Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci
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A volte ritornano... (nota politica)

venerdì 9 marzo 2012

Quando il duo Merkel-Napolitano insediò Monti ed il suo Governo dei Tecnici a Palazzo Chigi, beh, diciamoci la verità, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul destino politico del Cavaliere. "Er Puzzone", come benevolmente lo chiamavano i suoi avversari di una vita, era stato dimesso in quattro e quattr'otto ed era dovuto sloggiare nella notte, andandosene, spettinato e parecchio attapirato, sotto un diluvio di fischi che avrebbe sotterrato un bue. "Se Dio vuole di questo non si sentirà più parlare in eterno!" pensavano allegri i soliti comunisti, contenti come pasque al pensiero che ormai la strada progressista al potere era più che spianata: spalancata.
Poi ci si accorse che con i professori alle leve di comando niente sarebbe più stato come prima.
Innanzitutto quelli misero subito il naso (e le mani) dove nessuno aveva osato metterle prima e fecero in due balletti una Riforma delle Pensioni talmente drastica che lasciò senza fiato e senza parole piddiini e ciggiellini i quali lì per lì, pensando di sognare, non riuscirono nemmeno a organizzare una protesta qualunque, una protestina, un cenno di dissenso, un distinguo, uno scioperetto, una piccola rimostranza. 
Da allora fu tutto un susseguirsi di manovre, manovrine, disegni di legge e riforme che stanno ottenendo due scopi; quello dichiarato di rimettere in piedi la situazione economica italiana, e quello nascosto di distruggere (ce ne fosse stato bisogno) la residua fiducia degli italiani nei partiti tradizionali.
Nella crisi di identità degli apparati politici, ormai sempre più distanti dalla gente e considerati niente più che una cricca di incapaci e corrotti dalla quale varrebbe la pena di sbarazzarsi al più presto possibile, quello che prima di ogni altro capì e utilizzò ai propri fini la nuova situazione che si era venuta a creare, chi fu?
Il solito: il Berlusca, il Cavaliere Nero, il Duce d'Arcore, insomma ancora lui: er Puzzone.
Lasciato il bastone di comando dell'agonizzante partito che aveva fondato ad un giovane "parvenu" della politica e prendendo su di sé l'incredibile carica di "Padre Nobile" del movimento (Padre Nobile: roba da chiodi!), ecco che il Nostro, dopo qualche giorno di silenzio, è ora tornato sulla scena politica-mediatica con una autorevolezza e un credito che non aveva mai avuto nemmeno quando governava.
Le televisioni se lo contendono, i media pubblicano per intero le sue interviste mentre ogni intercettazione telefonica che lo riguardi sembra misteriosamente sparita dalle prime pagine dei giornaloni "indipendenti". Persino "Repubblica", demoralizzata, non ha più interesse e voglia di occuparsi di lui lasciando argomenti progressisti come il bunga-bunga e l'affaire delle olgettine ai rotocalchi di gossip più squalificati ai quali, prima, contendeva con successo l'intervista alla escort di turno. In più, tutti i comici, satiri, ventriloqui ed imitatori che lo sbertucciavano un'ora sì e l'altra pure, ora che "il Caimano" non comanda più, non potendo più tirare in ballo il suo nome e tutto quello che questo comportava, si trovano improvvisamente a corto di idee, annaspano, non sanno cosa dire e, senza il Nume Ispiratore, non fanno più ridere nessuno. Benigni, che da Fiorello, tentò di rinverdire la satira antiberlusconiana con due o tre battutacce vecchie come il cucco, accorgendosi della mala parata (il comico di Vergaio è ormai alla frutta), cercò di accaparrarsi qualche applauso rifugiandosi a cantare (e male) un anacronistico e squallido "Inno del corpo sciolto", sua hit scatologica di quarant'anni fa che giustamente oggi, nella bocca di uno che si dice abbia vinto un Oscar (ma l'ha vinto! Davvero!) fa veramente ca'à.
"Dovrò dare qualche consiglio a Monti su come fare per agevolare lo sviluppo" dice intanto ai microfoni tutto serio il Cav, senza che nessun giornalista si metta a ridere; "Andrò a breve dal mio amico Putin a dirgli di darsi da fare per far rilasciare i nostri marò", promette al TG1, e nessuno che si stupisca; "Monti è bravo, non c'è che dire; del resto l'ho scoperto io" racconta con nonchalance alla conferenza stampa, e tutti i giornali riportano, e con pochi commenti, le sue parole.
E da ogni parte si vedono le sue foto: mentre assiste alla partita del Milan ("Devo ricordarmi di dire ad Allegri di far spingere di più sulle fasce"); in un gruppo sotto la neve con Putin e due giovani elettrici siberiane ("Sono andato a complimentarmi personalmente con Putin per la sua rielezione"); mentre, in maniche di camicia, parla con il sindaco di Lampedusa ("Ho rassicurato i lampedusani che qui non sbarcherà più nemmeno un libico. Del resto ci ho comprato una casa"); mentre racconta barzellette spinte alla sua claque ("Dunque: c'era un frate che doveva confessare una novizia..."); insomma, il Berlusca imperversa nei rotocalchi, nei giornali, nelle televisioni, come non mai.
Nel frattempo il partito dei progressisti sta andando a rotoli. Scalfari contro Bersani, Veltroni contro Franceschini e D'Alema, Renzi contro tutti, sconosciuti che battono sonoramente alle primarie i candidati ufficiali della Direzione; insomma il partito dovrebbe cambiare nome, da PD a Lotta Continua (intestina), come ai bei tempi. Solo Maria Rosaria tace. Dopo aver vissuto il suo momento migliore con la sprezzante risposta al Cav che aveva irriso alla sua avvenenza con l'orgoglioso: "Signore, non sono una donna a sua disposizione!", ora, che non la riconosce più nemmeno il gatto, ora che non viene salutata neppure dall'ortolano quando la mattina va a fare la spesa al mercato ortofrutticolo, ora Rosaria rimpiange amaramente quei tempi eroici in cui era considerata l'icona della Sinistra e sempre più spesso, la sera, mentre davanti alla TV cena da sola, una lacrima le cade, furtiva, inarrestabile, nella minestrina.

