Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci
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A volte ritornano... (nota politica)

venerdì 9 marzo 2012

Quando il duo Merkel-Napolitano insediò Monti ed il suo Governo dei Tecnici a Palazzo Chigi, beh, diciamoci la verità, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul destino politico del Cavaliere. "Er Puzzone", come benevolmente lo chiamavano i suoi avversari di una vita, era stato dimesso in quattro e quattr'otto ed era dovuto sloggiare nella notte, andandosene, spettinato e parecchio attapirato, sotto un diluvio di fischi che avrebbe sotterrato un bue. "Se Dio vuole di questo non si sentirà più parlare in eterno!" pensavano allegri i soliti comunisti, contenti come pasque al pensiero che ormai la strada progressista al potere era più che spianata: spalancata.
Poi ci si accorse che con i professori alle leve di comando niente sarebbe più stato come prima.
Innanzitutto quelli misero subito il naso (e le mani) dove nessuno aveva osato metterle prima e fecero in due balletti una Riforma delle Pensioni talmente drastica che lasciò senza fiato e senza parole piddiini e ciggiellini i quali lì per lì, pensando di sognare, non riuscirono nemmeno a organizzare una protesta qualunque, una protestina, un cenno di dissenso, un distinguo, uno scioperetto, una piccola rimostranza. 
Da allora fu tutto un susseguirsi di manovre, manovrine, disegni di legge e riforme che stanno ottenendo due scopi; quello dichiarato di rimettere in piedi la situazione economica italiana, e quello nascosto di distruggere (ce ne fosse stato bisogno) la residua fiducia degli italiani nei partiti tradizionali.
Nella crisi di identità degli apparati politici, ormai sempre più distanti dalla gente e considerati niente più che una cricca di incapaci e corrotti dalla quale varrebbe la pena di sbarazzarsi al più presto possibile, quello che prima di ogni altro capì e utilizzò ai propri fini la nuova situazione che si era venuta a creare, chi fu?
Il solito: il Berlusca, il Cavaliere Nero, il Duce d'Arcore, insomma ancora lui: er Puzzone.
Lasciato il bastone di comando dell'agonizzante partito che aveva fondato ad un giovane "parvenu" della politica e prendendo su di sé l'incredibile carica di "Padre Nobile" del movimento (Padre Nobile: roba da chiodi!), ecco che il Nostro, dopo qualche giorno di silenzio, è ora tornato sulla scena politica-mediatica con una autorevolezza e un credito che non aveva mai avuto nemmeno quando governava.
Le televisioni se lo contendono, i media pubblicano per intero le sue interviste mentre ogni intercettazione telefonica che lo riguardi sembra misteriosamente sparita dalle prime pagine dei giornaloni "indipendenti". Persino "Repubblica", demoralizzata, non ha più interesse e voglia di occuparsi di lui lasciando argomenti progressisti come il bunga-bunga e l'affaire delle olgettine ai rotocalchi di gossip più squalificati ai quali, prima, contendeva con successo l'intervista alla escort di turno. In più, tutti i comici, satiri, ventriloqui ed imitatori che lo sbertucciavano un'ora sì e l'altra pure, ora che "il Caimano" non comanda più, non potendo più tirare in ballo il suo nome e tutto quello che questo comportava, si trovano improvvisamente a corto di idee, annaspano, non sanno cosa dire e, senza il Nume Ispiratore, non fanno più ridere nessuno. Benigni, che da Fiorello, tentò di rinverdire la satira antiberlusconiana con due o tre battutacce vecchie come il cucco, accorgendosi della mala parata (il comico di Vergaio è ormai alla frutta), cercò di accaparrarsi qualche applauso rifugiandosi a cantare (e male) un anacronistico e squallido "Inno del corpo sciolto", sua hit scatologica di quarant'anni fa che giustamente oggi, nella bocca di uno che si dice abbia vinto un Oscar (ma l'ha vinto! Davvero!) fa veramente ca'à.
"Dovrò dare qualche consiglio a Monti su come fare per agevolare lo sviluppo" dice intanto ai microfoni tutto serio il Cav, senza che nessun giornalista si metta a ridere; "Andrò a breve dal mio amico Putin a dirgli di darsi da fare per far rilasciare i nostri marò", promette al TG1, e nessuno che si stupisca; "Monti è bravo, non c'è che dire; del resto l'ho scoperto io" racconta con nonchalance alla conferenza stampa, e tutti i giornali riportano, e con pochi commenti, le sue parole.
E da ogni parte si vedono le sue foto: mentre assiste alla partita del Milan ("Devo ricordarmi di dire ad Allegri di far spingere di più sulle fasce"); in un gruppo sotto la neve con Putin e due giovani elettrici siberiane ("Sono andato a complimentarmi personalmente con Putin per la sua rielezione"); mentre, in maniche di camicia, parla con il sindaco di Lampedusa ("Ho rassicurato i lampedusani che qui non sbarcherà più nemmeno un libico. Del resto ci ho comprato una casa"); mentre racconta barzellette spinte alla sua claque ("Dunque: c'era un frate che doveva confessare una novizia..."); insomma, il Berlusca imperversa nei rotocalchi, nei giornali, nelle televisioni, come non mai.
Nel frattempo il partito dei progressisti sta andando a rotoli. Scalfari contro Bersani, Veltroni contro Franceschini e D'Alema, Renzi contro tutti, sconosciuti che battono sonoramente alle primarie i candidati ufficiali della Direzione; insomma il partito dovrebbe cambiare nome, da PD a Lotta Continua (intestina), come ai bei tempi. Solo Maria Rosaria tace. Dopo aver vissuto il suo momento migliore con la sprezzante risposta al Cav che aveva irriso alla sua avvenenza con l'orgoglioso: "Signore, non sono una donna a sua disposizione!", ora, che non la riconosce più nemmeno il gatto, ora che non viene salutata neppure dall'ortolano quando la mattina va a fare la spesa al mercato ortofrutticolo, ora Rosaria rimpiange amaramente quei tempi eroici in cui era considerata l'icona della Sinistra e sempre più spesso, la sera, mentre davanti alla TV cena da sola, una lacrima le cade, furtiva, inarrestabile, nella minestrina.

