatore è intervenuto personalmente a fugare i dubbi in una conferenza stampa che ha chiarito ogni fraintendimento: "Ma cari colleghi, volete che dopo tante osservazioni dei neutrini non si sappia discernere un MU da un TAU? Il MU è tendenzialmente malinconico, introverso, ipocondriaco, dedito alla speculazione filosofica di tipo intimista e alla meditazione mentre il TAU, lui, è un compagnone, estroverso, allegro, sempre pronto agli scherzi e alle battute.. e poi basta vedere come porta i capelli un MU e come li porta un TAU, o il modo diverso in cui i due camminano...No, no, Lallo è un vero MU che può diventare un vero TAU a tutti gli effetti. E noi (rivolgendosi ai colleghi dell'Istituto Italiano di Ricerca Nucleare) siamo stati i primi (occhiata strafottente ai francesi) a documentare questa trasformazione".
La vittoria della ricerca italiana è stata quindi accettata e documentata al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma...
Ma una muta domanda comincia a farsi largo in alcuni ambienti scientifici d'Oltralpe... Chi è Lallo? E dove si trova Triny? Siamo sicuri che Lallo non sia in realtà quello stesso neutrino che aveva millantato di esser corso dal Molise fino a Ginevra ad una velocità superiore a quella della luce? 
Per adesso i francesi tacciono, ma indagano di nascosto. Sta a vedere (pensano) che, gratta gratta, vien fuori che si tratta proprio di un'altra identità dello stesso neutrino esibizionista. Non sarà che, sempre alla ricerca della popolarità, una volta fallito come sprinter si voglia riciclare in trasformista? E in silenzio indagano... indagano...

L'ora di Natuzza

mercoledì 11 aprile 2012

Ieri, tornando a casa, sono passato per i giardini pubblici. A dire perché l'ho fatto, onestamente non saprei dare una risposta attendibile; ho sempre diffidato da simili luoghi dove, tra traballanti piccioni curiosi che ti intralciano il cammino e i soliti marmocchi vocianti si possono incontrare solo badanti in libera uscita, patetiche peripatetiche (notare il bel gioco di parole), tristi pensionati e giovinastri dal ghigno feroce o disperato. 
Fatto sta che, mentre traversavo il largo spiazzo ghiaioso a passo piuttosto svelto, ho notato, seduto in disparte su una panchina, un uomo con viso che non mi era ignoto, qualcuno che avevo già visto e che sul momento non riuscivo a inquadrare nella memoria per dargli un nome. Mezza età... capelli grigi... dove lo avevo visto? Era un vecchio conoscente che non riuscivo a ricordare? Era una persona famosa che avevo conosciuto in televisione? Boh.. L'uomo stava seduto nella panchina a testa bassa, gli occhi socchiusi e una espressione abbacchiata che stonava con la sua figura sobriamente elegante. Ho provato a guardarlo meglio, senza dare nell'occhio però, per non sembrare importuno, o invadente. Aveva la barba non fatta, larghe occhiaie e ogni tanto scuoteva la testa senza alzare lo sguardo, come fosse immerso in gravi, tristi pensieri.
Poi, improvvisamente un lampo nella mia mente: "Zac!".  L'avevo riconosciuto. "Ecco chi è!" ho gridato (dentro di me).
Si trattava nientepopodimeno che del Professor Antonio Ereditato, uno dei responsabili del CERN, quello passato agli onori (prima) e agli oneri (poi) della cronaca mondiale per il famoso esperimento del superneutrino, quello che andava (almeno a sentir lui, l'Ereditato) più veloce della luce.
Per qualche giorno il professore era salito agli onori della cronaca scientifica per il suo storico contributo all'immagine della ricerca scientifica italiana; quando poi il suo esperimento si era rivelato una bufala, il professore, sbeffeggiato dalla stampa mondiale, aveva dovuto chiedere (essendone subito accontentato) di essere messo a riposo.
Eccolo lì, ora. Ai giardinetti, solo, intristito, pensando alle sue disgrazie, evidentemente.
