Birituìt
L'ironia
La felicità
Le buone intenzioni
Consultazione
La verità.
Ma come si può definire la verità? Perché alcuni reputano vero un fatto (una dichiarazione, una confessione, una spiegazione, una ideologia, una ricostruzione storica, una teoria, una utopia) e altri no?
Perché si afferma che una cosa è vera? Se quello che ci dicono, o che scrivono, o che ci rappresentano, è conforme alla realtà dei fatti?
Bene; premesso che la Verità (quella assoluta, quella con la V maiuscola) non è di questo mondo, possiamo cercar di dare una definizione della verità (con la v minuscola) terrena.
Per me “Il tasso di verità che accordiamo ad un fatto che non sperimentiamo direttamente risulta dall’aderenza alle nostre aspettative culturali (apprese o sperimentate) dell’evidenza del fatto così come ci viene rappresentato”.
Parlando di tasso di verità (dato che la verità al 100 per 100 non esiste) ecco che siamo disposti a prendere una cosa per vera se la sua descrizione è più o meno conforme a ciò che, per la nostra formazione culturale, siamo disposti ad accettare.
Ma ecco che nascono subito i problemi; la descrizione del fatto ci è esposta da altri ed il nostro giudizio su quel fatto dipende dalla nostra cultura. Poiché un fatto può essere descritto in una miriade di modi (con omissioni, enfasi, punti di vista ideologici, alterazioni varie, mancanza di dati essenziali, ecc. ecc.) e da fonti interessate a provocare un certo tipo di reazione nel destinatario della descrizione del fatto stesso; poiché le formazioni culturali e le esperienze sono tante per ogni essere umano; e poiché possono esserci interessi nella rappresentazione di un fatto ecco che in pratica si può dire che:
a- la verità di ognuno non è che un atteggiamento personale indotto dall’esterno e che
b- la Verità accettata da tutti non può esistere.
A queste condizioni le basi su cui ci regoliamo per destinare ad altri la nostra fiducia, la nostra gratitudine, la nostra stima (e analogamente il nostro odio, il nostro disprezzo, la nostra sfiducia) dipendono quasi sempre non dai fatti (veri o non veri) in sé, ma da noi (come li giudichiamo) e da altri (come ce li propongono).
E allora perché ci danniamo l’anima a perorare certe posizioni, a professare certe ideologìe, a propagandare certezze, a fomentare odii, a concedere simpatie e a sposare tesi che domani, al cambiare di uno dei due termini in gioco (primo: fatti che modificano la nostra esperienza o le nostre conoscenze; secondo: nuovi o diversi mezzi per la presentazione del fatto in questione) possono rivelarsi come mal riposte?
Se il bene e il male, la giustizia e l’ingiustizia, la verità e la menzogna poggiano su basi così fragili come possiamo permetterci “responsabilmente” di giudicare un fatto, un avvenimento, una persona, e a volte un intero popolo, senza rischiare di prendere la posizione sbagliata?
Ecco che la mia posizione può essere, se non condivisa, almeno compresa:
Confessione (1)
I CLASSICI DEL CINEMA IN 3 BATTUTE
THE END
Il Difetto
I FALSI MAESTRI
La saggezza del Biri (3)
"Tutte le cose piacevoli della vita o sono illegali, o sono immorali, o fanno ingrassare"
Woodehouse
l'AFORISMA del mese
"Anche quando le leggi sono scritte, non dovrebbero mai rimanere immutate"
Quanti leggono il taccuino?
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Missione del blog
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.
Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.
(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.
Roberto Mulinacci
A volte ritornano... (nota politica)
venerdì 9 marzo 2012Pubblicato da Roberto Mulinacci alle 17:09 1 commenti
Etichette: Bersani, Bindi, Cavaliere, minestrina, Monti
Le misure contro la crisi
mercoledì 10 agosto 2011I FRATELLI "DE REGE"
sabato 17 aprile 2010Pubblicato da Roberto Mulinacci alle 16:26 0 commenti
Etichette: "leader della sinistra", Cavaliere, Cofferati, Fini, Luxuria, Sondaggio
LA SOLUZIONE FINALE
venerdì 12 marzo 2010"Questa volta non posso fare altro che congratularmi. Non ci avevo pensato e forse nemmeno te ed i tuoi amici (credo infatti che l'idea sia stata suggerita, pianificata, organizzata ed eseguita da qualcuno più cazzuto di voi della cosiddetta Opposizione) ma devo riconoscere che, una volta aver deciso di fregarsene del bon ton, delle regole e di tutte le remore etiche che possano insorgere... beh, insomma, questa volta il Cavaliere e il suo Governo, sono bell'e spacciati".