Le misure contro la crisi

mercoledì 10 agosto 2011

Certo che così non se lo sarebbero mai aspettato. Quando Silvio, tre anni orsono, stravinse le elezioni ottenendo una maggioranza parlamentare schiacciante, Bersani, Franceschini e la Bindi (per non parlare di D'Alema) se l'erano vista parecchio ma parecchio brutta. Ma come? Dopo tutti gli attacchi che gli avevano portato (supportati da tutta la stampa cosidetta "indipendente", da tutta la magistratura cosidetta "imparziale", dalle reti televisive più colte e prestigiose), il Cav non solo rivinceva le elezioni, ma lo faceva in modo da porre seri dubbi sulla stessa possibilità di un'opposizione di sinistra in Italia.
"O Dio bonino, ma proprio a noi doveva capitare una cosa così" si lamentava la Rosy, passeggiando nervosamente su e giù per le stanze della Sede del PD, incapace di trovar pace. "Mo bada ben, Rosy, che io me lo sentivo. Ma mica così? Socc'mel, ma dove l'è che abbiamo sbagliato?", Bersani non si capacitava. Cercava invano di incontrare lo sguardo di Franceschini, che, zitto zitto, in un angolino, faceva finta di parlare al telefonino per non essere costretto, lui, segretario del partito in carica, a dare spiegazioni.
Solo D'Alema rideva sotto i baffi. "Mi volevate fare le scarpe, eh?" sogghignava "O ciucciatevi il Berlusca, tiè!" Quasi godeva della sconfitta.
Poi però le cose erano cambiate. Cominciò quel ciucchettone di Tartaglia a dare una bella scossa al Cavaliere: mica un colpo da niente, quasi gli aveva portato via un occhio! Berlusconi non fece una grinza, ma ci sformò. Poi venne la D'Addario, la escort con registratore incorporato che se ne venne a "la Repubblica" a raccontare per filo e per segno, il prima e il dopo, il sopra e il sotto, il davanti ed il didietro delle sue serate ad Arcore. Berlusca, da quel signore che è, glissò su tutta la faccenda, ma un pochino vacillò. Eccoti poi la moglie, la Veronica, che, in quanto coniuge cornuta, si vide riconoscere in sede di divorzio certi alimenti che ci avrebbe mangiato una nazione intera. Berlusconi, signorilmente pagò, ma cominciò ad inc..arsi. Poi vennero, di seguito una all'altra: richiesta di incarcerazione per i diritti Media Trade; l'affaire Mills; lo scandalo a luci rosse delle seratine allegre trascorse in dolce compagnia (Ruby e company) a Palazzo Grazioli, ad Arcore, a Villa Certosa e in qualunque altro luogo atto allo scopo; e poi il rimborso miliardario a De Benedetti; lo scisma di Fini...
Ce n'era da ammazzare un toro. Il Berlusca, per la prima volta era veramente alle corde come un pugile suonato. Pareva che da un momento all'altro, bastava chiederlo, e il dittatore nero sarebbe stato ignominiosamente defenestrato spalancando le sale dei bottoni dei Palazzi che contano alla vittoriosa Opposizione, che, c'era da giurarsi, in brevissimo tempo avrebbe restaurato tutto il suo armamentario culturale fatto di concertazioni, dibattiti, commissioni, comitati e compagnia che, sempre all'ombra dell'intoccabile Resistenza (e della bandiera del Che Guevara; ci se n'era scordati?) avrebbe riportato il progressismo ai massimi vertici del potere indecisionale.
O allora, che stava succedendo? O perché il Cavaliere Nero era sempre lì? O perché non se ne andava ora che anche lui sembrava stanco, ora che anche i suoi lo stavano velocemente scaricando?
Era avvenuto un fatto.
Il fatto era che l'Italia stava cominciando ad andare ineluttabilmente a rotoli e per cercare di risollevarla c'era bisogno di chiedere sacrifici (e duri, e tanti) alla gente. Sì, insomma, ci voleva qualcuno che avesse la faccia tosta di ripresentarsi davanti al popolo con tutto lo stesso armamentario di leggi e leggine che: aumenta una tassa di qua, togli un'esenzione di là, aumenta i ticket ospedalieri, metti le accise sulla benzina, sposta in avanti l'età pensionabile, aumenta il prezzo di sigarette, tram, treni, autostrade, asili nido, tasse scolastiche e IVA.. avrebbe permesso di rimandare il crack di qualche anno preservando nello stesso tempo la Casta dominante dalla perdita di uno solo dei suoi incoffessabilissimi, immeritatissimi ed esageratissimi privilegi.
Rosy, Franceschini, D'Alema, Fassino, Vendola e tutti i capi del glorioso partito che fu una volta il P.C.I. si erano guardati negli occhi.
"Ragazzi" aveva detto la Rosy quando si accorse che nessun altro avrebbe preso la parola; "Se noi andiamo al governo e prendiamo una sola di queste misure impopolari, siamo finiti. Estinti. Distrutti. Non ci voteranno più nemmeno gli immigrati clandestini del Saharawi, nemmeno le prostitute senegalesi del Raccordo Anulare, nemmeno i black block del Leoncavallo, nemmeno le gang del No-Tav nonostante tutto quello che abbiamo fatto per loro".
Passarono un minuto in silenzio.
"E se, che so?" azzardò Franceschini "Proponessimo l'aumento dell'età pensionabile per tutti?"
"Spiègati bene" chiese minaccioso D'Alema.
"Volevo dire" balbettò Franceschini "Anche per noi della Casta.."
"Cosaaa?" Il grido all'unisono spaventò il giovane democratico al punto che questi non osò replicare e se ne uscì a fare due passi tutto impermalosito.
"Ho trovato. Per far digerire le misure al popolo potremmo mettere una grande tassa sui beni di lusso. Diamanti, Limousine... yacht..." azzardò la Bindi.
D'Alema la incenerì con lo sguardo: "A Rosy.. pensa un pò ai cazzacci tua" le fece tutto incavolato. La poverina non osò replicare.
Alla fine convennero che sarebbe stato meglio tenersi Berlusconi almeno fino a che non avesse aumentato le tasse, alzato le tariffe e rivisto l'età pensionabile. Loro si sarebbero fatti vivi dopo, per denunciare i provvedimenti filofascisti di un governo di destra.
Per adesso era meglio lasciar stare. Attendere. Defilarsi. Tenere basso profilo. 
"Ma allora" fece Bersani "Dovrò anche smettere di chiedere ogni minuto le dimissioni del Cavaliere?"
"Meglio lasciar perdere, per ora" gli fece piano D'Alema, "Fagli fare queste leggi impopolari e vedrai che fra poco, passata l'emergenza, il Cavaliere non ci sarà più". 
E mentre quello, sconsolato, si allontanava; "E nemmeno tu" fece, come parlando tra sé e sé.


