Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci
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Al bar

sabato 11 febbraio 2012

Augusto riconobbe Cesira solo dopo qualche minuto che la stava osservando. Alcuni mesi erano passati da quando si erano visti l'ultima volta: un'eternità. I due vecchi amici si abbracciarono, commossi. Augusto le offrì un caffé e lei, che normalmente, sempre indaffarata, avrebbe rifiutato anche se a malavoglia, quella volta accettò e, seduti al tavolino del bar, al riparo dagli sguardi indiscreti e dalle male lingue, inevitabilmente la conversazione si concentrò sul loro lavoro.
Bisogna dire, per chi non lo sapesse, che Augusto era da anni il maggiordomo del cavalier Silvio d'Arcore (come lui devotamente si riferiva al suo datore di lavoro), mentre Cesira, d'origini toscane ma cresciuta in Romagna, era stata assunta in qualità di cuoca presso i Bersani il cui capofamiglia era notoriamente amante della buona cucina casalinga. 
"Sono preoccupata per PierLuigi" confessò ad un certo punto la donna al suo amico. Aveva le lacrime agli occhi.
Augusto cercò di consolarla, e il comportamento dell'amica, che sembrava veramente agitata, lo spinse a cercar di saperne di più sulle cause di quella insospettata defaillance.
"Ma perché Cesira? Cosa è successo? Ti prego parla, confidati; lascia che condivida con te il tuo segreto in modo ch'io possa, se lo ritieni opportuno, consolarti e alleviare il tuo dolore" disse Augusto che, avendo letto in gioventù centinaia di romanzi di Liala (in casa sua - mamma parrucchiera, padre bidello - c'erano solo quelli), aveva da questi acquisito quel desueto modo di esprimersi.
Cesira, dopo aver tentennato un pò, asciugatisi gli occhi, si decise alfine ad aprire il suo cuore all'antico compagno di merende (da giovani infatti, i due se ne andavano spesso per osterie, a merendare).
"Devi sapere, caro Augusto, che da quando al governo ci sono tutti quei professori, quei cervelloni, come li chiama lui, in casa di PierLuigi non si fa più vita. Come era vitale, dinamico, quasi aggressivo con quella sua parlantina sciolta che lo aveva reso giustamente famoso fra i compagni di partito, ora invece è sempre zitto, scontroso, depresso. Sembra che abbia perso il gusto della vita. Non esce più con gli amici, non va nemmeno più alle riunioni del Partito - "Per quel che servono"- dice scuotendo la testa. Non guarda la TV nemmeno per vedere le partite del campionato di calcio che una volta lo appassionavano tanto.
E poi hai voglia a darti da fare per fargli tornare il buonumore! Come a pranzo: hai voglia a preparargli le cose che gli sono sempre piaciute come la minestra di fagioli con le cotiche, i gobbi rifatti col sugo di carne e le salsicce coi fagioli all'uccelletto che lo facevano impazzire! Pensa che ieri l'altro, a cena, ho voluto fargli una sorpresa per cercare di tirarlo un pò su di morale, ed invece del consommé vegetale ed il cavolfiore lesso che aveva chiesto, gli ho portato in tavola un piatto di ravioli ricotta e spinaci e una porzione di cotechino con le lenticchie che avrebbero fatto risuscitare un morto! E invece, lui, niente. Si è quasi arrabbiato: "Cèsi" mi ha fatto (mi chiama confidenzialmente così dopo tanti anni che sono al suo servizio), "Se ti dico che voglio una cosa, fammela! Almeno te, perdìo! Ma dove andiamo a finire! Ora uno non comanda più niente nemmeno a casa sua! Avevo chiesto il cavolo e te dovevi farmi il cavolo! Oh insomma!". Ci sono rimasta così male che mi veniva da piangere anche se lo sapevo perché si comportava in quel modo. Il fatto è che il signor PierLuigi è giù di nervi. Mi ha detto il figlio del giardiniere (che è infermiere diplomato) che da quando al governo ci sono i professori gli è venuta a mancare l'auto....l'auto..."
"Stima" disse Augusto. 
"Ecco, quella cosa lì" proseguì Cesira, "Pensa che ieri l'ho sorpreso mentre, pensando di essere solo, parlava, tutto infervorato, con lo specchio".
"Con lo specchio?" chiese Augusto pensando di non aver compreso bene.