Pubblicato da Roberto Mulinacci alle 15:38 0 commenti
Etichette: Cavaliere, Soluzione finale, Tribunali
FARE E PARLARE
lunedì 1 marzo 2010
Quando ci siamo incontrati al solito appuntamento era scuro come la cenere, Dario, quella mattina; voglia di parlare, punta.
Per un po’ ho cercato di assecondare quello che ho interpretato come un suo muto desiderio (quello di non parlare, insomma), ma, non c’è niente da fare, è più forte di me, dopo appena due minuti (mi erano sembrati anche troppi) ho cominciato a indagare.
Alla fine, è sbottato:
“Ma l’hai letto, no! Mills è stato prosciolto e il Cavaliere se la caverà anche questa volta! Roba da chiodi! Incredibile! Povera Italia… (e via col liscio)”
Povero Dario. Un po’ mi faceva pena. Dopotutto siamo amici dalla nascita e mi dispiaceva vederlo così affranto. Ho avuto la brillante idea di provare a tirargli su il morale: dopotutto un amico è un amico.
“Dario, lascia che lo dica, questa volta non mi sento di darti torto. A volte siamo stati in dissenso ma veramente non posso vederti così giù. E’ vero; dal tuo punto di vista (ribadisco: dal tuo) è uno schifo. L’unico vantaggio di tutta questa vicenda di colpi e contraccolpi (andati tutti a vuoto) e di decine di tentativi falliti per disarcionare il Cavaliere è che ora, finalmente, possiamo azzardare una ulteriore ipotesi di interpretazione di tutta questa ultradecennale serie di clamorosi insuccessi della sinistra e dei suoi alleati.
Se vuoi quindi, ma solo se vuoi, posso illustrarti la mia personale, anche se assolutamente non autorizzata, spiegazione di quello che sta succedendo.”
Ho fatto una pausa. Dario ha fatto ancora qualche passo al mio fianco, poi, visto che non parlavo, ha sbottato:
“Allora dilla! Lo so che non aspetti altro. Sentiamo questa famosa interpretazione dei motivi dello scontro tra il Cav e i suoi avversari. Sono curioso.”
Potevo andare avanti. Ero contento; avevo corso un bel rischio. Se Dario avesse detto: “Dai, Biri! Finiscila con queste buffonate e parliamo d’altro, che è meglio” non avrei saputo che dire e la nostra conversazione sarebbe proseguita su argomenti poco stimolanti e meno divertenti della cosidetta “situazione politica” come ad esempio il gossip o lo sport.
Così, ho preso fiato e ho continuato:
“Senti cosa penso; ascoltami bene. Penso che sia tutto un grande bluff, anzi: “Il Grande Bluff”. In effetti, nonostante quello che appaia e che ci si sforzi di far apparire nessuno in Italia, tanto meno la cosidetta opposizione, vuole “veramente” scalzare il Cav dal governo. Consideriamo i fatti. Tutti gli esperti di cose politiche, che, come è noto, sono tutti di sinistra, affermano che il Cavaliere, nonostante le sue proteste e nonostante si ostini a “fare la vittima” (come magistralmente definì il suo comportamento l’intelligentissima Rosy Bindi, allorché quello montò tutte quelle storie per una normale manifestazione di dissenso quale può essere un lancio in faccia di una miniaturina di nemmeno un chilo) non può negarlo: dopo la Mafia, la Camorra e la ‘Ndrangheta, dopo tutta la stampa nazionale ed estera, le reti televisive pubbliche e private, la Confindustria, la Borsa, i grandi petrolieri (oltre al Parlamento nazionale ed europeo), il Nostro controlla anche la Magistratura! Ecco spiegata l’impunità di cui ha goduto in tutti questi anni: Avvocati, Giudici, TAR, Cassazione, Corte Costituzionale e Corte dei Conti (nonostante cerchino di non farsene accorgere) sono tutti in combutta con lui. E, stanne certo, sotto sotto fanno per lui anche tutti i leaders dei partiti della cosiddetta opposizione. Compreso Di Pietro. E’ chiaro che, per non perdere i suffragi dei cret.., pardon, degli sprovveduti che li votano (qui ho visto comparire una smorfia sul viso di Dario) devono far finta di fargli la guerra, al Cav. Ma le intenzioni, specie quelle di lunga durata, si misurano dai risultati e in tutti questi anni quali risultati hanno ottenuto lorsignori? Nessuno, nulla, niente, zero spaccato. Decine di perquisizioni, un mare di intercettazioni, chiamate in