I FRATELLI "DE REGE"

sabato 17 aprile 2010

Da settimane la sinistra "de chez nous" si arrovella per trovare un leader che possa far concorrenza al Cavaliere; a tale proposito persino un giornale pieno d'aplomb come "L'Espresso" ha lanciato un sondaggio (segno che sono proprio alla frutta). In effetti non c'è nessuno (nemmeno loro che quanto a esse' duri, sò duri sodo) che si accorga che i capetti odierni della sinistra odierna sono improponibili e non solo all'estero ma persino alla maggioranza dei nostri concittadini. O sono velleitari, o sono presuntuosi, o sono tutte e due le cose insieme ma sempre chiacchieroni, inconcludenti, roboanti di bellissime intenzioni ma ognuno di loro con un curriculum che, se si dovesse valutare una assunzione da quello di buono che hanno combinato in anni e anni di chiacchiere (o se volete: dibattiti, incontri, assemblee e via col liscio con il loro rifrittume di parole d'ordine, di manifesti, di marce e di concerti solidali) senza costrutto, resterebbero disoccupati a vita.
Dopo che il cavaliere ha distrutto politicamente tutti quelli che gli si sono opposti in questi ultimi anni (D'Alema, Prodi, Veltroni, Rutelli, Franceschini solo per ricordare qualche nome) e dopo che le minacce, le calunnie, le procure d'assalto, le intercettazioni e persino gli attentati personali si sono rivelati inconcludenti, è persino comprensibile che quelli della sinistra si guardino attorno sconcertati alla ricerca di qualcuno che possa risollevare il partito e, possibilmente, dare la paga al Berlusca.
Io una proposta ce l'avrei.
Scarterei subito i due galletti del Pollaio Democratico (o PD se volete) che si punzecchiano ad ogni occasione: né Bersani né Franceschini hanno il carisma per controbattere non dico al Cavaliere, ma nemmeno, che sò, al Mago Otelma, a Topo Gigio o alla Maionchi e assomigliano sempre più ai vecchi Fratelli De Rege, quel vecchio duo comico interpretato da Walter Chiari e Campanini dove quello che faceva da "spalla" introduceva l'altro con la frase divenuta celebre: "Vieni avanti, cretino!"; quanto ai vecchi notabili (insomma D'Alema e Veltroni, per non parlar di Prodi) hanno trovato la pace dei sensi (e del portafoglio) in una miriade di cariche inutili ed inconcludenti che comunque hanno fatto perder loro la voglia e sopratutto l'interesse di rimettersi in campo in prima persona contro quel diavolo del Berlusca.
Io proporrei Fini. Fini è il candidato perfetto, l'antiberluscones completo e rifinito. La sua candidatura se l'è conquistata non con quelle pagliacciate delle "primarie" (come quelli di sinistra chiamano la procedura per cui la gente viene chiamata a votare -a pagamento- per chi indicano loro si deve votare), ma sul campo, e rischiando di persona. E poi è ambizioso, elegante, serio, cinico e voltagabbana come si richiede nei salotti radical-chic dove i santorini e gli scalfariani indicano la linea del partito.
E comunque la sua elezione a leader della sinistra sarebbe incredibilmente appropriata come esemplificazione dell'involuzione del partito che si definiva "dei lavoratori": settant'anni dopo Gramsci e sessanta dopo Togliatti, con Bertinotti che ormai esce solo per andare alle "Prime" della Scala, Cofferati che mendica un posto da sindaco e Luxuria che ha deciso di farsi operare a Casablanca non ci resta che vedere i resti di quella che fu "la sinistra" in mano ad un ex fascista (Fini) e ad un neo fascista (Di Pietro). Sarebbe veramente impagabile. Roba da non dormirci la notte.

Biri.

LA SOLUZIONE FINALE

venerdì 12 marzo 2010

"Questa volta non posso fare altro che congratularmi. Non ci avevo pensato e forse nemmeno te ed i tuoi amici (credo infatti che l'idea sia stata suggerita, pianificata, organizzata ed eseguita da qualcuno più cazzuto di voi della cosiddetta Opposizione) ma devo riconoscere che, una volta aver deciso di fregarsene del bon ton, delle regole e di tutte le remore etiche che possano insorgere... beh, insomma, questa volta il Cavaliere e il suo Governo, sono bell'e spacciati".

Dario faceva finta di non capire anche se sapeva benissimo dove mi ero ripromesso di andare (e di portarlo).
"Cosa vuoi dire, Biri? A che diavolo ti riferisci? I miei amici... le regole... E poi, quale idea? E riguardo a cosa?"
La mattinata era fredda, come tutte le altre mattinate che si alternavano grige, piovose e scostanti da quasi tre mesi, ormai, e uno spunto per ravvivarla, almeno in parte, ci voleva.
"Dario, non fare finta di non aver capito. E con me, poi. Riguardo a cosa, chiedi? Scegli tra questi spunti, o, anzi, meglio, prendili tutti. Il Cavaliere. La sinistra. La Magistratura. Le liste. I ricorsi. I Tribunali. Favoloso! Dopo anni in cui il Nostro l'aveva fatta franca nonostante le escort, i duomi stile Tartaglia, le veline, Mills, De Benedetti e chi più ne ha più ne metta.. ecco finalmente l'Arma Totale che riscatta la Sinistra; quella che in un colpo solo disarma il Cav e il suo partito e, facendo risorgere a novella verginità politica i Marrazzi, i Prodi e persino Caruso, Pecoraro Scanio, Diliberto e tutti i poverelli orfani della gloriosa Bandiera Rossa, (ri)porta al potere, tra squilli di trombe e fanfare, titoli cubitali della Velina Rossa scalfariana e balli sabbatici organizzati dai vari Santoro, Lerner e Travaglio, il non più attapirato Partito, partito... (qui feci una pausa); a proposito: come definirlo?"
"Fai te. Molti lo chiamano Partito Democratico" fece Dario pensando di essere caustico.
"Ah ecco. Partito Democratico... democratico? L'aggettivo non mi giunge nuovo. Demo-cratico. Hum.. sarebbe forse roba del tipo: "combatto le tue idee ma sono pronto a dare la mia vita perché tu abbia il diritto di esporle"? Roba del tipo: "ti avverso con tutte le mie forze ma se sarai eletto seguirò le tue direttive con lealtà ed impegno"? Roba del tipo: "L'esercizio democratico del voto è inalienabile e indisponibile. Il voto è un diritto/dovere e nessun cittadino ne può essere privato senza la propria volontà"? (A proposito quest'ultima enunciazione è parte della Costituzione Italiana). No, perché se democratico significa questo allora l'attributo di democratico appeso alla parola Partito, nel caso in questione (quello del tuo partito di riferimento), proprio non lo capisco né dal punto di vista etimologico né da quello escatologico. A meno che non sia un aggettivo ironico, uno sberleffo che nega ciò che afferma, una specie, per intendersi del famigerato Partito Nazionale Socialista dei Lavoratori Tedeschi che poi, stringi stringi era la definizione ufficiale del Partito Nazista."
Silnzio. Cominciava a fare meno freddo; potei quindi proseguire:
"Per riallacciarmi alle mie congratulazioni iniziali devo ribadirle. Non era facile trovare un mezzo così semplice e tremendamente efficace per rendere inoffensivo il Cavaliere ed il suo governo. Ci voleva una bella faccia tosta, questo sì, ma comunque ora che tutte le armi, sia quelle normali che quelle diciamo "speciali", come le diffamazioni, i processi, le puttane, le intercettazioni e persino i lanci in faccia dei duomi modello Tartaglia si sono rivelati inefficaci, ora che anche i tentati sputtanamenti dei familiari e degli amici del Nostro sono falliti, ora che i giornali di riferimento della sinistra, quelli che una volta apparivano così seri ed autorevoli, pur gettando la maschera e dedicandosi sempre più sguaiatamente al killeraggio mediatico sia voyeuristico che giustizialista non sono riusciti nel loro intento... ora dicevo, ecco che arriva, suggerita penso da quel popò di democratico di Di Pietro, salutata dal plauso e dai sospiri di sollievo di tutti i sinceri progressisti, la Soluzione Finale. Finalmente! Fine del berlusconismo, piazza pulita dei berluscones, riscatto di tutto il sinistrume accantonato ma fremente in attesa. La Soluzione Finale!"
Dario non voleva proseguire ma era troppo incuriosito:
"Forza, sentiamo: di che si tratta?" fu costretto quasi ad implorare.
"La Soluzione Finale. Non potendo far fuori il Cavaliere con i metodi tradizionalmente usati in questi ultimi anni (Calunnie, Magistratura Democratica, escort, Mills e lanci di oggetti contundenti) e prendendo atto che ogni attacco al Nostro, si traduce automaticamente in una sua schiacciante vittoria ogni volta che il popolo è chiamato a votare... " feci una pausa.
"Beh? Allora?" quasi esalò Dario.
"Allora è facile! Visto che gli italiani, ogni volta che quello si presenta alle elezioni gli danno il voto, allora basta che non si presenti più! Dalle prossime votazioni e per tutte le successive sarà in vigore un articolo, non scritto, ma applicato, applicatissimo, che recita: "Ogni partito che si rifà al Cavaliere e alle sue idee è escluso dalla contesa elettorale". Semplice. Facile. E decisivo. Repubblica dirà che la decisione è perfettamente legittima e i Tribunali, l'Appello, la Cassazione ed il TAR confermeranno l'esclusione in virtù di qualche cavillo rispolverato per l'occasione. Santoro ci farà sopra una puntata fiume piena di legittimo orgoglio e Travaglio, senza essere disturbato da nessun oppositore, potrà tirare un sospiro di sollievo. Il Berlusca non vincerà mai più e Di Pietro potrà finalmente entrare a Montecitorio con le sue truppe corazzate (sai, Donadi, De Magistris... tutta quella roba lì) e i PDini al seguito. Il Cavaliere sarà ricacciato nella sua residenza di Arcore e di lui, tra breve, non si sentirà parlare più. La Soluzione Finale! La vittoria della democrazia!" Quasi battevo le mani. Dario non gradì.
Della questione, per quel giorno, non si parlò più. Ma ora faceva freddo di nuovo; un vento gelido che entrava sotto le ossa. E c'era poco da stare allegri.