Beh, l'occasione era ghiotta. Con una scusa mi sono avvicinato al tipo e, dopo esser riuscito ad attaccar discorso basandomi sulla mia famosa faccia tosta, sono riuscito a porgli alcune domande che mi stavano particolarmente a cuore; domande alle quali, devo dire, il professor Ereditato ha risposto di buon grado. Forse aveva bisogno di qualcuno con il quale sfogarsi, qualcuno al quale raccontare cos'era veramente successo in quel maledetto esperimento, per liberarsi il cuore da un dolore insopportabile.
"Mi dica tutto, Professore" gli ho detto "si confidi con me che, anche se sono per ora un illustre sconosciuto, aspiro ad esser considerato suo amico. Cominciamo dal giorno di quel famoso esperimento".
"Quel giorno... giorno maledetto" ha sospirato Ereditato. Poi ha proseguito:
"Quel pomeriggio era tutto pronto, al CERN. L'esperimento che avrebbe dovuto certificare la più grande scoperta del millennio era stato preparato da mesi. Si trattava di lanciare un neutrino (le risparmio il nome scientifico; noi del CERN lo avevamo soprannominato: Triny) dal laboratorio del Gran Sasso e misurare dopo quanto tempo sarebbe giunto a Ginevra dove, fior di fisici famosissimi e muniti dei sistemi di misurazione più precisi e complessi lo stavano ansiosamente aspettando. D'altra parte la verifica della sua velocità era relativamente semplice da appurare: se il neutrino fosse giunto a Ginevra in un tempo minore di quello che la luce avrebbe impiegato a compiere lo stesso percorso, la mia teoria sarebbe stata convalidata e certificata senza ombra di dubbio. Poiché infatti è la velocità della luce che determina il passaggio del tempo si può dire che se Triny fosse arrivato a Ginevra prima di partire dal Gran Sasso la mia teoria sarebbe stata confermata. Ci pensa! La teoria di Einstein messa in soffitta! Tutte le ipotesi sullo spazio-tempo, sulla creazione dell'Universo e del Big Bang avrebbero dovuto essere riviste, ed il mio nome, quello di Antonio Ereditato, sarebbe risuonato in tutte le assemblee scientifiche, sarei entrato di diritto tra i più grandi scopritori dell'Umanità, citato in tutti i libri di testo, invitato ai consessi più prestigiosi, ricercato dai Grandi della Terra. Insomma sarei diventato l'Uomo più famoso del mondo! Accidenti alla Natuzza!".
Quest'ultima imprecazione mi giunse inaspettata. Ero stupito: chi era questa Natuzza? cosa mai aveva suscitato tanta ira nei ricordi del professore? Ma Ereditato, che aveva visto il mio sconcerto, ha fatto un gesto con la mano come a dire: "Dopo... dopo..." e ha proseguito:
"Quella mattina (l'esperimento doveva essere effettuato alle prime ore del mattino per certe ragioni elettrofisiche che non starò a spegarle), l'intero staff del CERN era in attesa davanti all'enorme macchinario che avrebbe permesso di dare il via all'esperimento del millennio. Io era seduto al posto di controllo, pronto a premere il bottone rosso con su scritto: "RUN!", e pronto a rispondere al telefono che collegava il nostro laboratorio con quello di Ginevra. Guardo nervosamente, ansiosamente il mio grande orologio elettronico... Inizia il conto alla rovescia che, giunto alle ore 5 avrebbe dato inizio all'operazione. Il cronometro scandisce i secondi... ne mancano solo 10 alle ore 5; poi... -meno 4- meno 3- meno 2- meno 1-: VIA! Le cinque! Premo il bottone, Triny scatta come un fulmine, l'esperimento è iniziato!.  Sento urla di gioia al telefono. La suspense è alle stelle; chiedo con voce roca se Triny è giunto a destinazione e in che tempo. Da Ginevra mi rispondono: "Il vostro neutrino è giunto qui da noi alle ore 4 e 10 secondi! Garantito al limone!". E' un tripudio! Triny è giunto prima di partire! La luce, Einstein, il Big Bang vadano a farsi benedire! Tutta la fisica deve essere rivista! Sono io, il professor Antonio Ereditato, il nuovo padrone dell'Universo!".