"Con lo specchio, Augusto, con lo specchio! E non lo nasconde mica. Dice che solo così può dire ad alta voce quello che pensa di sé stesso. L'ho sentito mentre si rivolgeva alla sua immagine riflessa nello specchio. Diceva: -Mo che belìn ci stai a fare a Montecitorio, muso di ciuco! Lo sai che ora, con tutti questi professori qui non puoi dir niente, non puoi far niente e tutto quello che ti chiedono è di approvare tutte quelle vagonate di leggi e leggine che sfornano a getto continuo. E devi anche far finta che ti piacciono, quelle leggi! Muso di ciuco! Ecco quello che sei! Devi votare per il taglio delle pensioni, per l'aumento dell'età pensionabile, per i licenziamenti facili! E non puoi ribellarti! Ah, quando c'era lui l'era una bellùria!- e alzava gli occhi al cielo dando pugni per aria....io penso che si riferisse al tuo padrone" disse Cesira. Ricevuto il segno di assenso del suo interlocutore la brava donna proseguì il suo racconto:
"E così il signor PierLuigi è proprio avvilito ed è sempre di cattivo umore. Ce l'ha con tutti perché pensa che la colpa sia di tutti quelli che gli stanno intorno. L'altra volta, mentre leggeva Repubblica, tutto d'un tratto ha buttato il giornale per aria e ha sbottato "Brutta culona, la colpa è tutta tua!". Mi sono quasi spaventata; questa volgarità non è da lui".
"Beh, sai" fece Augusto "Probabilmente, anche se in modo non del tutto signorile, si riferiva alla Merkel..."
"Macché Merkel!" lo interruppe Cesira "Si riferiva ma a una certa Maria Rosaria di Sinalunga che, dice il signor Bersani, ce l'ha con lui e lo costringe a fare sempre delle figuracce. Pensa che la sera venivano i suoi amici a giocare con lui alla solita partita di scopone, ma ora, anche loro, vedendolo così avvilito, non si fanno più vedere. Guarda Augusto, ho paura per la sua salute. Mentale, voglio dire. E poi mi preoccupa il suo stile di vita. Per cercare di dimenticare il brutto momento che sta attraversando si sta buttando sull'alcol. Lui, che non aveva mai bevuto più di un bicchiere di rosso a pasto, ora si scola una bottiglia di sangiovese a cena e una di lambrusco a pranzo. A volte è così fatto che non ce la fa a tenersi in piedi nemmeno per andare a dormire e devo metterlo a letto io portandocelo con la carriola. Una faticaccia anche perché ormai ho una certa età. Ma ora parliamo di te. Come ti vanno le cose con il Cavaliere?" chiese Cesira, avida di notizie.
Augusto non si fece pregare e raccontò:
"Beh, devo dire che il cavalier Silvio è proprio un altro carattere. Lui è sempre contento come una Pasqua. Ha attraversato un momento difficile solo la settimana in cui l'hanno dimissionato ma poi, anche grazie ad un piccolo stratagemma psicologico inventato dal signor Gasparri, si è ripreso in un momento e adesso è sempre pimpante, ottimista e contento come da tempo non lo vedevo."
"Mi vorresti dire che il governo dei professori non lo ha mandato in depressione? Che non si sente una mezza... mezza..." a Cesira non veniva la parola.
"Calzetta" suggerì Augusto che, incassando il cenno d'assenso della donna, proseguì:
"Niente affatto. Vedi Cesira, il Cavaliere adesso si è convinto di comandare come e più di prima. Come ti ho detto l'idea è stata di Gasparri. Un giorno trovò il signor Silvio con una faccia da funerale; era incavolato nero con l'universomondo e stava seriamente meditando il suicidio. "Sant'Ambrogio da Arcore!" si lamentava il cavaliere, "Questi hanno rimesso l'ICI sulla prima casa! Hanno tassato anche l'aria che si respira! Vogliono mandare a casa migliaia di carcerati! Comunisti, ecco cosa sono: comunisti, arcicomunisti, comunistissimi!" e sbatteva la testa contro il muro. Beh, devo dire che il signor Gasparri fu grande. Gli dette ad intendere che le leggi che faceva il nuovo governo altre non erano che quelle che lui, il Cavaliere, aveva meditato di fare. Ergo, disse Gasparri, il vero premier era ancora lui, il signor Silvio. Il Professor Monti non era altro che l'esecutore delle manovre che lui, il Silvio, aveva studiato e mai messo in pratica per l'opposizione dei magistrati. Ovviamente si trattava di una puttan..., pardòn, una bugìa, ma incredibilmente l'escamotage funzionò e, anche grazie a massicce dosi di allucinogeni che mi ordinarono di versargli da allora e a sua insaputa nel solito whisky di fine pasto, quella pietosa menzogna, divenne verità. La sua verità"