FARE E PARLARE

lunedì 1 marzo 2010

Quando ci siamo incontrati al solito appuntamento era scuro come la cenere, Dario, quella mattina; voglia di parlare, punta.

Per un po’ ho cercato di assecondare quello che ho interpretato come un suo muto desiderio (quello di non parlare, insomma), ma, non c’è niente da fare, è più forte di me, dopo appena due minuti (mi erano sembrati anche troppi) ho cominciato a indagare.

Alla fine, è sbottato:

“Ma l’hai letto, no! Mills è stato prosciolto e il Cavaliere se la caverà anche questa volta! Roba da chiodi! Incredibile! Povera Italia… (e via col liscio)”

Povero Dario. Un po’ mi faceva pena. Dopotutto siamo amici dalla nascita e mi dispiaceva vederlo così affranto. Ho avuto la brillante idea di provare a tirargli su il morale: dopotutto un amico è un amico.

“Dario, lascia che lo dica, questa volta non mi sento di darti torto. A volte siamo stati in dissenso ma veramente non posso vederti così giù. E’ vero; dal tuo punto di vista (ribadisco: dal tuo) è uno schifo. L’unico vantaggio di tutta questa vicenda di colpi e contraccolpi (andati tutti a vuoto) e di decine di tentativi falliti per disarcionare il Cavaliere è che ora, finalmente, possiamo azzardare una ulteriore ipotesi di interpretazione di tutta questa ultradecennale serie di clamorosi insuccessi della sinistra e dei suoi alleati.

Se vuoi quindi, ma solo se vuoi, posso illustrarti la mia personale, anche se assolutamente non autorizzata, spiegazione di quello che sta succedendo.”

Ho fatto una pausa. Dario ha fatto ancora qualche passo al mio fianco, poi, visto che non parlavo, ha sbottato:

“Allora dilla! Lo so che non aspetti altro. Sentiamo questa famosa interpretazione dei motivi dello scontro tra il Cav e i suoi avversari. Sono curioso.”

Potevo andare avanti. Ero contento; avevo corso un bel rischio. Se Dario avesse detto: “Dai, Biri! Finiscila con queste buffonate e parliamo d’altro, che è meglio” non avrei saputo che dire e la nostra conversazione sarebbe proseguita su argomenti poco stimolanti e meno divertenti della cosidetta “situazione politica” come ad esempio il gossip o lo sport.

Così, ho preso fiato e ho continuato:

“Senti cosa penso; ascoltami bene. Penso che sia tutto un grande bluff, anzi: “Il Grande Bluff”. In effetti, nonostante quello che appaia e che ci si sforzi di far apparire nessuno in Italia, tanto meno la cosidetta opposizione, vuole “veramente” scalzare il Cav dal governo. Consideriamo i fatti. Tutti gli esperti di cose politiche, che, come è noto, sono tutti di sinistra, affermano che il Cavaliere, nonostante le sue proteste e nonostante si ostini a “fare la vittima” (come magistralmente definì il suo comportamento l’intelligentissima Rosy Bindi, allorché quello montò tutte quelle storie per una normale manifestazione di dissenso quale può essere un lancio in faccia di una miniaturina di nemmeno un chilo) non può negarlo: dopo la Mafia, la Camorra e la ‘Ndrangheta, dopo tutta la stampa nazionale ed estera, le reti televisive pubbliche e private, la Confindustria, la Borsa, i grandi petrolieri (oltre al Parlamento nazionale ed europeo), il Nostro controlla anche la Magistratura! Ecco spiegata l’impunità di cui ha goduto in tutti questi anni: Avvocati, Giudici, TAR, Cassazione, Corte Costituzionale e Corte dei Conti (nonostante cerchino di non farsene accorgere) sono tutti in combutta con lui. E, stanne certo, sotto sotto fanno per lui anche tutti i leaders dei partiti della cosiddetta opposizione. Compreso Di Pietro. E’ chiaro che, per non perdere i suffragi dei cret.., pardon, degli sprovveduti che li votano (qui ho visto comparire una smorfia sul viso di Dario) devono far finta di fargli la guerra, al Cav. Ma le intenzioni, specie quelle di lunga durata, si misurano dai risultati e in tutti questi anni quali risultati hanno ottenuto lorsignori? Nessuno, nulla, niente, zero spaccato. Decine di perquisizioni, un mare di intercettazioni, chiamate in giudizio per ogni tipo di reati dai più comuni ai più fantasiosi, e alla fine cosa resta? Niente; il Cav è sempre prosciolto o prescritto e si fa un baffo di tutti i suoi accusatori. Ma ti sembra possibile? Ti sembra credibile? O non è la prova provata che i giudici, i PM, e persino i magistrati di ANM sono tutti per lui e sanno che tutte queste richieste di giudizio che non vanno a buon fine non fanno altro che irrobustirlo, il Nostro, che intanto, e grazie a questo, vede aumentare la sua popolarità tra la gente (e i voti per sé e per il suo partito). E sai perché? Perché la gente comincia a ritenerlo invincibile. Pensa a Scalfari, e alla “Repubblica”; perché mai avrebbe permesso che il suo giornale, considerato fino a qualche anno fa come il leader dei quotidiani di tendenza (quelli che oltre ad esprimere, “fanno”, opinione), potesse ridursi al rango di fogliaccio fazioso, gossipparo e di parte, simile più ad un mix fra Novella 2000 e Lotta Continua che a un campione mediatico di autorevolezza e di imparzialità? Dai retta a me: per irrobustire il Cavaliere. E “mortadella” Prodi, “ciccio bello”Rutelli, “faccia vieta” Bersani e il ruggibondo Di Pietro, perché mai hanno ridotto e continuano a ridurre la cosiddetta opposizione ad un caravanserraglio di nani e ballerine, dove non c’è una sola personalità di rilievo, non una, ma semplicemente una lista di squallidi protagonisti che ottengono popolarità solo per certi pruriginosi scandali a base di sesso depravato e di droga-parties? Semplice anche questa risposta: per affossare la sinistra (o quello che ne resta) in modo irreversibile, per allontanare da ogni cosa che puzzi anche lontanamente di rosso anche quelli che per abitudine, per antica convinzione o per pigrizia, avevano sempre votato da quella parte”.

