Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci
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Tutti tipografi!

giovedì 28 giugno 2012

Sarà vecchio, sarà bollito, sarà out (almeno così lo dipingono le sinistre) ma non si può negare che quello che una volta  tutti chiamavano "il Cavaliere" (oggi ci si riferisce a lui limitandosi a dire, come ci ha insegnato Scalfari,: "Er puzzone"...) di idee ce ne ha a iosa. Alcune geniali; altre demenziali; mai banali, però. Guardate il chiasso che ha sollevato con la sua ricetta per far uscire l'Italia dalla crisi. Beh, sembrerebbe la provocazione di un buontempone, e invece, a giudicare dallo spazio e dalla considerazione con cui l'hanno trattata i quotidiani più prestigiosi, si vede che qualcuno l'ha considerata una proposta seria, degna di essere studiata  e valutata a dovere. A me, che non sono un esperto, sembra una classica "boutade" berlusconiana, ma devo ovviamente inchinarmi a coloro che si sono messi a giudicarla per quello che vale. Ricordiamo brevemente l'idea silviesca per far uscire l'Italia dalla crisi. La "consecutio logica" è la seguente:
1. L'Italia è in crisi.
2. La crisi deriva dalla mancanza di soldi (loro dicono: liquidità).
3. Senza soldi la gente non spende, non risparmia e preleva i propri risparmi dalle banche.
4. Quindi le banche vanno in crisi di liquidità e devono cercar soldi da altre parti
5. Senza soldi i consumi diminuiscono, quindi le aziende chiudono, quindi i disoccupati aumentano, quindi le entrate statali diminuiscono e quindi c'è ancora più bisogno di soldi. Allora il governo emette sempre più titoli di Stato, quindi, aumenta la spesa per interessi, che vengono pagati aumentando le tasse, quindi la gente ha ancora meno soldi, quindi le poche aziende che erano rimaste ancora sul mercato chiudono, quindi....
5. Quindi si va verso il fallimento.
Dice il Cavaliere (geniale! Indiscutibilmente geniale!):
"La crisi c'è perché la gente non ha più i soldi! Per avere più soldi basta stamparli! Si ordini alla Zecca di stampare euri a palate e in meno di un mese tutti avranno soldi da spendere, le aziende riapriranno, la disoccupazione calerà e le banche vedranno aumentare i depositi".
Ma come! E perché nessuno ci aveva pensato? (mi sono chiesto) E perché non ci ha pensato la Grecia, o la Spagna che sono nella stessa nostra crisi?
A me sembra l'idea del secolo. Tipografie al massimo e euri per tutti (scusatemi ma io uso il plurale). Tornano i soldi per andare in vacanza, per pagare le bollette, per cambiare l'auto, per pagare l'affitto, per aumentare le pensioni.... una bellezza! Fine dei mugugni, delle privazioni, delle rivendicazioni sindacali... si vuole un aumento di 1000 euro per tutti? Oplà! Rotative in funzione per qualche ora e il giorno successivo si potranno ritirare i soldi in qualche ufficio statale autorizzato alla bisogna, o alle Poste, o in Banca.
Si potrebbe addirittura perfezionare l'idea mettendo in vendita delle piccole eurostampanti per famiglia, aggeggi delle dimensioni non più grandi di quelle di un forno a microonde, che, con l'aiuto di un kit (in vendita anche quello) composto da qualche cartuccia di colore e da una risma di fogli di carta dalle dimensioni assortite (diciamo le dimensioni dei biglietti da 50, 100, 200 e 500 euro) permetterebbe a chiunque di stamparsi gli euri da sé, senza bisogno di importunare gli uffici statali, o le Poste, o le Banche. Il costo della stampante e del kit di stampa? E chi se ne frega; quanto costa, costa. Uno lo prende per un giorno in prova, ci stampa su gli euri che gli servono, e il giorno successivo va dal rivenditore e con un bel: "Funziona. Lo compro" gli rifila in mano i bigliettoni appena stampati nuovi di zecca (si fa per dire) e se ne va con l'eurostampante.