Fiducia muta

mercoledì 14 dicembre 2011

Musi lunghi, stamani, alla buvette di Montecitorio. I deputati, in attesa dell'indigeribile, ma indifferibile votazione della fiducia a sostegno de "L'Austero" (così i politici chiamano fra di loro, ma sottovoce, il SuperProf), cercano di dimenticare, davanti al solito cappuccino, i mille problemi che affliggono la categoria degli onorevoli. Ci sono tutti quanti; tra la piccola folla che si accalca davanti al bancone dove i baristi del Palazzo si affannano a rifornirli di espressi lunghi o macchiati, cornetti e tramezzini, si vedono democratici e piddiellini, gli italiani dei Valori e i futuristi di Fini per non dire degli uniondicentristi, e tutti quanti, quelli che una volta erano maggioranza ed opposizione, adesso non sanno neppure come definirsi, in preda, come sono, ad una feroce crisi d'identità, alla consapevolezza della loro acclarata inutilità e, di conseguenza, ad una drammatico riflessione sul proprio tasso di autostima.
"Pensa un pò in che situazione ci ritroviamo noi" dice (a mezza voce) la Finocchiaro alla Gelmini; "questo in due giorni e senza sentire nessuno t'abolisce le pensioni di anzianità, aumenta l'età pensionabile e annuncia che presto rivedrà le norme sul lavoro per poter licenziare meglio e senza obiezioni. Nel frattempo che ti fa? T'aumenta la benzina! Ma ti rendi conto? Ti va a colpire proprio quei disgraziati che fanno per noi; li impoverisce, li tartassa e non vuole obiezioni. E pensa che noi dobbiamo votare questa manovra! E' la fine del mondo" conclude amaramente l'esponente piddiìna. E giù, un altro caffè.
Chiama e rispondi: "A chi lo dici" fa la Gelmini imburrandosi un toast; "Ma non lo vedi a noi cosa ci ha fatto? Senza nemmeno scomodarsi a chiederci che ne pensavamo, tié! Ripristino dell'ICI sulla prima casa, aumento delle tasse sugli immobili, sui bolli bancari, blocco delle pensioni medio-alte... e dulcis in fundo, raccatta questo: aumento della benzina! E noi che volevamo diminuire le tasse! Che avevamo tolto l'ICI sulla prima casa! Che siamo votati dal ceto medio! E' proprio la fine del mondo" concorda abbacchiata la fu-ministra di una scuola mai riformata.
"E pensa che comunque voi siete messi meglio di noi" (la Gelmini ormai continua, scatenata); "Voi, si sa, avete sempre avuto una base che è di bocca buona. Voglio dire che se le cose gliele presentate in un certo modo, digerisce tutto, come ha sempre fatto. Ha digerito il Comitato Centrale del PCUS quando vennero fuori tutti i crimini di Stalin, ha digerito il revisionismo sulla Resistenza, ha digerito la caduta del Muro e ora sta digerendo gli scandali di Penati e compagnia. Vi basta dire ai lavoratori e ai pensionati che, male come vada, è sempre meglio di quando c'era il Cavaliere e che se non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese possono consolarsi sapendo che ora al Governo c'è uno che il bunga bunga non lo fa nemmeno con la propria moglie, e se lo fa, lo fa senza nemmeno togliersi non dico i calzini, ma nemmeno il loden. Potete sempre ai vostri elettori che votate a favore dell'Austero perché ha messo le tasse sull'ormeggio degli yacht e delle macchine superveloci ma noi che gli diciamo ai nostri? Quelli non si accontentano degli slogan; quelli la prossima volta votano per la Lega e ci vanno nel..." Mariastella si arresta di colpo, si tura la bocca con una mano, poi riprende: "e ci abbandonano per sempre" conclude poi, quasi in lagrime.
Gli altri, cercano di non dare nell'occhio per non farsi notare e, se qualcuno li interpella, parlano del tempo e delle stagioni che non ci sono più. La Bindi, dov'è? Ah, eccola laggiù che fa finta di parlare al cellulare per non essere avvicinata da nessuno mentre si avvia verso gli scranni dell'Aula come se andasse al patibolo. Alfano poi, dopo aver pensato seriamente di darsi malato, ora si affanna a dire a destra e a manca, suscitando sorrisini di compatimento, che la manovra fa schifo ma la voterà per senso di responsabilità. Manca poco all'ora fatidica, quella che consegnerà alla storia la cronaca di un voto di fiducia quasi unanime dato ad un Governo che tutti, fuori dai denti, considerano incapace, velleitario e pericoloso.
Suona la campanella. Una, due, tre volte. Nessuno nella sala della buvette ha voglia di essere il primo ad alzarsi per andare a votare. Ma ecco un rumore improvviso, alto, intermittente, forte come una sirena di una ambulanza aliena, risuona nella sala catturando l'attenzione preoccupata di tutti i deputati. E' la suoneria di un cellulare che emette un suono straziante, grottesco, lugubre: "Gruuuuùk! Gruuuùk!". Casini (è lui il destinatario di quella chiamata) si alza si soprassalto, legge il messaggio che gli è arrivato. Poi rivolge lo sguardo sulla piccola folla di deputati di ogni parte politica che, richiamati da quel suono, lo circondano silenziosi, in attesa di notizie.
La Bindi, Alfano, Buttiglione, D'Alema, Capezzone, Bersani.. sono tutti lì, intorno a lui, e lo guardano muti come a chiedere: "Allora? Chi era? Che voleva?". Il leader dell'UDC alza gli occhi al soffitto, poi muove appena il dito pollice della mano destra, due o tre volte, indicando verso l'alto. Tutti ora hanno capito di cosa si tratta: è un Alto Mònito, un Perentorio Invìto a por fine alle ciance ed a far presto e, a capo basso, e si avviano come andassero al macello verso l'Aula dove si dovrà dare la fiducia al governo del Superprof e alla sua manovra che qualcuno ha già ribattezzato il "decreto Affossa-Italia". Ma c'è uno che non ha capito:  è Fassino, in preda alla sua solita crisi glicemica dovuta a ipotensione estesa ed invasiva di origine anoressica. Guarda ancora Casini e, sempre senza parlare unisce le punte delle dita della mano destra che poi agita due o tre volte sotto il proprio mento a chiedere: "Embè? Chi era? Chi è che ci chiede di andare a votare?". L'altro, anche lui senza proferir parola (ci fossero in giro microfoni nascosti!) gli risponde con due gesti eloquenti. Prima dispone la palma della mano destra sul petto e dà due o tre colpetti con il dorso della mano verso l'esterno come a dire: "A Fassì, nun te sta a preoccupà. Vai, vai e fai presto.." poi alza le due mani verso l'alto e, giunto all'altezza delle spalle con le dita aperte fa il gesto di uno che avviti contemporaneamente due lampadine, una con una mano, e una con l'altra, mentre piega il ginocchio della gamba destra che alza a metà ad imitare (ma tristemente, senza allegria), la maschera di Pulcinella (come almeno lo si raffigura nell'iconografia partenopea).
"Ho capito, ho capito..." dice annuendo con la testa il sindaco di Torino che, sarà sì duro, ma fin qui ci arriva anche lui, e affrettandosi sulle magre gambe segaligne, si avvia anch'egli a capo chino, dietro tutti gli altri, a votare la fiducia a uno che considera, come tutti gli altri, un incapace, uno di cui non ci si può (ma ci si deve) fidare.