Mi zittai (solo per un poco). Dario ora sembrava divertito. La mia ipotesi fantapolitica sembrava avergli fatto tornare il buonumore. Poi disse:

“Beato te che hai voglia di scherzare! Ma poi, stando alla tua provocazione dimmi: perché mai gli oppositori, reali o virtuali, del Cavaliere, dovrebbero fare i suoi interessi? Cosa ci guadagnerebbero, alla fine?”

Qui t’aspettavo, amico.

“Come cosa ci guadagnerebbero! Ci guadagnerebbero il fatto di poter restare per sempre all’opposizione; ci guadagnerebbero il fatto di evitare per sempre di governare, e ci guadagnerebbero la possibilità di essere sempre considerati, a scelta: coraggiosi, intransigenti, progressisti, irriverenti e impertinenti. Potrebbero continuare all’infinito con i loro teatrini (la satira!, le Dandini, i Fabifazi, Benigni e così via. E poi il noiosissimo cinema “impegnato”, i talk show televisivi alla Travaglio, gli inutili premi letterari, le brutte mostre di arte contemporanea, i faticosi dibattiti “culturali”, gli editoriali a tema fisso alla D’Arcais, i ridicoli cortei viola, gialli o arcobaleno, le occupazioni delle più varie infrastrutture, eccetera eccetera) e potrebbero continuare fino alla fine dei tempi (o a quella, per cause naturali, del Cav) a godere del regime privilegiato delle loro cooperative e di tutto ciò che le contorna, dei contributi statali ai sindacati per le compilazioni dei 730, e del potere in alcune amministrazioni locali (sempre meno, però); insomma potrebbero perseguire vita natural durante (del Cav; dopo non so) tutto il solito tran tran che li rende felicemente “importanti” e deresponsabilizzati, togliendoli nello stesso tempo dall’imbarazzo di governare e dall’incubo di dover dimostrare capacità in un campo dove non l’hanno mai avuta: quello del “fare”. Loro infatti sono quelli del “parlare”, quindi niente di più comprensibile che il fare lo lascino al Cavaliere tanto loro al diritto sacrosanto di criticare e sminuire non ci rinunciano di certo.

Ecco spiegato tutto! Come vedi i motivi a supporto di questa ipotesi ce ne sono, eccome!”.

Dario scosse la testa. “Anche se è divertente è ovvio che codesta ipotesi è solo una provocazione, uno spunto dialettico, e nemmeno troppo divertente. I motivi sono altri” concluse, serio.

“Ascolta Dario. Un’altra ipotesi c’è, in effetti. E’ la prima che dovrebbe essere valutata in una democrazia, anche se, guarda caso, nessuno dei suoi avversari la vuol considerare accanendosi a voler rovesciare il Cavaliere non con il voto (non ci credono più nemmeno loro che sia possibile in questo modo), ma con altri mezzi, diciamo, extraparlamentari, come le escort, la stampa, i suoi problemi familiari, la sua salute, il fatto che è basso (!) e la macchina giudiziaria. Però la prima ipotesi c’è e deriva da una certezza: il Cav ha la maggioranza degli elettori a suo favore, ne ha una marea sempre crescente, e la sua popolarità è talmente alta che, anche per calmare le acque, egli stesso si è dovuto premunire di dichiarare che rinuncia fin da ora ad una sua futura candidatura al Quirinale se sarà fatta la riforma che vuole il Capo dello Stato eletto dal popolo, ben sapendo che, in questo caso, sarebbe eletto non da una maggioranza, ma con un imbarazzante plebiscito. E questo perché non c’è nessuno sulla piazza politica italiana, nessuno, letteralmente nessuno (e quelli di sinistra lo sanno benissimo) che possa competere con lui in quanto a gradimento popolare, prestigio internazionale, capacità comunicativa, carisma personale e capacità di fare le cose. Ma te lo immagini Bersani a discutere a Bruxelles con Putin, o Sarkozy, ci pensi a Di Pietro ricevuto da Obama alla Casa Bianca o invitato a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite? Da rabbrividire, o da ridere, ne convengo. E questo perché, ben al di là dei suoi difetti, che non sono pochi né di poco conto, il Berlusca ha una grande capacità, una qualità, o meglio una caratteristica che lo contraddistingue e che oggi è divenuta una prerogativa rarissima: quella di saper “fare”.”

Eravamo arrivati alla nostra panchina (fortunatamente era libera) dove ci siamo seduti, un pochino stanchi.

Dopo qualche secondo, restandosene Dario in silenzio, continuai, specificando meglio il concetto.

“Ricorda: - Chi sa, fa. Chi non sa, insegna a fare -. E’ una legge naturale verificabilissima. Ora, come è notorio, avendo dimostrato al colto e all’inclita che la sinistra non sa o (dati i suoi precedenti ideologici) non può “fare”, ecco che la stessa si è dedicata con indubbio successo a quello che più le si addice: “insegnare a fare”. Quelli di sinistra sono bravissimi, che dico?: imbattibili a insegnare a fare. Per questo organizzano dibattiti dove si esercitano nelle varie discipline del “non fare” come: criticare, biasimare, ammonire, sminuire, contrastare, dialogare, e così via. Ma sempre assolutamente senza: “fare”. E come potrebbe la Sinistra, posto che sapesse farlo, ridisegnare le Pensioni, abbassare le tasse, introdurre il nucleare o combattere l’immigrazione clandestina, solo per citare alcune delle priorità nazionali? Ecco quindi perché quelli dell’opposizione si tengono stretto, anzi, strettissimo, il loro Silvio. Dopo di lui si vedrà, pensano; intanto lasciamolo lavorare che lavorare stanca; facciamogli portare avanti tutte quelle cose che noi non sapremmo fare. A criticarlo, tanto, ci pensiamo noi. E, dopotutto, non sarà mica eterno. I problemi, per noi, verranno quando lui non ci sarà più.”