Però, stranamente, l'idea del Silvio nazionale, non ha incontrato la prevista adesione di tutti. Molti (i soliti comunisti, c'è da scommetterci) hanno addirittura detto che è una fetecchia, che nemmeno un ragazzino deficiente l'avrebbe mai pensata. Altri hanno accolto la rivoluzionaria proposta con un sorrisino sulle labbra: "Sì, sì! Una delle solite buffonate del Berlusca!". Insomma, tante sono state le critiche che Silvio ad un certo punto ha sbottato: "Ovvìa! Allora è vero che non vi garba mai niente! Io un'idea ce l'avevo avuta ma se non vi va, lo sapete che vi dico? La crisi risolvetevela da soli!" e se ne è andato, tutto impettito, a fare il Presidente di Giuria del Campionato Giovanile di Burlesque in programma quella sera.
Mah, chissà perché poi tante critiche. A me l'idea pareva buona anche se non mi arrischio a dirlo in giro. Io le critiche non le sopporto; forse anche perché le serate, se va bene, le passo davanti alla TV. 

LEVIATHAN

sabato 28 gennaio 2012

Il grande (a mio avviso) filosofo inglese Thomas Hobbes (1688-1779) nella sua opera più famosa: Il Leviatano, ipotizza che gli uomini, condannati a voler prevalere gli uni sugli altri ("homo homini lupus") onde evitare la loro estinzione cruenta si accordano per delegare ad un terzo (il Leviatano, appunto) gran parte dei loro diritti naturali affinché li eserciti per loro conto essendo essi, a causa della loro continua competizione, praticamente paralizzati e impossibilitati ad esercitarli. Ogni uomo è pertanto costretto a spogliarsi della possibilità di esercitare il diritto, di giudicare, di punire e di imporre la propria volontà sugli altri (cose che creerebbero inevitabilmente tensioni e reazioni impossibili a dirimersi individualmente) e le cede al Leviatano che quindi, forte del diritto che deriva da questo consenso, può far valere su ognuno, imparzialmente, la sua volontà.
Si tratta indubbiamente di una teoria filosofica come molte altre ma essa è oggi indubbiamente attuale.
Una specie di Leviatano (lo Stato) lo abbiamo sempre avuto ma sempre abbiamo cercato di controllare i poteri che gli abbiamo conferito con il cosidetto consenso popolare; periodicamente i cittadini (i sudditi del Leviatano) si recano alle urne dove pensano di esercitare il diritto primario di scegliere coloro che reputano più capaci (sulla base di certi requisiti quali l'appartenenza ad una ideologia apprezzata e condivisa, meriti personali, adesione a certi programmi, ecc.) scegliendo alcuni piuttosto che altri in una lista precompilata (da altri) o più drasticamente delegando alle coalizioni di partiti la responsabilità di scegliere gli uomini di loro fiducia.
Negli ultimi anni questa consuetudine (l'elezione dei controllori dello Stato tramite votazioni) che viene chiamata "democratica", ha però mostrato dei limiti, delle carenze strutturali che ne hanno drammaticamente ridotto l'efficacia.
E' accaduto infatti che nessuno che di coloro che andavano al potere aveva poi effettivamente la possibilità reale di incidere sullo status quo, frenato, ricattato e sviato da mille vincoli quali l'adesione alla sua vera o presunta ideologia, l'"obbligo" (tra virgolette) di non fare niente che potesse danneggiare i poteri che avevano supportato la sua candidatura, e la necessità di non scontentare la propria base elettorale, pena il suo allontanamento a breve termine (alle successive elezioni) dalle leve del comando.
In queste condizioni nessuno ha potuto permettersi di porre rimedio a certe storture o ingiustizie anche evidentissime; nessuno ha potuto veramente riformare la società civile che pensava di averlo delegato, eleggendolo, proprio ad effettuare certi cambiamenti. Chi mai (intendo non solo uomo, ma forza politica o schieramento di coalizione) avrebbe potuto in queste condizioni modificare le pensioni, o aumentare spasmodicamente la pressione fiscale, o incidere sui diritti di alcune corporazioni, o definire ex-novo il diritto di sciopero o le regole che determinano i rapporti di lavoro?