Augusto per il momento terminò il suo racconto ma dovette subito riprenderlo poiché Cesira, curiosa come una gazza (animali curiosissimi, come è noto), lo spronò a continuare:
"E ora?".
"Ora, amica mia, è una bellezza. Il Cavaliere ogni giorno si alza, legge i giornali e poi dà udienza ad una piccola folla di postulanti (in verità un gruppo di aspiranti apprendisti attori ingaggiati dal solito Gasparri) che hanno delle lamentele da fargli e delle richieste da rivolgergli. Chi gli dice non ce la fa ad andare aventi perché il prezzo della benzina è troppo alto (e lui: "Stasera stessa dirò al mio amico Putin di abbassare il prezzo del greggio!"), chi si lamenta per la troppa neve che blocca le strade (e lui: "Telefonerò subito alla Protezione Civile affinché getti sale a palate sulle vie di comunicazione!"), chi per le troppe tasse che strozzano l sue attività (e lui: "Avvertirò immediatamente Monti perché mi ricordi di abbassare la pressione fiscale!"), chi recrimina perché il Milan ha perso il derby (e lui: "Appena possibile comprerò Messi, Ronaldo e Rooney per vincere ogni trofeo!"). Il resto della giornata lo impiega a telefonare ai grandi della Terra; la Merkel, Obama, Putin, Sarkozy... lui chiama confidenzialmente tutti e tutti, al telefono, sembrano contentissimi di sentirlo. A volte telefona anche a Gheddafi (non abbiamo avuto il coraggio di ricordargli che il suo caro amico non c'è più) ed il raìs immancabilmente gli dimostra tutta la sua ammirazione. Naturalmente a tutte le telefonate risponde Gano Millevoci, un giovane imitatore di Saronno che si guadagna il pane impersonando questi personaggi. Del resto non si fa danno a nessuno e a lui, il signor Silvio, questa piccola commedia recitata a sua insaputa, fa bene. Si sente ancora importante, pensa di essere ancora un leader e nessuno ha il coraggio di dirgli che gli hanno staccato la spina. E da un pezzo. Il sabato sera poi, a tirargli su il morale e l'autostima, c'è la gara di "taste-fesses".
Augusto si fermò, restìo a continuare.
"E di che si tratta?" chiese avida Cesira.
"Beh, niente di cui vergognarsi; una cosetta da niente inventata in Francia ed importata in Italia dal suo amico Emilio (Fede, per la cronaca). Insomma, il signor Emilio introduce in casa dieci ragazze sconosciute che, celate dietro una parete di cartongesso si denudano la parte... la parte inferiore del corpo e fanno sporgere i loro lati-B da appositi fori circolari. Il cavalier Silvio, al quale è stato detto che le ragazze sono studentesse assolutamente perbene provenienti da ogni parte del mondo, passa lungo la parete e fa scorrere la mano sul c... sulle nat... insomma sui lati-B delle ragazze. La sfida, dalla quale esce sempre gloriosamente vincitore è quella di indovinare il Paese di provenienza di ogni ragazza soltanto tastando il suo.. insomma, il suo culetto".
"E.. ci indovina?" chiese, esitante ed incredula Cesira
"Se ci indovina? E' assolutamente infallibile, incredibile, prodigioso! Lui tocca, ritocca, poi fa "Francia, sud-est, direi Provenza" e la ragazza, da dietro la parete. "Mais oui!"; poi tocca la prossima: "Cipro, zona turca!" e la ragazza tastata ed individuata annuisce, estasiata. E così per tutte le ragazze, ogni sabato, tutti i sabati, senza mai un errore! Un vero intenditore. Solo una volta ebbi paura che sbagliasse. Sai, sarebbe stato un problema per la sua autostima. Fu quando toccando le natiche della bella sconosciuta di turno al di là della parete, fu visto scuotere la testa più volte, poi titubare, tentennare. I minuti passavano, si profilava il rischio di una débacle dalle pericolose conseguenze sull'intera nazione. Silvio, esitava, pensava, ripensava, ripassava, ritastava... poi una illuminazione gli rischiarò il viso; si erse in tutta la sua altezza e, nel silenzio carico di suspense della sala si udì, sicuro e trionfante, il giudizio: "Italiana, origine siciliana, provenienza raccordo anulare presso uscita Casilina, secondo falò a destra!"; "Sì, sì!" gridò la ragazza, "Urrà!" gridarono tutti i presenti increduli di fronte a questa dimostrazione di stupefacente professionalità. Il signor Silvio, in quella occasione, fu portato addirittura in trionfo. La sua autostima salì fino al limite massimo e la serata, anche quella volta, si concluse bene".