Eravamo giunti al termine della nostra corroborante passeggiata. Dario aveva un sorrisino sulle labbra che non gli conoscevo.

“Ma falla finita, pagliaccio!” ha sbottato, serio ma allegro (proprio così).

L’ho guardato fisso, poi, quando gli ho stretto la mano per salutarlo: “Pensaci” gli ho detto.

Prima di lasciarci ci siamo dati appuntamento per la prossima volta, stesso luogo, stessa ora.


LE DIMISSIONI

lunedì 18 gennaio 2010

"Okey, okey: avete vinto voi. Nessuna speranza per il Cavaliere. Rilassati. Le Regionali saranno una disfatta per il PDL e l'ora della riscossa per te e tutti i tuoi amici progressisti, antiimperialisti, nonviolenti, garantisti, equosolidali, ecologici e biodegradabili come Di Pietro, Franceschini, D'Alema, Bersani, la Bindi e perfino Casini. E' sicuro. E' fatta."
Ero, come si dice, partito in tromba non appena l'avevo incontrato; Dario era rimasto stupefatto. Incredulo. Basito.
"Ma che diavolo... Ma che ti prende?" Riuscì a dire, a fatica, dopo quindici secondi buoni: "Hai bevuto, così, di mattina?" Era il suo modo per prender tempo e venire a vedere la mia mano.
"Macché bevuto.. Dario, amico mio, questa volta ce la farete, anzi, se è vero quello che si dice, ce l'avete già fatta. Il Cavaliere è bell'e fritto e tutti i tuoi amici che ho già nominato (quelli progressisti, antiimperialisti ecc. ecc.), più Napolitano, Fini, la Faccio, Santoro, Travaglio, Melis, Scalfari, Grillo e chi più ne ha più ne metta, e tutti i bamboccioni, e i fannulloni e tutti i magistrati che non vogliono i processi brevi ma li auspicano lunghi, lunghissimi... ebbene, tutti, ma proprio tutti, possono già organizzare i festeggiamenti.
E' ufficiale: il Cav sta per alzare bandiera bianca, Dario. Dimissioni. E poi, a pensarci bene, chi glielo fa fare?
Soldi non gliene mancano certo, e nemmeno tutto ciò che i soldi comportano e l'età, insomma, l'età è quella che è.
Devi ammettere che lui ci ha provato a scalfire il Sistema (sai di cosa parlo: la cosidetta Magistratura Democratica, i ciggiellini, le coop rosse o rosate); ci ha provato ma non ci è riuscito. Nessuno ci sarebbe riuscito. E ora poi, oltre alle campagne diffamatorie, alle multe miliardarie, alle chiamate in giudizio, al gossip, alla satira più o meno volgare, alle minacce e all'odio che si respira ovunque lui venga nominato, ora dicevo, ci sono anche i lanci di oggetti in faccia. E non basta. Ci sono anche le diffide a seguire. Dopo averlo accusato di essere il mandante del suo attentato (non è colpa di Tartaglia se lo ha aggredito, è il Cavaliere che è Berlusconi..) arriva la diffida di Scalfari sul suo tazebao così tanto ammirato dai commies nostrani che gli intima (al Cavaliere) a non provarsi a farsi vedere con il viso insanguinato (a "fare la vittima" come dice la Bindi) perché è ovvio che sarebbe un palese tentativo di strumentalizzare una vicenda privata a scopo elettorale. E ora c'è l'ultima trovata. Dato che il Nostro potrebbe anche sopravvivere ai processi, agli attentati, alle calunnie e a tutti i tentativi di sbalzarlo di sella, ecco che il Napolitano di tutti noi si è inventata la cosidetta (e finora inaudita) maggioranza condivisa. Insomma la maggioranza (questa maggioranza; quelle precedenti potevano procedere in maniera tradizionale) può legiferare solo se le leggi che si propone di far approvare sono "condivise" dalla minoranza. Hai sentito bene! Le leggi varrebbero solo se approvate da coloro che hanno perso le elezioni!
Beh, a questo punto lo capisco, il Cav.
Una bella villa alle Seychelles, contornato da belle donne e da un panorama invidiabile e gli ultimi anni della sua vita potranno scorrere senza più tante preoccupazioni. Io farei così. I suoi avversari avranno carta bianca e non lo rimpiangeranno di certo. E poi, dopo la sua morte, potranno sempre riabilitarlo. Qualcuno, ci scommetto, arriverà a dire che insomma, in certe circostanze, non tutti ma alcuni della sinistra e dell'ANM non si comportarono correttamente nei suoi confronti".
Dario aveva ascoltato attentamente senza sapere come prendere quello che avevo appena detto. Sul serio? Provocazioni? Voglia di discutere?
"Purtroppo non credo che il Berlusca lascerà" ha detto dopo aver riordinato le idee "E' un duro. E poi, come diceva Andreotti, che se ne intendeva: il Potere logora chi non ce l'ha".
L'ho guardato con aria estasiata:
"Tu l'hai detto" gli ho fatto sorridendo sotto i baffi (che non ho).
Dario ci è rimasto come un baccalà.

UN CHIARIMENTO DOVEROSO (Prima parte)

lunedì 7 dicembre 2009

Benché fermamente deciso a limitare la mia opera alla mera assistenza tecnica inerente la pubblicazione dei frequenti parti intellettuali del Biri (per la maggior parte solamente curiosi aforismi, strampalati dialoghi, estemporanee conclusioni, inutili citazioni) ho ritenuto, come moderatore ad interim di questo blog, di convocare il mio amico per chiarire un argomento che essendo oggetto, da qualche tempo, di critica, abbisognava, a mio avviso, di alcune precisazioni.

Pertanto l’ho invitato a casa mia e l’ho fatto accomodare in salotto dove, davanti ad un boccale di nerissima birra (beve la birra, il Biri) l’ho posto, immediatamente e brutalmente, di fronte alla domanda che mi premeva.