Il salvatore della Patria

martedì 6 dicembre 2011

"Allora che ne pensi del Professor Monti? Credi che riuscirà a salvare l'Italia dal baratro?" era ansioso come non mai, Dario, di conoscere il mio pensiero riguardo il decreto "salva-Italia" (così era stato chiamato) del celebre economista chiamato al governo del nostro bel Paese.
La mia risposta è stata di quanto di più collaborativo e responsabile ci si potesse attendere; anche da parte di un vecchio ex-comunista come il mio amico. (Ho notato che comunisti-comunisti non ce ne sono più. Io credo che li abbia fatti abiurare Berlusconi con la sua nota antipatia per tutto quello che sapeva di rosso. Non si spiega altrimenti come vecchi arnesi del bolscevismo più crudo adesso si dichiarino semplicemente "di sinistra" o "vecchi socialisti" e saltino su tutti arrabbiati se li si definisce solamente "ex-comunisti". La parola "comunista" nuda e cruda è diventata offensiva, un aggettivo infamante di cui vergognarsi. Toh! Così all'improvviso. Tutto insieme. Misteri della vita).
"Amico Dario" gli ho fatto offrendogli una castagna (poco prima mi ero fermato a comprare dieci caldarroste da un venditore ambulante che le arrostiva su un padellone forato posto sopra un largo braciere sfavillante. "Cinque euro" aveva fatto l'uomo porgendomi il cartoccio. Quando mi sono provato a protestare quello mi ha zittito subito: "Lo sa no che c'è la crisi?" mi ha fatto tutto compunto), "Amico Dario, che devo dirti? Questa volta sono perfettamente d'accordo con il premier dato che penso, come lui, che le sue misure sono le uniche che ci possono far uscire dalla crisi e andare a testa alta dalla Merkel dicendole che la Germania non deve temere niente dato che in quattro e quattr'otto risaneremo il bilancio, abbasseremo i tassi del debito pubblico, recupereremo il rispetto internazionale per il nostro Paese e, dulcis in fundo, salveremo l'Europa. Nessuno potrà permettersi di dire che noi italiani siamo egoisti; se ne accorgeranno con quale aplomb digeriremo il blocco delle pensioni "alte" (quelle oltre i 1000 euro al mese), l'aumento della benzina, dell'IVA, dell'IRPEF regionale, la stangata sulle case di proprietà e sui conti bancari; glielo faremo vedere con che dignità ce ne andremo in pensione a 66 anni senza fare una piega; li faremo stupire nel constatare con quale determinazione accetteremo di prendere pensioni più magre (e più lontane nel tempo) senza lamentarci!
Del resto se persino il Cavaliere (anche se disarcionato) e Gargamella (anche se contestato) dicono che non si può fare a meno di questi sacrifici, non vedo chi può permettersi di non essere d'accordo con questi esimi luminari della politica. Anzi, devo dire che la parola "sacrifici", è abbastanza fuorviante per definire queste misure così indipensabili e sacrosante: non sacrifici ma "benedizioni" sono e devono essere considerate! Quale sacrificio potrà mai essere per un vero patriota quello di essere chiamato a salvare la sua Patria! (e, come auspica Napolitano, oggi dobbiamo essere tutti piccoli fratelli Bandiera, tutti stretti intorno alla nostra grande Nazione in quest'anno in cui si celebra il Centocinquantesimo Anniversario dell'Unità d'Italia (che Dio ce la conservi!).
Semmai, c'è una piccola cosa (ma piccola piccola, insignificante, una quisquilia..) che gradirei sapere.
Vorrei sapere com'è che ci si sta per aprire questo abisso sotto i piedi proprio adesso, dopo che tre o quattro mesi fa tutti dicevano che le cose andavano a gonfie vele. Qualcuno ha sbagliato i calcoli? Qualcuno ha sottovalutato qualche segnale? E poi, sempre umilmente, sempre con la massima deferenza, vorrei sapere com'è che una decina di anni fa si fecero carte false (letteralmente) per entrare in Europa, si misero tasse, si consumarono espropri notturni ai danni dei cittadini (che comunque non furono mai interpellati per sapere cosa ne pensassero) per far parte della Grande Comunità dicendo che solo in questo modo il futuro sarebbe stato un futuro di sviluppo e di benessere e poi (ora) si dà la colpa di tutto quello che accade a quella stessa Europa per entrare a far parte della quale ci siamo impoveriti drammaticamente (per dire: tutti i redditi, le pensioni e i patrimoni in lire svalutati del 50 per cento).
Ora qualcuno si accorge che in nessuno degli ultimi 11 anni (dal Duemila, anno dell'ingresso nell'area euro) c'è stata crescita, che la Banca Europea non garantisce il debito pubblico italiano e che i due capataz dell'Unione cercano in tutti i modi di accollare a noi i loro problemi.
Ora, sia chiaro; lo so bene che indietro non si torna. Ma qualcuno che viene in televisione a chiedermi scusa per aver sbagliato così tanto le sue previsioni, lo vorrei vedere.
Li vorrei vedere Prodi, Amato e i loro consulenti economici venire a dirci, il cappello in mano (se non portano il cappello glielo presterei io): "Siamo dei fessi, scusateci. Non ci abbiamo capito niente, siamo stati consigliati male, abbiamo preso un abbaglio. Vi abbiamo stangato per poter entrare in Europa e, ora che ci accorgiamo che l'Europa fa schifo e l'euro è una fetecchia, altri vi stangano ancora di più pur di restarci!". 