giudizio per ogni tipo di reati dai più comuni ai più fantasiosi, e alla fine cosa resta? Niente; il Cav è sempre prosciolto o prescritto e si fa un baffo di tutti i suoi accusatori. Ma ti sembra possibile? Ti sembra credibile? O non è la prova provata che i giudici, i PM, e persino i magistrati di ANM sono tutti per lui e sanno che tutte queste richieste di giudizio che non vanno a buon fine non fanno altro che irrobustirlo, il Nostro, che intanto, e grazie a questo, vede aumentare la sua popolarità tra la gente (e i voti per sé e per il suo partito). E sai perché? Perché la gente comincia a ritenerlo invincibile. Pensa a Scalfari, e alla “Repubblica”; perché mai avrebbe permesso che il suo giornale, considerato fino a qualche anno fa come il leader dei quotidiani di tendenza (quelli che oltre ad esprimere, “fanno”, opinione), potesse ridursi al rango di fogliaccio fazioso, gossipparo e di parte, simile più ad un mix fra Novella 2000 e Lotta Continua che a un campione mediatico di autorevolezza e di imparzialità? Dai retta a me: per irrobustire il Cavaliere. E “mortadella” Prodi, “ciccio bello”Rutelli, “faccia vieta” Bersani e il ruggibondo Di Pietro, perché mai hanno ridotto e continuano a ridurre la cosiddetta opposizione ad un caravanserraglio di nani e ballerine, dove non c’è una sola personalità di rilievo, non una, ma semplicemente una lista di squallidi protagonisti che ottengono popolarità solo per certi pruriginosi scandali a base di sesso depravato e di droga-parties? Semplice anche questa risposta: per affossare la sinistra (o quello che ne resta) in modo irreversibile, per allontanare da ogni cosa che puzzi anche lontanamente di rosso anche quelli che per abitudine, per antica convinzione o per pigrizia, avevano sempre votato da quella parte”.
Mi zittai (solo per un poco). Dario ora sembrava divertito. La mia ipotesi fantapolitica sembrava avergli fatto tornare il buonumore. Poi disse:
“Beato te che hai voglia di scherzare! Ma poi, stando alla tua provocazione dimmi: perché mai gli oppositori, reali o virtuali, del Cavaliere, dovrebbero fare i suoi interessi? Cosa ci guadagnerebbero, alla fine?”
Qui t’aspettavo, amico.
“Come cosa ci guadagnerebbero! Ci guadagnerebbero il fatto di poter restare per sempre all’opposizione; ci guadagnerebbero il fatto di evitare per sempre di governare, e ci guadagnerebbero la possibilità di essere sempre considerati, a scelta: coraggiosi, intransigenti, progressisti, irriverenti e impertinenti. Potrebbero continuare all’infinito con i loro teatrini (la satira!, le Dandini, i Fabifazi, Benigni e così via. E poi il noiosissimo cinema “impegnato”, i talk show televisivi alla Travaglio, gli inutili premi letterari, le brutte mostre di arte contemporanea, i faticosi dibattiti “culturali”, gli editoriali a tema fisso alla D’Arcais, i ridicoli cortei viola, gialli o arcobaleno, le occupazioni delle più varie infrastrutture, eccetera eccetera) e potrebbero continuare fino alla fine dei tempi (o a quella, per cause naturali, del Cav) a godere del regime privilegiato delle loro cooperative e di tutto ciò che le contorna, dei contributi statali ai sindacati per le compilazioni dei 730, e del potere in alcune amministrazioni locali (sempre meno, però); insomma potrebbero perseguire vita natural durante (del Cav; dopo non so) tutto il solito tran tran che li rende felicemente “importanti” e deresponsabilizzati, togliendoli nello stesso tempo dall’imbarazzo di governare e dall’incubo di dover dimostrare capacità in un campo dove non l’hanno mai avuta: quello del “fare”. Loro infatti sono quelli del “parlare”, quindi niente di più comprensibile che il fare lo lascino al Cavaliere tanto loro al diritto sacrosanto di criticare e sminuire non ci rinunciano di certo.
Ecco spiegato tutto! Come vedi i motivi a supporto di questa ipotesi ce ne sono, eccome!”.
Dario scosse la testa. “Anche se è divertente è ovvio che codesta ipotesi è solo una provocazione, uno spunto dialettico, e nemmeno troppo divertente. I motivi sono altri” concluse, serio.