- Biri - gli ho fatto – tu hai sempre proclamato di considerarti imparziale, di pensare con la tua testa, di non volerti appiattire sui pensieri prevalenti e di fare dell’obiettività la tua bandiera. E’ anche per questo che, dietro tua richiesta, ti ho approntato, in questo blog, uno spazio virtuale dove, da un po’ di tempo, puoi liberamente dare sfogo a tutti i tuoi sarcasmi e illustrare le più strane teorie. Ma ora, sembrerebbe che la tua tanto conclamata obiettività si sia appannata e che tu ti sia un po’ troppo schierato a vantaggio di una sola parte. Giù la maschera e fuori la verità. Tu sei per il Cavaliere. Non negarlo anche perché non ci sarebbe niente di male, in fin dei conti ognuno ha le sue idee; solo, in tale evenienza, non andare più a millantare che sei indipendente, che ti riservi il diritto di critica di ognuno e che non ti riconosci nelle teorie e nei programmi di alcun partito o personaggio politico. Vuota il sacco, quindi (parlavo come i gangsters dei film americani degli anni Quaranta). Ti prometto che continuerò in ogni caso ad essere tuo amico anche se, non posso nasconderti che dovrei valutare, risultasse un tuo schieramento ideologico, l’opportunità di continuare a tenere questo blog che ti ho approntato solo alla condizione che non scadesse in polemiche di parte (blogs del genere ce ne sono a milioni, sul web). –

Il Biri non è sembrato affatto stupito. Mi ha guardato, e dopo aver sorseggiato fino in fondo la Guinness che gli avevo versato per invogliarlo a rispondermi, si è deterso la schiuma che gli era rimasta agli angoli della bocca con il dorso del braccio, si è messo comodo sulla (mia) poltrona e mi ha risposto, più o meno, così:

- Amico mio, rassicurati. Nessun cedimento alle parti in gioco. Hai ragione: da un certo tempo non mi riconosco più per quel tipo così anticonformista e indipendente come spavaldamente mi ero sempre reputato; faccio quindi autocritica e ammetto: sì, nell’agone politico del nostro Paese c’è uno schieramento che mi interessa al punto monopolizzare i miei interessi di piccolo scrittore. E’ a quello schieramento che guardo con più attenzione, è quello che mi ispira, quello della parte politica che ho eletto, per il momento, a protagonista delle mie cronache minimali. E’ la sinistra. –

Sono rimasto allibito. Si vedeva, così il Biri ha proseguito nella sua confessione di responsabilità:

- Vedi, caro, per noi, cinici qualunquisti, nella lotta tra il centrodestra e la sinistra non è possibile restare a lungo indifferenti. Bisogna decidersi presto a scegliere quale è la parte che merita più attenzione, quella che dà più spunti creativi, quella che “ha bisogno”, direi, di una sferzata di vis polemica. Bene, mi son detto; urge una scelta. Il centro destra l’ho scartato subito per un motivo evidentissimo e decisivo: non c’è, e che non c’è risulta evidente a tutti dato che anche i suoi avversari (la sinistra) non lo attacca, non lo considera, non lo affronta, limitandosi (si fa per dire) a concentrarsi sul suo leader indiscusso. Il Cavaliere. -

Ha fatto una pausa ad effetto apposta perché lo spronassi a continuare;

- Se il centro destra non c’è (come oggetto di satira) ci sarebbe comunque Lui (il Cavaliere) che però è impermeabile, anzi, repellente ai cazzeggi (la cosiddetta satira) e agli attacchi anche quelli più scomposti ed eclatanti per almeno due motivi il secondo dei quali è che ogni critica, ogni attacco e ogni sfida al Nostro, si rivolge in un immediato danno per chi la propone e la esercita e per un immancabile, subitaneo, irresistibile e assolutamente inspiegabile aumento di consenso e popolarità per colui che avrebbe dovuto esserne la vittima designata.

Quanto al primo motivo per il quale ho scartato il Cavaliere come oggetto dei miei modestissimi sarcasmi (se così vuoi definire gli appunti che pubblichi settimanalmente sul mio (tuo?) blog), è che essi gli vengono rivolti da anni da un intero esercito dei più prestigiosi comici, scrittori, artisti, conduttori, giornalisti, presentatori, commedianti, politici, sindacalisti, avvocati, criminali, avversari e compagni di partito al punto tale che:

a) difficilmente saprei trovare altri spunti originali; e:

b) non potrebbero certamente essere più efficaci, divertenti e con più mass-appeal di quelli escogitati dai professionisti appena citati.

E comunque non sono solo l’unico a trovarmi in difficoltà nell’ideare nuovi spunti di satira che abbiano per oggetto il Cavaliere. Pensa solo che c’è un Grandissimo comico, che è anche un Grandissimo attore oltre ad essere un Grandissimo regista e -ovviamente- Grandissimo fine dicitore (almeno a sentire la qualificatissima unanimità dei suoi recensori) che, evidentemente a corto di spunti anche lui a proposito del Nostro, ma desideroso di non deludere il foltissimo ed intellettualissimo pubblico che presenzia ai suoi spettacoli e che aspetta da lui l’ennesima battuta originale e corrosiva, (quella che provoca l’irresistibile risatona a bocca larga, fa scattare l’applauso scosciante della platea e rende quasi liberatoria la standing ovation accompagnata dal lancio in aria di cappelli, berretti e giarrettiere con imploranti richieste di bis da parte di tutto l’uditorio presente..) ebbene, anche lui, il giullare, il monellaccio, quello che ha sempre pronta la battutaccia e la risata da simpatica canaglia, non avendo evidentemente più spunti originali da spendere, da un po’ di tempo si presenta di fronte alla platea dove, dopo alcuni minuti di applausi da parte del suo pubblico adorante, si limita, fatte alcune risatacce e ghigni furbeschi, nel silenzio carico di attesa degli spettatori (tele e non) a dire, piano e scandendo bene la parola: “Berlusc…”. E’ troppo, basta. Non lo lasciano finire. Irresistibile, irrefrenabile, parte l’applauso. Ci sono urla, fischi di approvazione, gridolini di femmine prossime all’orgasmo collettivo; il nome del comico, anzi, dell’Artista (Grandissimo, ca va sans dire) viene scandito dall’intera platea in deliquio. Lo spettacolo è interrotto e ci vogliono cinque minuti buoni prima che possa riprendere.

E io, cosa potrei fare al cospetto di fior di artisti come questo? E gli altri satiri (nel senso che praticano la satira), non sono certo da meno. Colpiscono il bersaglio con battute fini e intelligenti, lo mettono alle corde con argomenti seri che non scadono mai nella volgarità o nel cattivo gusto e sopratutto non si permettono mai di far entrare nella loro vis polemica la vita privata dell’oggetto dei loro ironici ma pacifici strali. Devo essere sincero: io non me la sento di confrontarmi con professionisti di tanto valore. Sono quindi ripiegato, quasi per forza, sul centro sinistra. Lì sì che ce ne sono, di spunti! Terreno vergine! Lì la satira non ha fatto tabula rasa di argomenti; da quelle parti non si è nemmeno vista: è tutta per me! Ecco il motivo, assolutamente non politico, della mia scelta: è una scelta forzata tra una parte dove ogni creatività si è spenta ed una dove ci sono ancora milioni di opportunità da esplorare.

Quindi ecco la mia risposta, che per te deve suonare come una rassicurazione: nessuna scelta di campo politica, solo una mera scelta utilitaristica di chi, come me, crede nella politica e nei politici quel poco che basta per prenderli benevolmente in giro e poco più. -

Alla luce di tali precisazioni e poiché il tempo concesso all’intervista era spirato, dopo aver concordato con il mio interlocutore ed amico un altro incontro (perché rispondesse finalmente alla mia domanda; domanda che aveva accuratamente schivato), ho comunque deciso, nell’attesa, di continuare la pubblicazione del suo Taccuino su questo blog dopo aver offerto al Biri (e lui prontamente scolato), un’altra birra.