Se questo avvenisse giuro che resisterei alla tentazione di scaraventare uno scràcchio(1) grosso, grasso, denso e cremoso nell'occhio destro del Mortadella. Mi conosco: cercherei di resistere e ci riuscirei. E poi come si fa a non cercar di salvare il culo alla Merkel, poveretta, che rischia, cadendo l'euro, di dover rinunciare ai dodici wurstel dodici che ogni mattino ingurgita nel suo capacissimo ventre germanico.
Noi italiani siamo buoni: ci commuoviamo per i cani abbandonati, accogliamo i profughi di mezzo (terzo) mondo, mandiamo i nostri soldati in terre lontane pronti a farsi saltare in aria pur di salvare qualche indigeno sconosciuto... come potremmo non rispondere al grido di dolore dell'Europa? Della nostra cara, amata, vecchia, stronza Europa" conclusi melodrammaticamente.
Dario era giunto alla fine del mio sproloquio affranto nel fisico e nel morale. Il mio vecchio amico non aveva capito dove diavolo fossi andato a parare (e sì che mi conosce) e come se non avesse udito la mia accorata entusiastica professione di solidarietà alla manovra montiana, dopo un minuto buono di silenzio, commentò (è un pensionato anche lui):
"Sì, sì, va bene. Ma a questo Monti lo so io che manovra gli farei" e, uniti i pugni davanti a sé fece il gesto di strizzare un asciugamano bagnato...
Caro, vecchio Dario, amico mio. Come avevo potuto pensare che non mi avesse capito.


(1) Scràcchio: grosso sputo che si ottiene raschiando più e più volte la gola a ricavarne un bòlo nauseabondo, untuoso, grasso e pieno di effluvi endocatarrali.

Lo scenario peggiore

lunedì 5 dicembre 2011

Allora, dopo settimane di silenzi, reticenze e smentite ecco che finalmente i professoroni che sono stati chiamati (non dal popolo: da Napolitano) a governare il nostro Paese hanno deciso di palesare al mondo intero le misure necessarie affinché l'Italia "non sprofondi nel baratro" (testuale: Monti dixit). 
Ora, scusatemi tanto, ma io non ho capito bene di quale baratro si tratti. Quale è l'Apocalisse che ci minaccia? Cosa ci aspetta di così tremendo? L'Italia sprofonderà nel Mediterraneo? Le città crolleranno? Saremo invasi da orde di locuste giganti? Non ci è dato saperlo anche se sappiamo che si tratterebbe di un evento incredibilmente disastroso, una rovina inaudita che, oltre al nostro Paese, "distruggerebbe l'Unione Europea e segnerebbe la fine dell'euro".
A parte il fatto che dei destini di quella fetecchia che si è dimostrata l'Unione Europea e di quel popò di troiaio costosissimo e pieno di problemi che è l'euro, non me ne potrebbe importare di meno, devo ammettere che sono terrorizzato dai disastri immani che (dicono) si scatenerebbero sull'Italia se non approvassimo (magari ringraziandoli) le misure previste dagli illuminati cattedratici. Provo ad immaginarmi gli scenari peggiori. 
Penso ad un futuro con una nazione dove i soldi a disposizione dei cittadini sono sempre di meno, dove le botteghe chiudono, le aziende licenziano, le fabbriche delocalizzano; penso ad una nazione invasa da delinquenti provenienti dal Terzo, Quarto e Quinto Mondo, con una polizia corrotta o inefficiente, una magistratura politicizzata e leggi che nessuno sa far rispettare; mi immagino una nazione dove una Casta dominante pensa solo a corrompere e a farsi corrompere pur di mantenere i propri privilegi, una nazione dove i pensionati sono costretti a fare la fame, dove ogni sfera privata viene impunemente violata, dove la lottizzazione selvaggia è pratica comune, dove la sanità non funziona, la scuola non funziona, la sicurezza non funziona; penso ad una nazione dove la famiglia è ostacolata, la religione dei padri derisa; penso ad una nazione dove la sovranità è delegata altrove, dove nessuno è padrone in casa sua, dove la disonestà è pratica comune e l'onestà è derisa e punita; ad una nazione popolata da cittadini onesti poveri e bistrattati e da prepotenti che fanno il loro comodo nell'acquiescenza delle istituzioni....
Penso a questi scenari e rabbrividisco: non voglio un'Italia così! Allora le misure di Monti sono veramente necessarie, allora è giusto mettere mano al portafoglio..... 
Poi mi arresto. Un idea fulminante; una visione. Diavolo!
Ma quello scenario disastroso che potrebbe capitarci se le cose andassero male è già la realtà in questo Paese! Cosa mai di peggio potrebbe ancora capitarci si ci opponiamo al blocco dell'adeguamento del costo della vita sulle pensioni? Quale peggior catastrofe si abbatterebbe su di noi se le rendite catastali non aumentassero o se un lavoratore potesse andare in pensione dopo "soli" 40 anni? Basta, ho deciso: correrò il rischio platonico di proclamarmi decisamente contrario alla manovra. Dopo tutto l'Italia peggio di così non potrà mai essere e quanto al futuro dell'Europa, come disse Rett Butler: "francamente, me ne infischio".