“Ascolta Dario. Un’altra ipotesi c’è, in effetti. E’ la prima che dovrebbe essere valutata in una democrazia, anche se, guarda caso, nessuno dei suoi avversari la vuol considerare accanendosi a voler rovesciare il Cavaliere non con il voto (non ci credono più nemmeno loro che sia possibile in questo modo), ma con altri mezzi, diciamo, extraparlamentari, come le escort, la stampa, i suoi problemi familiari, la sua salute, il fatto che è basso (!) e la macchina giudiziaria. Però la prima ipotesi c’è e deriva da una certezza: il Cav ha la maggioranza degli elettori a suo favore, ne ha una marea sempre crescente, e la sua popolarità è talmente alta che, anche per calmare le acque, egli stesso si è dovuto premunire di dichiarare che rinuncia fin da ora ad una sua futura candidatura al Quirinale se sarà fatta la riforma che vuole il Capo dello Stato eletto dal popolo, ben sapendo che, in questo caso, sarebbe eletto non da una maggioranza, ma con un imbarazzante plebiscito. E questo perché non c’è nessuno sulla piazza politica italiana, nessuno, letteralmente nessuno (e quelli di sinistra lo sanno benissimo) che possa competere con lui in quanto a gradimento popolare, prestigio internazionale, capacità comunicativa, carisma personale e capacità di fare le cose. Ma te lo immagini Bersani a discutere a Bruxelles con Putin, o Sarkozy, ci pensi a Di Pietro ricevuto da Obama alla Casa Bianca o invitato a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite? Da rabbrividire, o da ridere, ne convengo. E questo perché, ben al di là dei suoi difetti, che non sono pochi né di poco conto, il Berlusca ha una grande capacità, una qualità, o meglio una caratteristica che lo contraddistingue e che oggi è divenuta una prerogativa rarissima: quella di saper “fare”.”
Eravamo arrivati alla nostra panchina (fortunatamente era libera) dove ci siamo seduti, un pochino stanchi.
Dopo qualche secondo, restandosene Dario in silenzio, continuai, specificando meglio il concetto.
“Ricorda: - Chi sa, fa. Chi non sa, insegna a fare -. E’ una legge naturale verificabilissima. Ora, come è notorio, avendo dimostrato al colto e all’inclita che la sinistra non sa o (dati i suoi precedenti ideologici) non può “fare”, ecco che la stessa si è dedicata con indubbio successo a quello che più le si addice: “insegnare a fare”. Quelli di sinistra sono bravissimi, che dico?: imbattibili a insegnare a fare. Per questo organizzano dibattiti dove si esercitano nelle varie discipline del “non fare” come: criticare, biasimare, ammonire, sminuire, contrastare, dialogare, e così via. Ma sempre assolutamente senza: “fare”. E come potrebbe la Sinistra, posto che sapesse farlo, ridisegnare le Pensioni, abbassare le tasse, introdurre il nucleare o combattere l’immigrazione clandestina, solo per citare alcune delle priorità nazionali? Ecco quindi perché quelli dell’opposizione si tengono stretto, anzi, strettissimo, il loro Silvio. Dopo di lui si vedrà, pensano; intanto lasciamolo lavorare che lavorare stanca; facciamogli portare avanti tutte quelle cose che noi non sapremmo fare. A criticarlo, tanto, ci pensiamo noi. E, dopotutto, non sarà mica eterno. I problemi, per noi, verranno quando lui non ci sarà più.”
Eravamo giunti al termine della nostra corroborante passeggiata. Dario aveva un sorrisino sulle labbra che non gli conoscevo.
“Ma falla finita, pagliaccio!” ha sbottato, serio ma allegro (proprio così).
L’ho guardato fisso, poi, quando gli ho stretto la mano per salutarlo: “Pensaci” gli ho detto.
Prima di lasciarci ci siamo dati appuntamento per la prossima volta, stesso luogo, stessa ora.
Pubblicato da Roberto Mulinacci alle 17:22 0 commenti
Etichette: Cavaliere, Interpretazioni, Mills, Opposizione
LE DIMISSIONI
lunedì 18 gennaio 2010Ero, come si dice, partito in tromba non appena l'avevo incontrato; Dario era rimasto stupefatto. Incredulo. Basito.
"Ma che diavolo... Ma che ti prende?" Riuscì a dire, a fatica, dopo quindici secondi buoni: "Hai bevuto, così, di mattina?" Era il suo modo per prender tempo e venire a vedere la mia mano.
"Macché bevuto.. Dario, amico mio, questa volta ce la farete, anzi, se è vero quello che si dice, ce l'avete già fatta. Il Cavaliere è bell'e fritto e tutti i tuoi amici che ho già nominato (quelli progressisti, antiimperialisti ecc. ecc.), più Napolitano, Fini, la Faccio, Santoro, Travaglio, Melis, Scalfari, Grillo e chi più ne ha più ne metta, e tutti i bamboccioni, e i fannulloni e tutti i magistrati che non vogliono i processi brevi ma li auspicano lunghi, lunghissimi... ebbene, tutti, ma proprio tutti, possono già organizzare i festeggiamenti.
E' ufficiale: il Cav sta per alzare bandiera bianca, Dario. Dimissioni. E poi, a pensarci bene, chi glielo fa fare?