R. Mulinacci

Il segno dei tempi

lunedì 16 novembre 2009

Stavamo in silenzio da più di un minuto quando Dario l’ha rotto con una domanda delle sue:
- Allora, hai visto che ha vinto Bersani? – e, dopo una pausa: - Sarai contento -
L’ho guardato come si guardano quei barboncini che, con l’aria del cagnetto più innocente del mondo, aspettano che tu ti distragga un attimo per farti pipì sulle scarpe:
- Certo che sono contento. Era il mio grande favorito. E poi, contro il ragazzo Franceschini, parliamoci chiaro, non c’era partita -
- Dì la verità - ha proseguito con un mezzo sorriso – ora cominciate a preoccuparvi anche voi –
- Senti, Dario, amico mio – mi sono un po’ soffermato su quest’ultime parole prima di andare avanti: - Se nella parola “voi” includi anche una mia presunta appartenenza a questo o a quello schieramento, devo disilluderti: io appartengo a me e a nessun altro. Per quanto mi riguarda, “voi” sono “loro”. Non delego la rappresentanza delle mie idee a nessuno e non aderisco a nessun manifesto, programma o ideologia. Ovvio che vivo in questo mondo e mi muovo in questa società; ed è quindi altrettanto ovvio che posso farmi varie opinioni su certi aspetti o certe tematiche anche se, comunque, sempre molto marginali. I grandi temi, come la salvezza del mondo, la lotta ai cambiamenti climatici (ebbene sì: c’è chi la fa) e il perseguimento della felicità universale li lascio ad altri, posto che abbiano la faccia tosta di sentirsene investiti dopo che c’è già stato, e ci aspetta al varco, quello che ha già detto molte parole, e definitive al riguardo. Per le piccole cose, le baggianate, le ordinarie amministrazioni e i gossip temporanei però, eccomi: sono pronto. E per ribattere alla tua frase, se intendo bene ( e lo intendo) quello che vuoi dire, penso che il Cavaliere stesso cominci a preoccuparsi. Io, al suo posto, lo farei. E non certamente a motivo di un Bersani qualsiasi –
L’avevo spiazzato, lo vedevo. Titubava, non sapeva dove andare a parare. L’ho subito tolto dall’incertezza:
- Il Cavaliere da qualche tempo, lo stanno attaccando da tutte le parti. Ora, dopo che Repubblica, i magistrati, gli studenti, i centri sociali, i sindacati, i terremoti, i rifiuti e le crisi mondiali non sono riusciti a scalfirlo, ecco che ci si sono messi anche i suoi. Soprattutto i suoi. Fini non lo sopporta, Tremonti pare voglia andarsene, le sue TV sono piene di conduttori, giullari e opinionisti (sic!) che lo sbeffeggiano peggio e più degli altri e perfino sua moglie lo tratta come una pezza da piedi. A dire il vero ultimamente, forte della storia delle escort e fresco di Noemi era riuscito alla grande a riconquistare la popolarità scalfita, a rifarsi la faccia, a gettare nello sconforto e nell’affanno i suoi nemici. Che diamine! In Italia un settuagenario che si fa diciottenni, veline e prostitute con registratore incorporato non si era mai avuto! Roba da dargli una popolarità inattaccabile, un gradimento popolare inarrivabile. Chi lo avrebbe potuto contrastare, e con quali argomenti, uno così: un superman? –
- E invece – ho proseguito tristemente – cosa si inventa la sinistra? Coup-de-theatre! Deus ex machina! Ti tira fuori dalla manica un Marrazzo d’assalto insperato che si rivela essere contemporaneamente cocainomane, fedifrago e puttaniere e non di quelle qualsiasi, ma di quella specie particolare di uomini-donne chiamati vezzosamente viados che hanno gli strumenti di poterti far sentire uomo e donna allo stesso tempo! Impagabile! Il Cavaliere con le sue amanti donne-donne si è trovato dall’oggi al domani con l’arma, finora vincente, spuntata. A chi può interessare uno che, tutto sommato, come unica trasgressione va squallidamente a letto con le donne, sia pure di oltre settant’anni (lui, non le donne), rispetto a questo gigante, questo tribuno che dagli studi di Rai Tre si scagliava contro i profittatori della credulità della povera gente e che, ora vien fuori, da oltre cinque anni andava di nascosto dalla famiglia con transessuali prezzolati a fare porcherie sotto l’effetto della cocaina (pagata, fra l’altro, assai profumatamente) –
Dario stava in silenzio. Concordava con me?
- Ovvio che il Cavaliere si sia attapirato (come si dice). Ormai le Noemi, le D’Addario, le veline, insomma le donne originali, sia pure giovani e avvenenti anzi proprio perché giovani e avvenenti, non fanno più notizia, non danno più scandalo. Ora ci vuole il trans. Ed ecco che Marrazzo ha rivitalizzato la sinistra. Altro che dimettersi! Altro che dimetterlo! Dovrebbero, ma farlo segretario. Altro che Bersani! –
- Semmai c’è un particolare che gli addebito. Uno solo; ma di poco conto – ho aggiunto. Aspettavo l’imbeccata ma Dario continuava a guardare in terra e a non parlare, così ho continuato:
- Mi riferisco al lato estetico dell’affare (quello morale come abbiamo visto si è rivelato un vero successo mediatico per gli avversari del premier). Insomma, dico: vuoi andare a puttane-maschie, vuoi provare il brivido del metti-e-prendi, del davanti-didietro, insomma di quella roba lì? Va bene, d’accordo. Ma, caro Marrazzo, scegliteli un po’ più belli i tuoi viados. Ci sono alcuni che, visti in TV, non hanno niente da invidiare (ovviamente a prima vista) alle più celebri modelle da calendario, alle cubiste più provocanti, alle pornostars più trasgressive… e tu che fai? Con tutti i soldi che ci hai speso, sei andato a prenderti dei veri cessi, tipi di marcantoni pelosi, con la barba fatta male, i seni siliconati alla bell’e meglio e con certi bracci che sembrano mortadelle di Bologna. Tu dirai: all’amor non si comanda ma insomma anche il buon gusto, non dico la dirittura morale, sarebbe richiesto a chi svolge una funzione pubblica. Tu dirai, l’amore è cieco. D’accordo ma allora prima di imbarcarti con certa gente e fare figure di m… (dal punto di vista estetico, dico, solo da quel punto di vista), chiedi consiglio a Sircana che se ne intende. Lui, i viados, andava prima a visionarli sulla strada, da dentro la macchina blu. Chiedeva il prezzo, soppesava la merce.. se costavano troppo o se non erano al top: ciao bello! Un cenno con il mento all’autista, una sgommata, e.. via! lasciando il poveretto con un palmo di naso. Ma forse è il segno dei tempi e certa gente, oggi, non c’è più. –
Dario taceva. Sono tornato a casa un po’ più sollevato.