Sciàlla!

mercoledì 30 novembre 2011

Bersani (Gargamella per gli amici) era preoccupato; "E ora chi ci va dalla Camussa a dirgli che il Governissimo ha deciso di far cassa risparmiando sulle pensioni? SuperMario vuole alzare l'età minima per poter andare in pensione, togliere quelle di anzianità ed eliminare l'adeguamento all'inflazione per le pensioni in essere. Chi la sente quella? Come minimo indìce uno scioperone come non si è mai visto e io, che ho appoggiato Monti senza se e senza ma, ci faccio la solita figura di m...da. No no; bisogna trovare una soluzione".
Così il Segretario andò a consultarsi con Maria Rosaria.
"Sangue freddo, Garga, e niente isterismi" fu la prima cosa che gli disse Rosy quando fu messa al corrente delle sue preoccupazioni; "con la Scioperaia ci parlo io. Tu stai sciallo" gli disse per rassicurarlo usando un termine di moda che, gli avevano assicurato gli esperti massmediatici del Partitone, giovava all'immagine (e Dio sa, se Maria Rosaria ne aveva bisogno!) di una Presidentessa attenta alle istanze e ai problemi dei giovani.
Bersani respirò: finalmente questa volta sarebbe toccato a qualcun altro togliere queste castagne dal fuoco! Inspirò profondamente e uscì a passo lesto dalla stanza dirigendosi di gran carriera verso il Circolo ARCI di Pietralata dove, al termine della solita abbuffata a base di spaghetti all'amatriciana e  di carciofi alla giudìa, doveva presenziare, in qualità di ospite, al dibattito sul tema di grande attualità democratica: "Se Berlusconi è il padre di questa crisi, chi è la madre?".
Quando Maria Rosaria si trovò davanti alla Camussa e le spiegò perché sarebbe stato poco opportuno indire uno sciopero contro Professormonti sul tema delle pensioni, tutto si sarebbe aspettata meno che quella scoppiasse a ridere senza ritegno con quella gran vociona proletaria che rimbombava sulle pareti della stanza con il frastuono di dieci presse della catena di montaggio della Panda.
Dovettero passare tre minuti buoni prima che la capa dei soviet ciggiellìni, una volta ricompostasi, potesse dare alla Bindi le necessarie spiegazioni del suo comportamento così inaspettato e bizzarro.
"Tranquillo, soldato Bindi" le fece con quel tono spedito e cameratesco che la contraddistingueva fra i mosci appartenenti alla confraternita dei dirigenti sindacali, "la guerra già l'abbiamo vinta: non perderemo un'altra battaglia".
Poi fece accomodare Maria Rosaria su una larga poltrona e, ritta davanti alla Presidentessa, non perse un secondo in più per palesare il suo pensiero.
"Compagna mia" le disse suscitando nella Bindi qualche apprensione, "Posso comprendere le tue preoccupazioni. Certamente non possiamo tacere sull'attacco che Professormonti e company si apprestano a portare alle pensioni e del resto tu sai benissimo che i pensionati costituiscono il 95 per cento degli iscritti alla ciggielle ed il 100 per cento tra coloro che partecipano a quegli scioperi che spesso, a malincuore (e qui fece un sorrisetto che la diceva lunga...), sono costretta a indire. Ovvio pensare che se tutti i pensionati ritirassero la loro iscrizione al nostro sindacato, probabilmente resteremmo con la tessera solo in due: io e... (guardò la Bindi come per avere da lei un cenno di conferma ma vedendola scuotere energicamente la testa, cambiò bersaglio e proseguì, come se niente fosse) ... e il Garga.
Prese fiato, tracannò un bicchiere di barbera che si trovava come per caso sul tavolo, e proseguì: 
"Ma, pur appoggiando Monti ed il suo governo, non possiamo nemmeno permetterci di fare finta di niente o peggio di ignorare queste misure che ricadranno comunque sulla pelle dei pensionati presenti e futuri. Per questo ho deciso la linea che intendo seguire. Darò a tutti i dirigenti sindacali una direttiva che in sintesi è questa: si dirà che, pur se Berlusconi aveva già deciso di intervenire pesantemente sulle pensioni, il Governo, accogliendo la richiesta della ciggièlle ha convenuto di lasciare le pensioni come stanno. 
L'unica, piccola modifica che verrà fatta all'attuale sistema servirà per realizzare quella parità tra uomini e donne (per la quale ci siamo sempre battuti), che la cricca del governo precedente si era sempre rifiutata di fare."
Maria Rosaria non capiva. Ma la Camussa non sapeva che si profilava l'aumento dell'età pensionabile, il diritto alla pensione di anzianità portato da 68 a 73 anni, il calcolo della pensione effettuato col metodo contributivo per tutti, il blocco dell'adeguamento al costo della vita per le pensioni in essere? Non diceva niente insomma sul fatto inconfutabile che si sarebbe dovuto lavorare più anni per andare in pensione più vecchi e con meno soldi?
"Sciàlla, soldato" le disse la Camussa non appena fu messa al corrente dei suoi dubbi. (A proposito, anche la Camussa, come del resto quasi tutti i dirigenti del piddì, usava il gergo giovanilista così di moda in questi giorni. Era trendy, era cool e come ho detto era usatissimo da quasi tutti i dirigenti e affiliati al Partitone. Non ho detto: tutti; ho detto: quasi tutti. Tutti quelli di settant'anni e passa).
"La verità non è quella che è nella realtà dei fatti; la verità è quella che si dice e se noi diciamo che le pensioni non vengono toccate, questa è la verità. Del resto, amica mia, a chi ci rivolgiamo noi? A due tipi di persone: a persone che sono già disposte ad accettare la nostra versione dei fatti anche se sembra cozzare con la realtà delle cose e a persone che non sono interessate al problema. Ai milioni di pensionati iscritti al nostro sindacato cosa vuoi che importi se i lavoratori di oggi andranno in pensione più tardi e con meno soldi? Loro in pensione ci sono già e sono tutti protesi a restarci il più a lungo possibile. Quello che vogliono è continuare a partecipare ai nostri scioperi, alle nostre bellissime gite, ai nostri comizi. Col loro bel fazzolettone rosso intorno al collo quando applaudono quello che parla al microfono si sentono giovani e quando vengono inquadrati fugacemente dalle camere di RAI3 si sentono importanti. A loro basta così poco; perché mai dovrei rendere la loro vita più amara di quanto è già?"
Maria Rosaria taceva. Pensava. Ma perché mai era venuta a parlare con la Camussa proprio lei? Da ora in poi ci avrebbe mandato Bersani, almeno fino a che quello restava Segretario.
"Anzi" proseguì la Camussa che per qualche secondo era rimasta preda dei suoi pensieri, "Sai che ti dico? Domani indico un bello sciopero per il prossimo venerdì. Uno Sciopero Generale. Vedrai, sarà un successo mai visto".
Rosy non capiva:
"Uno sciopero? Ma contro chi? Per che cosa? Il Berlusca non c'è più e Professormonti ha l'immunità globale. Per cosa allora uno sciopero?".
La Camussa guardò Maria Grazia sorridendo.
"Sciopero Generale contro i Cambiamenti Climatici ed il Riscaldamento Globale!. E voglio proprio vedere chi non partecipa." annunciò con la sua voce stentorea.
Maria Grazia pensava e lì per lì restò senza rispondere.
La scosse la Camussa con quel vocione che sembrava Mangiafoco:
"Su con la vita, soldato! Ci vediamo al corteo! E sciàlla!".