Soldi non gliene mancano certo, e nemmeno tutto ciò che i soldi comportano e l'età, insomma, l'età è quella che è.
Devi ammettere che lui ci ha provato a scalfire il Sistema (sai di cosa parlo: la cosidetta Magistratura Democratica, i ciggiellini, le coop rosse o rosate); ci ha provato ma non ci è riuscito. Nessuno ci sarebbe riuscito. E ora poi, oltre alle campagne diffamatorie, alle multe miliardarie, alle chiamate in giudizio, al gossip, alla satira più o meno volgare, alle minacce e all'odio che si respira ovunque lui venga nominato, ora dicevo, ci sono anche i lanci di oggetti in faccia. E non basta. Ci sono anche le diffide a seguire. Dopo averlo accusato di essere il mandante del suo attentato (non è colpa di Tartaglia se lo ha aggredito, è il Cavaliere che è Berlusconi..) arriva la diffida di Scalfari sul suo tazebao così tanto ammirato dai commies nostrani che gli intima (al Cavaliere) a non provarsi a farsi vedere con il viso insanguinato (a "fare la vittima" come dice la Bindi) perché è ovvio che sarebbe un palese tentativo di strumentalizzare una vicenda privata a scopo elettorale. E ora c'è l'ultima trovata. Dato che il Nostro potrebbe anche sopravvivere ai processi, agli attentati, alle calunnie e a tutti i tentativi di sbalzarlo di sella, ecco che il Napolitano di tutti noi si è inventata la cosidetta (e finora inaudita) maggioranza condivisa. Insomma la maggioranza (questa maggioranza; quelle precedenti potevano procedere in maniera tradizionale) può legiferare solo se le leggi che si propone di far approvare sono "condivise" dalla minoranza. Hai sentito bene! Le leggi varrebbero solo se approvate da coloro che hanno perso le elezioni!
Beh, a questo punto lo capisco, il Cav.
Una bella villa alle Seychelles, contornato da belle donne e da un panorama invidiabile e gli ultimi anni della sua vita potranno scorrere senza più tante preoccupazioni. Io farei così. I suoi avversari avranno carta bianca e non lo rimpiangeranno di certo. E poi, dopo la sua morte, potranno sempre riabilitarlo. Qualcuno, ci scommetto, arriverà a dire che insomma, in certe circostanze, non tutti ma alcuni della sinistra e dell'ANM non si comportarono correttamente nei suoi confronti".
Dario aveva ascoltato attentamente senza sapere come prendere quello che avevo appena detto. Sul serio? Provocazioni? Voglia di discutere?
"Purtroppo non credo che il Berlusca lascerà" ha detto dopo aver riordinato le idee "E' un duro. E poi, come diceva Andreotti, che se ne intendeva: il Potere logora chi non ce l'ha".
L'ho guardato con aria estasiata:
"Tu l'hai detto" gli ho fatto sorridendo sotto i baffi (che non ho).
Dario ci è rimasto come un baccalà.
Pubblicato da Roberto Mulinacci alle 16:49 0 commenti
Etichette: Cavaliere, dimissioni
UN CHIARIMENTO DOVEROSO (Prima parte)
lunedì 7 dicembre 2009
Benché fermamente deciso a limitare la mia opera alla mera assistenza tecnica inerente la pubblicazione dei frequenti parti intellettuali del Biri (per la maggior parte solamente curiosi aforismi, strampalati dialoghi, estemporanee conclusioni, inutili citazioni) ho ritenuto, come moderatore ad interim di questo blog, di convocare il mio amico per chiarire un argomento che essendo oggetto, da qualche tempo, di critica, abbisognava, a mio avviso, di alcune precisazioni.
Pertanto l’ho invitato a casa mia e l’ho fatto accomodare in salotto dove, davanti ad un boccale di nerissima birra (beve la birra, il Biri) l’ho posto, immediatamente e brutalmente, di fronte alla domanda che mi premeva.