Qualche cosa di buono

giovedì 17 novembre 2011

Il giorno del varo del Governo Monti, Berlusconi era inc..ato nero. "Ma come si fa a dare in mano le sorti dell'Italia a un drappello di antipatici precisini, a dei banchieri, professori, consulenti finanziari e altri illustri sconosciuti senza nessuna esperienza internazionale? In che mani siamo! E Napolitano che pur di sbarazzarsi del sottoscritto ha dato carta bianca a quel... quel...  Economista! Come se bastasse sapere di economia per salvare l'Italia!".
Il Cavaliere non solo non era voluto andare all'incontro in cui il nuovo premier aveva presentato la lista dei suoi ministri, anzi, aveva ostentatamente lasciato spento il televisore per non rischiar di prendersi un'altra arrabbiatura a veder il trionfo del suo successore e a sentir la litania di lodi e apprezzamenti che avrebbero accompagnato la lettura di ogni nome della sua lista.
La sera stessa però, convocò nel suo ufficio personale il fido Fede per saperne di più sulla composizione del nuovo Governo o de "L'illegittimo direttorio", come lo chiamava lui.
Fede cominciò a leggergli la lista dei ministri fermandosi dopo ogni nome per dar tempo all'ex-premier di fare i propri commenti.
"Alla Giustizia c'è una certa Paola Severino" cominciò Fede.
"Bella roba!" commentò il Cav; "Una magistrata comunista! E per di più ricca sfondata! Roba da chiodi!";
"Agli Interni c'è una Prefetto. Anna Maria Cancellieri".
"Fai vedere" disse Berlusconi strappando dalle mani del fido anchor-man la foto che ritraeva la nuova ministra;
"E questa sarebbe una donna! Ma guardala un pò. E' anche grassa, cosa vuoi che faccia. Non se la filerà nessuno. Se penso che hanno mandato a casa la Carfagna!"
"Elsa Fornero al Welfare", proseguì Fede;
"La conosco. Niente di buono neanche lì. Una banchiera, una secchiona. Sconosciuta ai più."
E mentre Fede continuava con la lettura della squadra di Governo, ad ogni nome si sentiva il Berlusca commentare:
"Ma questo chi è! Questo ce lo ha messo Prodi! Questo è antipatico anche quando dorme! Questo è amico di Vendola!" fino a quando Fede gli lesse l'ultimo nome: 
"E poi c'è Corrado Passera allo Sviluppo" fece come en passant, e si mise ad aspettare la reazione del Capo.
Berlusconi lì per lì non rispose. Con il capo abbassato sulla sedia e la mano sulla fronte si vedeva che pensava profondamente.
"Passera, Passera... questo nome non mi è nuovo" faceva grattandosi la testa. Poi, improvvisamente, un largo sorriso gli affiorò sulle labbra, gli occhi, da spenti che erano, tornarono a scintillare come ai suoi giorni migliori, ed il Berlusca scattò in piedi con una agilità insospettabile in un uomo che molti, ormai, davano sul viale del tramonto.
"Quanti ricordi Emilio! Quanti bei ricordi!" fece tutto contento.
Fede si mise in attesa di saperne di più, stupito e felice nel vedere che il suo idolo si era rasserenato.
"Devi sapere, caro Emilio" cominciò il Cavaliere "che quando decisi di scendere in campo mi accorsi con sgomento che di politica non ne sapevo niente. D'accordo che ero un imprenditore di successo, sapevo parlare due o tre lingue, avevo una discreta cultura e una dialettica accattivante, ma di cose adatte per stare al Governo ero assolutamente ignaro. Con la volontà ferrea che mi ha sempre contraddistinto volli pertanto studiare da premier anzi, da statista. Lessi e studiai le biografie dei Padri della Patria, mi iscrissi a superai a pieni voti decine di corsi di aggiornamento sulle Partecipazioni Statali, sui Cambi Internazionali, sulle regole europee di intermediazione. E più di ogni altra cosa, partecipai a corsi su corsi di economia politica, di politica economica, di tecnica bancaria cercando di divenire esperto di fluttuazioni di cambi, esperto nel prevedere le tendenze monetarie e i flussi monetari; tutto questo per diventare un vero leader. E tra gli autori i cui testi più mi aiutarono a divenire quello che sono, devo dire che quelli di Corrado Passera furono i miei preferiti e fra i miei punti di riferimento i più indispensabili.
Lessi e studiai ogni pubblicazione del celebre banchiere cercando di impadronirmi di tutte le tecniche che avevano portato quell'oscuro travet nell'Olimpo degli economisti europei.
I suoi libri erano sempre con me, come compagni fedeli ai quali ricorrere quando ci fosse stato bisogno di prendere qualche importante decisione. Non a Abramo Smith, nemmeno a Weber o a Einaudi; solo il grande economista della Bocconi divenne il mio faro, il mio punto di riferimento, il mio Mentore; quasi una ossessione al punto che dimenticavo perfino di mangiare pur di nutrirmi alle sue teorie. Qualcuno diceva che mi nutrivo di pane e Passera (Corrado). Le sue disquisizioni economiche quasi mi inebriavano. "Ti sei fissato di Passera" diceva mia moglie, preoccupata per questa passione che lei non riusciva a capire. Anche i miei amici se ne accorsero poiché quando uscivamo insieme, non potevo fare a meno di parlare dei lavori di Corrado. "Non fai che parlare di Passera" mi dicevano preoccupati, "Non pensi ad altro".
Ad un certo punto il mio entusiasmo verso questo grande luminare mi portò a dire, senza paura di esagerare, che campavo solo per lui, per i suoi scritti. Vivevo solo di Passera insomma." concluse Berlusconi con una luce malinconica negli occhi.
"Non ne ho mai dubitato, mio Presidente" disse Fede prima di accomiatarsi: lui, il Berlusca, lo conosceva da tempo immemorabile. "Cosa devo dire ai giornalisti che vogliono una sua opinione sulla composizione del nuovo Governo?" domandò poi prima di uscire dalla stanza.
"Di loro che non lo condividiamo ma... non è tutto da buttare. Qualcosa di buono nel Governo Monti c'è. O almeno ci sarebbe." rispose il Cavaliere con un sospiro. Poi si riaccomodò sulla sua poltrona preferita, immerso nei ricordi.