Qualche cosa di buono

giovedì 17 novembre 2011

Il giorno del varo del Governo Monti, Berlusconi era inc..ato nero. "Ma come si fa a dare in mano le sorti dell'Italia a un drappello di antipatici precisini, a dei banchieri, professori, consulenti finanziari e altri illustri sconosciuti senza nessuna esperienza internazionale? In che mani siamo! E Napolitano che pur di sbarazzarsi del sottoscritto ha dato carta bianca a quel... quel...  Economista! Come se bastasse sapere di economia per salvare l'Italia!".
Il Cavaliere non solo non era voluto andare all'incontro in cui il nuovo premier aveva presentato la lista dei suoi ministri, anzi, aveva ostentatamente lasciato spento il televisore per non rischiar di prendersi un'altra arrabbiatura a veder il trionfo del suo successore e a sentir la litania di lodi e apprezzamenti che avrebbero accompagnato la lettura di ogni nome della sua lista.
La sera stessa però, convocò nel suo ufficio personale il fido Fede per saperne di più sulla composizione del nuovo Governo o de "L'illegittimo direttorio", come lo chiamava lui.
Fede cominciò a leggergli la lista dei ministri fermandosi dopo ogni nome per dar tempo all'ex-premier di fare i propri commenti.
"Alla Giustizia c'è una certa Paola Severino" cominciò Fede.
"Bella roba!" commentò il Cav; "Una magistrata comunista! E per di più ricca sfondata! Roba da chiodi!";
"Agli Interni c'è una Prefetto. Anna Maria Cancellieri".
"Fai vedere" disse Berlusconi strappando dalle mani del fido anchor-man la foto che ritraeva la nuova ministra;
"E questa sarebbe una donna! Ma guardala un pò. E' anche grassa, cosa vuoi che faccia. Non se la filerà nessuno. Se penso che hanno mandato a casa la Carfagna!"
"Elsa Fornero al Welfare", proseguì Fede;
"La conosco. Niente di buono neanche lì. Una banchiera, una secchiona. Sconosciuta ai più."
E mentre Fede continuava con la lettura della squadra di Governo, ad ogni nome si sentiva il Berlusca commentare:
"Ma questo chi è! Questo ce lo ha messo Prodi! Questo è antipatico anche quando dorme! Questo è amico di Vendola!" fino a quando Fede gli lesse l'ultimo nome: 
"E poi c'è Corrado Passera allo Sviluppo" fece come en passant, e si mise ad aspettare la reazione del Capo.
Berlusconi lì per lì non rispose. Con il capo abbassato sulla sedia e la mano sulla fronte si vedeva che pensava profondamente.
"Passera, Passera... questo nome non mi è nuovo" faceva grattandosi la testa. Poi, improvvisamente, un largo sorriso gli affiorò sulle labbra, gli occhi, da spenti che erano, tornarono a scintillare come ai suoi giorni migliori, ed il Berlusca scattò in piedi con una agilità insospettabile in un uomo che molti, ormai, davano sul viale del tramonto.
"Quanti ricordi Emilio! Quanti bei ricordi!" fece tutto contento.
Fede si mise in attesa di saperne di più, stupito e felice nel vedere che il suo idolo si era rasserenato.
"Devi sapere, caro Emilio" cominciò il Cavaliere "che quando decisi di scendere in campo mi accorsi con sgomento che di politica non ne sapevo niente. D'accordo che ero un imprenditore di successo, sapevo parlare due o tre lingue, avevo una discreta cultura e una dialettica accattivante, ma di cose adatte per stare al Governo ero assolutamente ignaro. Con la volontà ferrea che mi ha sempre contraddistinto volli pertanto studiare da premier anzi, da statista. Lessi e studiai le biografie dei Padri della Patria, mi iscrissi a superai a pieni voti decine di corsi di aggiornamento sulle Partecipazioni Statali, sui Cambi Internazionali, sulle regole europee di intermediazione. E più di ogni altra cosa, partecipai a corsi su corsi di economia politica, di politica economica, di tecnica bancaria cercando di divenire esperto di fluttuazioni di cambi, esperto nel prevedere le tendenze monetarie e i flussi monetari; tutto questo per diventare un vero leader. E tra gli autori i cui testi più mi aiutarono a divenire quello che sono, devo dire che quelli di Corrado Passera furono i miei preferiti e fra i miei punti di riferimento i più indispensabili.
Lessi e studiai ogni pubblicazione del celebre banchiere cercando di impadronirmi di tutte le tecniche che avevano portato quell'oscuro travet nell'Olimpo degli economisti europei.
I suoi libri erano sempre con me, come compagni fedeli ai quali ricorrere quando ci fosse stato bisogno di prendere qualche importante decisione. Non a Abramo Smith, nemmeno a Weber o a Einaudi; solo il grande economista della Bocconi divenne il mio faro, il mio punto di riferimento, il mio Mentore; quasi una ossessione al punto che dimenticavo perfino di mangiare pur di nutrirmi alle sue teorie. Qualcuno diceva che mi nutrivo di pane e Passera (Corrado). Le sue disquisizioni economiche quasi mi inebriavano. "Ti sei fissato di Passera" diceva mia moglie, preoccupata per questa passione che lei non riusciva a capire. Anche i miei amici se ne accorsero poiché quando uscivamo insieme, non potevo fare a meno di parlare dei lavori di Corrado. "Non fai che parlare di Passera" mi dicevano preoccupati, "Non pensi ad altro".
Ad un certo punto il mio entusiasmo verso questo grande luminare mi portò a dire, senza paura di esagerare, che campavo solo per lui, per i suoi scritti. Vivevo solo di Passera insomma." concluse Berlusconi con una luce malinconica negli occhi.
"Non ne ho mai dubitato, mio Presidente" disse Fede prima di accomiatarsi: lui, il Berlusca, lo conosceva da tempo immemorabile. "Cosa devo dire ai giornalisti che vogliono una sua opinione sulla composizione del nuovo Governo?" domandò poi prima di uscire dalla stanza.
"Di loro che non lo condividiamo ma... non è tutto da buttare. Qualcosa di buono nel Governo Monti c'è. O almeno ci sarebbe." rispose il Cavaliere con un sospiro. Poi si riaccomodò sulla sua poltrona preferita, immerso nei ricordi.