Il professore a questo punto si fermò. Si asciugò una lacrima che aveva cominciato a scendergli giù per il viso, poi si erse su tutta la sua statura e, i pugni stretti alzati contro il cielo tempestoso, la bianca chioma ondeggiante al vento di tramontana, gridò: "E invece... Maledetta sii tu, ovunque tu ti trovi, o Natuzza Pecorelli!".
Era un mistero; volevo vederci chiaro: "Professore si spieghi. Perché l'esperimento fallì? E chi è questa Natuzza Pecorelli?".
Solo dopo un tempo che mi parve lunghissimo l'Ereditato riuscì a ritrovare la calma necessaria per proseguire il suo racconto.
"La signorina Pecorelli Natuzza era una delle donne delle pulizie impiegate al CERN; una di quelle indispensabili, operose femmine che ogni sera, quando il personale tecnico esce dal laboratorio, passano di stanza in stanza a lavare i pavimenti, svuotare  i cestini, lucidare gli scaffali e pulire i bagni in modo che i locali, all'indomani, risultino lindi e decorosi. Bene, detto questo bisogna dire che la signorina Pecorelli era la lavoratrice più servizievole del mondo. Quello che quella benedetta donna più desiderava era farsi benvolere da tutti e per questo era sempre la prima ad entrare e l'ultima a uscire, sempre pronta se c'era da fare un'ora di straordinario e disponibile per qualunque lavoretto gli fosse richiesto, anche se esulava dalle sue mansioni, anche fuori dall'orario di servizio."
Lo guardavo, in silenzio. Sì, va bene, ma allora?
"Due furono i responsabili del mio fallimento: una notizia e la signorina Natuzza Pecorelli. Ecco gli strumenti diabolici di cui si è servito il destino per rovinarmi" proseguì lentamente il professore.
Non capivo. Una notizia? La signorina Natuzza?
"Ma si spieghi, professore. A quale notizia si riferisce? E in che modo si rivelò così ferale?" chiesi  con impazienza.
"L'introduzione dell'ora legale. Forse ricorderà che il giorno del famoso esperimento coincideva con quello in cui l'Europa (salvo pochi Stati) adotta l'ora legale. Si chiama anche ora estiva, serve per recuperare un'ora di luce e richiede che gli orologi dei Paesi che la adottano vengano rimessi avanti di un'ora. Una operazione banale che viene compiuta in pochi secondi ma che può nascondere terribili insidie. La sera della vigilia avevamo ovviamente tenuto conto del fatto e avevo appositamente incaricato un mio collega affinché, il giorno successivo, non appena fossimo giunti al laboratorio, si preoccupasse di mettere le lancette avanti di un'ora. Naturalmente la stessa manovra sarebbe stata fatta nel laboratorio di Ginevra poiché anche la Svizzera, come noi, adotta nello stesso giorno l'ora legale. Bene, date queste disposizioni ce ne andiamo tutti a dormire, eccitatissimi per la grande giornata che ci attendeva....ma..."
"Ma?" chiesi con voce alterata
"Ma non avevamo fatto i conti con la maniacale precisione della signorina Natuzza. La ragazza si era trattenuta fino a tardi per compiere le sue mansioni e, quando, terminato il suo lavoro, si apprestava ad andarsene finalmente a casa a gustarsi il suo meritato riposo, si accorse di essere rimasta completamente sola nell'enorme laboratorio del CERN. Prima di spengere le luci ed uscire notò sulla lavagna che usiamo per gli appunti e i promemoria la scritta "Mettere gli orologi un'ora avanti!" che avevo scritto affinchè il collega Perruccelli, incaricato di provvedere al passaggio all'ora legale il mattino successivo, non se ne dimenticasse. Ma Natuzza, giovane ingenua e servizievole (che Dio la strafùlmini), pensando che quella nota scritta sulla lavagna fosse un ordine per lei, non ci pensò due volte e rimise avanti di un'ora il grande orologio della sala degli esperimenti. Poi la disgraziata se ne andò tranquillamente a dormire" fece Ereditato, sempre più alterato a ricordare tali terribili eventi.