- Biri - gli ho fatto – tu hai sempre proclamato di considerarti imparziale, di pensare con la tua testa, di non volerti appiattire sui pensieri prevalenti e di fare dell’obiettività la tua bandiera. E’ anche per questo che, dietro tua richiesta, ti ho approntato, in questo blog, uno spazio virtuale dove, da un po’ di tempo, puoi liberamente dare sfogo a tutti i tuoi sarcasmi e illustrare le più strane teorie. Ma ora, sembrerebbe che la tua tanto conclamata obiettività si sia appannata e che tu ti sia un po’ troppo schierato a vantaggio di una sola parte. Giù la maschera e fuori la verità. Tu sei per il Cavaliere. Non negarlo anche perché non ci sarebbe niente di male, in fin dei conti ognuno ha le sue idee; solo, in tale evenienza, non andare più a millantare che sei indipendente, che ti riservi il diritto di critica di ognuno e che non ti riconosci nelle teorie e nei programmi di alcun partito o personaggio politico. Vuota il sacco, quindi (parlavo come i gangsters dei film americani degli anni Quaranta). Ti prometto che continuerò in ogni caso ad essere tuo amico anche se, non posso nasconderti che dovrei valutare, risultasse un tuo schieramento ideologico, l’opportunità di continuare a tenere questo blog che ti ho approntato solo alla condizione che non scadesse in polemiche di parte (blogs del genere ce ne sono a milioni, sul web). –
Il Biri non è sembrato affatto stupito. Mi ha guardato, e dopo aver sorseggiato fino in fondo la Guinness che gli avevo versato per invogliarlo a rispondermi, si è deterso la schiuma che gli era rimasta agli angoli della bocca con il dorso del braccio, si è messo comodo sulla (mia) poltrona e mi ha risposto, più o meno, così:
- Amico mio, rassicurati. Nessun cedimento alle parti in gioco. Hai ragione: da un certo tempo non mi riconosco più per quel tipo così anticonformista e indipendente come spavaldamente mi ero sempre reputato; faccio quindi autocritica e ammetto: sì, nell’agone politico del nostro Paese c’è uno schieramento che mi interessa al punto monopolizzare i miei interessi di piccolo scrittore. E’ a quello schieramento che guardo con più attenzione, è quello che mi ispira, quello della parte politica che ho eletto, per il momento, a protagonista delle mie cronache minimali. E’ la sinistra. –
Sono rimasto allibito. Si vedeva, così il Biri ha proseguito nella sua confessione di responsabilità:
- Vedi, caro, per noi, cinici qualunquisti, nella lotta tra il centrodestra e la sinistra non è possibile restare a lungo indifferenti. Bisogna decidersi presto a scegliere quale è la parte che merita più attenzione, quella che dà più spunti creativi, quella che “ha bisogno”, direi, di una sferzata di vis polemica. Bene, mi son detto; urge una scelta. Il centro destra l’ho scartato subito per un motivo evidentissimo e decisivo: non c’è, e che non c’è risulta evidente a tutti dato che anche i suoi avversari (la sinistra) non lo attacca, non lo considera, non lo affronta, limitandosi (si fa per dire) a concentrarsi sul suo leader indiscusso. Il Cavaliere. -
Ha fatto una pausa ad effetto apposta perché lo spronassi a continuare;
- Se il centro destra non c’è (come oggetto di satira) ci sarebbe comunque Lui (il Cavaliere) che però è impermeabile, anzi, repellente ai cazzeggi (la cosiddetta satira) e agli attacchi anche quelli più scomposti ed eclatanti per almeno due motivi il secondo dei quali è che ogni critica, ogni attacco e ogni sfida al Nostro, si rivolge in un immediato danno per chi la propone e la esercita e per un immancabile, subitaneo, irresistibile e assolutamente inspiegabile aumento di consenso e popolarità per colui che avrebbe dovuto esserne la vittima designata.
Quanto al primo motivo per il quale ho scartato il Cavaliere come oggetto dei miei modestissimi sarcasmi (se così vuoi definire gli appunti che pubblichi settimanalmente sul mio (tuo?) blog), è che essi gli vengono rivolti da anni da un intero esercito dei più prestigiosi comici, scrittori, artisti, conduttori, giornalisti, presentatori, commedianti, politici, sindacalisti, avvocati, criminali, avversari e compagni di partito al punto tale che:
a) difficilmente saprei trovare altri spunti originali; e:
b) non potrebbero certamente essere più efficaci, divertenti e con più mass-appeal di quelli escogitati dai professionisti appena citati.
E comunque non sono solo l’unico a trovarmi in difficoltà nell’ideare nuovi spunti di satira che abbiano per oggetto il Cavaliere. Pensa solo che c’è un Grandissimo comico, che è anche un Grandissimo attore oltre ad essere un Grandissimo regista e -ovviamente- Grandissimo fine dicitore (almeno a sentire la qualificatissima unanimità dei suoi recensori) che, evidentemente a corto di spunti anche lui a proposito del Nostro, ma desideroso di non deludere il foltissimo ed intellettualissimo pubblico che presenzia ai suoi spettacoli e che aspetta da lui l’ennesima battuta originale e corrosiva, (quella che provoca l’irresistibile risatona a bocca larga, fa scattare l’applauso scosciante della platea e rende quasi liberatoria la standing ovation accompagnata dal lancio in aria di cappelli, berretti e giarrettiere con imploranti richieste di bis da parte di tutto l’uditorio presente..) ebbene, anche lui, il giullare, il monellaccio, quello che ha sempre pronta la battutaccia e la risata da simpatica canaglia, non avendo evidentemente più spunti originali da spendere, da un po’ di tempo si presenta di fronte alla platea dove, dopo alcuni minuti di applausi da parte del suo pubblico adorante, si limita, fatte alcune risatacce e ghigni furbeschi, nel silenzio carico di attesa degli spettatori (tele e non) a dire, piano e scandendo bene la parola: “Berlusc…”. E’ troppo, basta. Non lo lasciano finire. Irresistibile, irrefrenabile, parte l’applauso. Ci sono urla, fischi di approvazione, gridolini di femmine prossime all’orgasmo collettivo; il nome del comico, anzi, dell’Artista (Grandissimo, ca va sans dire) viene scandito dall’intera platea in deliquio. Lo spettacolo è interrotto e ci vogliono cinque minuti buoni prima che possa riprendere.