BIRI RUNNER - Incoherentia italica -

sabato 23 aprile 2011

Ho visto cose che voi umani nemmeno vi immaginate…”

… ho visto un giovane italiano abbandonare il proprio Paese e la propria famiglia per andare in Palestina a perorare la causa dei palestinesi contro gli israeliani.
Si comportava come un fanatico oltranzista; il suo odio contro Israele era immenso, il suo amore per la causa palestinese, sviscerato.
E’ stato ucciso da altri palestinesi, più integralisti di lui, che dopo averlo rapito, lo hanno picchiato selvaggiamente, mostrato in televisione e quindi strangolato.
La mamma ha chiesto che la salma del figlio fosse riportata al più presto in Italia, possibilmente in aereo, ma a condizione di “non” sorvolare lo spazio aereo di Israele.
Ha detto che lui (ucciso da palestinesi, ricordiamolo) odiava talmente Israele che i suoi ideali si sarebbero corrotti anche dopo morto, solo sorvolando quella terra così disprezzata.

La richiesta della madre è stata accolta: la bara ha dovuto quindi seguire un lungo e tortuoso percorso che attraverso l’Egitto l’ha portata in Italia con diversi giorni di ritardo: gli ideali erano salvi….

… ho visto un Paese invaso dai nordafricani e, incapace di arrestarne l’invasione, cercare di risolvere il problema “alla furbina”  stampando cioè in fretta e furia centinaia di permessi di soggiorno pochissimo controllati e definiti “provvisori” (che in Italia vuol dire: “definitivi”) e consegnarli agli increduli clandestini al fine dichiarato di permettere loro di andarsene altrove… salvo ritrovarseli poi, respinti o non respinti alla frontiera,  tutti ammassati per le strade, nelle piazze, nei cortili, nelle stazioni, davanti ai semafori, nei sottopassaggi, nelle case sfitte, nelle caserme e nei centri di accoglienza e questa volta assolutamente “in regola”…

… ho visto il Governo approvare una legge per sospendere “sine die” la costruzione di centrali nucleari salvo vedersi attaccare dall’opposizione che si batteva per lo stesso scopo ma che, dovendo disdire il referendum che aveva indetto sulla questione, si sente tradita perché non può più dire di essere stata lei a costringere lo stesso governo a fare marcia indietro…


ho visto cose che voi umani….”

Biri