"Avanti, professore. Vada avanti. E poi?" domandai avidamente. Sentivo che stava per essermi rivelata la chiave del mistero.
"Bene. Giungono le prime ore del mattino, e tutti i tecnici, e me medesimo, entriamo, eccitati per il grande evento che stava per compiersi, nel laboratorio. Il Perrucelli, il tecnico incaricato dell'ora legale, letto quanto stava scritto sulla lavagna, subito rimette avanti di un'ora l'orologio del laboratorio e si accerta, telefonando ai colleghi svizzeri, che anche loro abbiano provveduto alla stessa operazione. -Ok. Procedete- è la loro risposta. E così ci prepariamo all'esperimento, inizia il conto alla rovescia, poi dò il via a Triny e.... il resto lo immagina. Triny arriva sì a Ginevra quasi un'ora prima di quando è partito, ma... ma... (e qui il Professor Ereditato scoppiò in un pianto dirotto).. ma solo perché noi avevamo rimesso il nostro orologio avanti di due ore invece di una! Il nostro orologio segnava un'ora in più: l'ora di Natuzza! Ah, la gran tròia!"
Antonio Ereditato non potè proseguire; i singhiozzi lo soffocavano. Cercai di calmarlo anche per evitare che intorno a noi si facesse gente. Finalmente il povero Professore si quietò.
"Signor Biri, lei è il primo a cui ho raccontato queste cose che restano un segreto noto solo a noi del CERN. Il seguito può immaginarselo: quando la storia della velocità di Triny si è rivelata fasulla, ho dovuto dimettermi e, dall'oggi al domani, eccomi qui: solo, abbandonato da tutti e oggetto del più feroce sarcasmo da parte di tutti i miei ex-colleghi. Come ricordo di ciò che è avvenuto ecco cosa mi resta."
ed Ereditato estrasse dalla tasca della giacca un oggetto che lì per lì non riconobbi. 
"Prenda, prenda pure" fece il professore porgendomelo "Ma faccia attenzione".
Era una piccola scatola, una scatolina di metallo del tipo di quelle che una volta contenevano le celebri pasticche Valda. La soppesai: sembrava vuota. Guardai il professore con un'aria come a dire: "Embè?".
"La apra, la apra pure" fece lui. 
Aprii la scatola, guardai bene dentro per vedere cosa contenesse. Niente. Vuota.
"Ah, mi scusi" disse l'Ereditato vedendo la mia espressione sconcertata "Dimenticavo che non può vederlo senza il nanoscopio monucleare" e mi passò una specie di monocolo che mi affrettai a piazzare davanti al mio occhio destro.
"E adesso guardi; guardi bene. Lo vede? E' lui. E' Triny".
Con l'aiuto del futuristico aggeggio (il nanoscopio monucleare) potei esaminare la scatolina da cima a fondo (sembrava immensa). In un angolino c'era lui, Triny, il neutrino che per un giorno aveva fatto parlare di sé il mondo intero; anche se così piccolo da risultare invisibile ad occhio nudo con l'aiuto del nanoscopio potei vederlo abbastanza bene. Stava seduto, con il capo nascosto tra le ginocchia (almeno così mi parve). Quando si accorse di essere osservato, sollevò di scatto la testa e mi fece una linguaccia. Poi si rimise nella posizione primitiva.
Ho richiuso la scatola e l'ho resa al Professore senza dire niente.
"Lo scusi. Non è musone ma questa vicenda ha scosso profondamente anche lui" ha detto il Professor Ereditato; poi ha proseguito:
"Quando sono stato allontanato dal CERN, Triny ha voluto condividere il suo destino con me. Beh, non sarà così veloce come presumevo, ma mi ha dimostrato di avere un cuore d'oro".
Essersi confidato con me aveva un poco alleviato le pene del celebre fisico. Ci siamo abbracciati prima di salutarci. Chissà se ci rivedremo ancora.