E io, cosa potrei fare al cospetto di fior di artisti come questo? E gli altri satiri (nel senso che praticano la satira), non sono certo da meno. Colpiscono il bersaglio con battute fini e intelligenti, lo mettono alle corde con argomenti seri che non scadono mai nella volgarità o nel cattivo gusto e sopratutto non si permettono mai di far entrare nella loro vis polemica la vita privata dell’oggetto dei loro ironici ma pacifici strali. Devo essere sincero: io non me la sento di confrontarmi con professionisti di tanto valore. Sono quindi ripiegato, quasi per forza, sul centro sinistra. Lì sì che ce ne sono, di spunti! Terreno vergine! Lì la satira non ha fatto tabula rasa di argomenti; da quelle parti non si è nemmeno vista: è tutta per me! Ecco il motivo, assolutamente non politico, della mia scelta: è una scelta forzata tra una parte dove ogni creatività si è spenta ed una dove ci sono ancora milioni di opportunità da esplorare.
Quindi ecco la mia risposta, che per te deve suonare come una rassicurazione: nessuna scelta di campo politica, solo una mera scelta utilitaristica di chi, come me, crede nella politica e nei politici quel poco che basta per prenderli benevolmente in giro e poco più. -
Alla luce di tali precisazioni e poiché il tempo concesso all’intervista era spirato, dopo aver concordato con il mio interlocutore ed amico un altro incontro (perché rispondesse finalmente alla mia domanda; domanda che aveva accuratamente schivato), ho comunque deciso, nell’attesa, di continuare la pubblicazione del suo Taccuino su questo blog dopo aver offerto al Biri (e lui prontamente scolato), un’altra birra.
R. MulinacciPubblicato da Roberto Mulinacci alle 15:22 0 commenti
Il segno dei tempi
lunedì 16 novembre 2009Stavamo in silenzio da più di un minuto quando Dario l’ha rotto con una domanda delle sue:
- Allora, hai visto che ha vinto Bersani? – e, dopo una pausa: - Sarai contento -
L’ho guardato come si guardano quei barboncini che, con l’aria del cagnetto più innocente del mondo, aspettano che tu ti distragga un attimo per farti pipì sulle scarpe:
- Certo che sono contento. Era il mio grande favorito. E poi, contro il ragazzo Franceschini, parliamoci chiaro, non c’era partita -
- Dì la verità - ha proseguito con un mezzo sorriso – ora cominciate a preoccuparvi anche voi –
- Senti, Dario, amico mio – mi sono un po’ soffermato su quest’ultime parole prima di andare avanti: - Se nella parola “voi” includi anche una mia presunta appartenenza a questo o a quello schieramento, devo disilluderti: io appartengo a me e a nessun altro. Per quanto mi riguarda, “voi” sono “loro”. Non delego la rappresentanza delle mie idee a nessuno e non aderisco a nessun manifesto, programma o ideologia. Ovvio che vivo in questo mondo e mi muovo in questa società; ed è quindi altrettanto ovvio che posso farmi varie opinioni su certi aspetti o certe tematiche anche se, comunque, sempre molto marginali. I grandi temi, come la salvezza del mondo, la lotta ai cambiamenti climatici (ebbene sì: c’è chi la fa) e il perseguimento della felicità universale li lascio ad altri, posto che abbiano la faccia tosta di sentirsene investiti dopo che c’è già stato, e ci aspetta al varco, quello che ha già detto molte parole, e definitive al riguardo. Per le piccole cose, le baggianate, le ordinarie amministrazioni e i gossip temporanei però, eccomi: sono pronto. E per ribattere alla tua frase, se intendo bene ( e lo intendo) quello che vuoi dire, penso che il Cavaliere stesso cominci a preoccuparsi. Io, al suo posto, lo farei. E non certamente a motivo di un Bersani qualsiasi –
L’avevo spiazzato, lo vedevo. Titubava, non sapeva dove andare a parare. L’ho subito tolto dall’incertezza:
- Il Cavaliere da qualche tempo, lo stanno attaccando da tutte le parti. Ora, dopo che Repubblica, i magistrati, gli studenti, i centri sociali, i sindacati, i terremoti, i rifiuti e le crisi mondiali non sono riusciti a scalfirlo, ecco che ci si sono messi anche i suoi. Soprattutto i suoi. Fini non lo sopporta, Tremonti pare voglia andarsene, le sue TV sono piene di conduttori, giullari e opinionisti (sic!) che lo sbeffeggiano peggio e più degli altri e perfino sua moglie lo tratta come una pezza da piedi. A dire il vero ultimamente, forte della storia delle escort e fresco di Noemi era riuscito alla grande a riconquistare la popolarità scalfita, a rifarsi la faccia, a gettare nello sconforto e nell’affanno i suoi nemici. Che diamine! In Italia un settuagenario che si fa diciottenni, veline e prostitute con registratore incorporato non si era mai avuto! Roba da dargli una popolarità inattaccabile, un gradimento popolare inarrivabile. Chi lo avrebbe potuto contrastare, e con quali argomenti, uno così: un superman? –
- E invece – ho proseguito tristemente – cosa si inventa la sinistra? Coup-de-theatre! Deus ex machina! Ti tira fuori dalla manica un Marrazzo d’assalto insperato che si rivela essere contemporaneamente cocainomane, fedifrago e puttaniere e non di quelle qualsiasi, ma di quella specie particolare di uomini-donne chiamati vezzosamente viados che hanno gli strumenti di poterti far sentire uomo e donna allo stesso tempo! Impagabile! Il Cavaliere con le sue amanti donne-donne si è trovato dall’oggi al domani con l’arma, finora vincente, spuntata. A chi può interessare uno che, tutto sommato, come unica trasgressione va squallidamente a letto con le donne, sia pure di oltre settant’anni (lui, non le donne), rispetto a questo gigante, questo tribuno che dagli studi di Rai Tre si scagliava contro i profittatori della credulità della povera gente e che, ora vien fuori, da oltre cinque anni andava di nascosto dalla famiglia con transessuali prezzolati a fare porcherie sotto l’effetto della cocaina (pagata, fra l’altro, assai profumatamente) –
Dario stava in silenzio. Concordava con me?
- Ovvio che il Cavaliere si sia attapirato (come si dice). Ormai le Noemi, le D’Addario, le veline, insomma le donne originali, sia pure giovani e avvenenti anzi proprio perché giovani e avvenenti, non fanno più notizia, non danno più scandalo. Ora ci vuole il trans. Ed ecco che Marrazzo ha rivitalizzato la sinistra. Altro che dimettersi! Altro che dimetterlo! Dovrebbero, ma farlo segretario. Altro che Bersani! –
- Semmai c’è un particolare che gli addebito. Uno solo; ma di poco conto – ho aggiunto. Aspettavo l’imbeccata ma Dario continuava a guardare in terra e a non parlare, così ho continuato:
- Mi riferisco al lato estetico dell’affare (quello morale come abbiamo visto si è rivelato un vero successo mediatico per gli avversari del premier). Insomma, dico: vuoi andare a puttane-maschie, vuoi provare il brivido del metti-e-prendi, del davanti-didietro, insomma di quella roba lì? Va bene, d’accordo. Ma, caro Marrazzo, scegliteli un po’ più belli i tuoi viados. Ci sono alcuni che, visti in TV, non hanno niente da invidiare (ovviamente a prima vista) alle più celebri modelle da calendario, alle cubiste più provocanti, alle pornostars più trasgressive… e tu che fai? Con tutti i soldi che ci hai speso, sei andato a prenderti dei veri cessi, tipi di marcantoni pelosi, con la barba fatta male, i seni siliconati alla bell’e meglio e con certi bracci che sembrano mortadelle di Bologna. Tu dirai: all’amor non si comanda ma insomma anche il buon gusto, non dico la dirittura morale, sarebbe richiesto a chi svolge una funzione pubblica. Tu dirai, l’amore è cieco. D’accordo ma allora prima di imbarcarti con certa gente e fare figure di m… (dal punto di vista estetico, dico, solo da quel punto di vista), chiedi consiglio a Sircana che se ne intende. Lui, i viados, andava prima a visionarli sulla strada, da dentro la macchina blu. Chiedeva il prezzo, soppesava la merce.. se costavano troppo o se non erano al top: ciao bello! Un cenno con il mento all’autista, una sgommata, e.. via! lasciando il poveretto con un palmo di naso. Ma forse è il segno dei tempi e certa gente, oggi, non c’è più. –
Dario taceva. Sono tornato a casa un po’ più sollevato.