La crisi dei satiri

mercoledì 16 novembre 2011

Bersani era preoccupato. Il Segretario democratico non era abituato a vedersi circondato in casa sua da un numero così imponente di persone; era tutta gente dello Spettacolo quella che occupava l'anticamera della Segreteria piddiina, una piccola folla ma determinatissima a far valere le proprie ragioni e ad ottenere qualche certezza in un periodo dove si addensavano ombre minacciose.
"C'è crisi... Lo sapete che c'è crisi...; Ragionate...; Abbiate pazienza...; cercheremo di venirvi incontro... Non lasciatevi prendere dal panico" diceva Gargamella (per gli amici) a chiunque riusciva ad avvicinarlo ma pochi erano disposti a rassegnarsi o ad ascoltare le parole di generica solidarietà offerte dal preoccupatissimo Segretario.
D'accordo che la crisi c'era, e si faceva sentire per tutti, ma per i lavoratori, anzi: "gli Artisti" dello Spettacolo rischiava di trasformarsi in una vera e propria catastrofe.
"Bisognava pensarci prima!" bofonchiava a mezza voce, ma in modo che tutti la sentissero, Maria Rosaria da Sinalunga; "Abbiamo fatto di tutto per farlo fuori e ora che ci siamo riusciti ci si ritrova a questo? E mi si viene a dire, ora, che nessuno aveva pensato alle conseguenze. Il fatto è che in questo partito non ce n'è uno solo che abbia la stoffa del leader. Non ce n'è uno che ci abbia le palle!" sibilò quando si trovò a passare accanto a Bersani il quale, cercando di farsi piccino piccino, si ingegnava per trovare un modo per trarsi di impaccio.
Alla fine riuscì a sfuggire alla folla di dimostranti tramite un opportuno passaggio segreto che era stato approntato al tempo in cui il Cav aveva vinto le elezioni nell'eventualità che ci fosse bisogno di doversela svignare alla chetichella. Il passaggio portava direttamente in una stanzina laterale con le pareti imbottite dove le urla, le minacce e gli improperi dei facinorosi non potevano arrivare.
Gargamella, ormai abbastanza sicuro di non poter più essere disturbato dai manifestanti fece chiamare anche D'Alema, Franceschini e Fassino in modo da poter mettere insieme un piccolo consiglio (ovviamente democratico) per trovare una soluzione alla situazione incresciosa che si era venuta a creare.
"Ma insomma chi sono? Cosa vogliono?", tutti chiedevano delucidazioni al Segretario.
"Chi sono? Ma li avete visti. Comici tipo Zelig, vignettisti,  conduttori di talk show, giullari televisivi, buffoncelli vari. Insomma, sono i satiri. I satiri antiberlusconiani. Non venitemi a dire che non li conoscete" rispose piccato Garga, poi aggiunse: "Ora sta' a vedere che questi si chiamano fuori! Va a finire che me li sono inventati io! Maledetti!" ringhiava in cuor suo Bersani. 
Però una spiegazione urgeva; era impellente. Il Segretario in due parole mise gli altri al corrente della situazione.
"Il problema è serio, spero l'avrete capito. Con la caduta del Cavaliere tutta questa truppa di comici, battutisti, doppiosensisti, monologhisti e simili, i Cornacchioni, i Vauri, i due Guzzanti, Crozza, Benigni, la Dandini e tutti quelli che hanno vissuto e prosperato finora prendendo per i fondelli il Berlusca, adesso che la vittima designata non c'è più, rischiano di trovarsi disoccupati da un giorno all'altro. Pensate a Santoro. Dopo anni di denunce di complotti di ogni tipo, alla fine riesce ad uscire dalla RAI e a metter su un programma personale e adesso rischia di non avere argomenti da trattare. Nessun deputato da mettere in difficoltà, nessuno da diffamare, nessuna intercettazione da far leggere in diretta.... Mettetevi nei suoi panni. Tra un pò  sarà costretto a fare un programma "normale" e imparziale e non se lo filerà più nessuno."
"Ma tutta questa gente non rischia niente" disse Franceschini che, giovane e inesperto, non aveva capito come girano le cose, in Italia; "Vuol dire che da oggi metteranno nel mirino della loro satira Monti, e oltre a lui frugheranno nella sua famiglia, fra le sue amicizie, le sue frequentazioni, il suo passato. Si concentreranno sui Ministri del suo Governo per trovare spunti alle loro facezie a luci rosse, alle diffamazioni varie, ai doppi sensi, agli anagrammi, alle poesiole divertenti.. Insomma, pensa solo ai nomi: c'è Profumo, c'è Passera... hai voglia a trovar spunti per prendere in giro anche questi! hai voglia a far satira!". 
Gli altri lo guardarono con commiserazione scuotendo la testa; era giovane Franceschini e non aveva capito niente.
"Amico mio" gli fece D'Alema, "non so se lo hai capito ma le cose sono cambiate. Al Governo non c'è più nessuno da poter prendere in giro e se contro i potenti non si può satireggiare la satira muore. Che satira sarebbe quella che mette alla berlina non chi comanda, ma chi è all'opposizione? Insomma l'aria è cambiata. Irreversibilmente. E se i nostri amici "artisti" non se ne sono accorti, peggio per loro; non prevedo giorni facili per quelli che pensano di proseguire come prima. Adesso Monti e tutti quelli del Governo, si chiamassero pure Grullone, Porcellino, Gnocchetta o Discarica, sono intoccabili, inavvicinabili, intangibili. Escludiamo pure il Papa e Napolitano (specie quest'ultimo) e, di quelli che contano non si può più satireggiare nessuno. Ovvio che chi campava sul mettere alla berlina il Cav, ha ragione ad esser preoccupato."
Era il momento delle decisioni coraggiose; era il momento di prendere il toro per le corna. Maria Rosaria convocò tutti i manifestanti nella sala delle riunioni (democratica):
"Signori" disse con il tono delle grandi occasioni guardando negli occhi tutti i giullari della satira schierati davanti a lei (buffoni, imitatori, monologhisti, registi burloni, conduttori, vignettisti, attorini, cabarettisti, santorini, littizzetine, guzzantisti, benignetti, cornacchioni, vernacolieri e chi più ne ha più ne metta) ora che il Cav è stato defenestrato e non conta più una pippa non vi rimane che una cosa da fare."
Nella grande sala si fece un silenzio assordante; non si sentiva volare una mosca. Tutti quegli artisti erano in attesa di sapere quale sarebbe stato il loro futuro. Potevano forse rivolgere i loro strali satirici contro Monti? O su Passera? Potevano mettere alla berlina Fini forse? O fare battute al vetriolo su Napolitano?
La Bindi finalmente parlò:
"Sentite amici. L'unica cosa che potete fare, se non volete dover smettere di far satira, è quella di far finta che non sia successo niente! Cioè, anche se il Berlusca non c'è più ed il suo partito non è più al Governo: sotto! Fate finta che ci sia ancora, che comandi ancora, che opprima il popolo, le classi lavoratrici e gli estracomunitari più di prima! Mettete in ridicolo l'esenzione dell'ICI sulla prima casa e l'espulsione dei clandestini; preparate barzellette sulla Gelmini, sulla Santanché e su tutti i difetti fisici che notoriamente affliggono chi è nel PDL! Se il Cavaliere non c'è più, fregatevene!"
Un applauso scrosciante salutò queste parole. I timori di disoccupazione precoce per quei valenti satiri erano fugati; la Satira Antiberlusconiana Perpetua era ancora viva e lottava con noi.