Di fronte a questa realtà è sorta una impasse drammatica che, secondo alcuni, ci avrebbe portato velocemente ed ineluttabilmente alla rovina. Ecco dunque risorgere dalle pagine di Hobbes il nuovo Leviatano: i partiti abdicano ai loro programmi anche se universalmente conclamati, rinunciano alle loro stesse specificità, alle loro ideologie o di ciò che ne rimane sapendo bene che con una certa base da soddisfare e certi nemici da combattere non potranno mai (letteralmente "mai"!) combinare niente di importante, di incisivo, di "rivoluzionario" (in una certa accezione del termine) proprio nel momento che occorrerebbe; e conferiscono a Lui, evocato dal nulla politico ma proprio per questo "puro" e impassibile di fronte a qualsivoglia opposizione popolare, tutti quei poteri che loro, pur legittimati ad usare non hanno saputo (o meglio: potuto) usare.
A loro (i partiti autoesautorati dal potere) non resta che sperare che la crisi (che ha generato questo "mostro" giuridico e democratico) si risolva nel migliore dei modi e comunque in un tempo abbastanza breve perché i cittadini si ricordino alla fine ancora di loro; nel frattempo, voltando la faccia dall'altra parte, facendo finta di protestare (ma blandamente, senza crederci né pensare che gli altri ci credano) ma appoggiando Colui che, venuto da un altro mondo, dal mare, dal nulla, da un'isola lontana e misteriosa (nel nostro caso una Università), da un passato banalmente normale che lo rende però "inattaccabile" e indifferente ad ogni tipo di protesta, cedono mugugnando ma con sollievo quella che poteva essere (che "doveva" essere) la loro prima responsabilità e la loro unica ragione di esistere al nuovo Leviatano riducendosi, di tanto in tanto, a far balenare segni di falsa insofferenza.
Essi sanno benissimo che non sarebbero mai stati in grado di far passare una sola di quelle misure che il Leviatano propone in serie, facendosele approvare - da loro! che non riuscivano nemmeno a idearle!; a proporle!; che le avversavano! - con maggioranze bulgare, giorno dopo giorno, ora dopo ora.
Il Leviatano non deve temere di scontentare una base elettorale perché non ne ha; non può essere accusato di essere incoerente con una sua ideologia, o una sua formazione politica, o una sua storia personale perché non ne possiede alcuna. Il Leviatano, come la figura filosofica di Hobbes, è stato chiamato per "fare delle cose" che gli altri non erano in grado di fare; per questo ha ricevuto da coloro che lo hanno evocato dei poteri che eserciterà a sua discrezione non dovendo rendere conto né ai cittadini (che non lo conoscono), né agli elettori (che non lo hanno eletto), né ai partiti (ai quali è estraneo). La sua forza deriva dall'essere stato chiamato e non essersi proposto, dal non dover sottostare a nessun ricatto elettorale e dal fatto inaudito finora che, riesca o non riesca nel mandato che gli è stato affidato, nessuno gli potrà imputare niente. E' una posizione incredibilmente forte che lo mette nella posizione di "non poter" sbagliare: se fallirà potrà sempre dire di averci provato e tornare nell'ombra dalla quale è venuto ributtando la patata bollente nel campo dei partiti, se invece riuscirà......
Ecco il nòcciolo della questione: se riuscirà. Se il nuovo Leviatano, senza base elettorale se non quella prestatagli dagli impotenti partiti, senza una ideologìa che non sia la sua capacità di conoscere e di aderire a certe regole finanziarie e statistiche, senza alcuna visibilità o esposizione mediatica che non sia quella strettamente inerente ai suoi compiti riuscirà, al di là di ogni previsione, a sconfiggere la crisi e a tirar fuori il Paese dal pantano che rischiava di inghiottirlo, perché mai dovremmo poi tornare al vecchio sistema, quello dei partiti, quello cosiddetto democratico, quello, per intendersi che, oltre ad esser direttamente responsabile di quella crisi non sarebbe mai e poi mai riuscito a farcela superare?
Con quale logica, anzi, con quale diritto i partiti verrebbero a chiedere il nostro voto? E quali programmi ci proporranno sapendo (come noi sappiamo) che non sono e non saranno mai in grado di attuarne uno? E come potremmo dare la nostra fiducia a chi, non riuscendo ad esercitare il potere che gli avevamo conferito, si è ridotto ad approvare le delibere, le leggi e gli atti di chi non sottostà ad alcun controllo popolare?
Il nuovo Leviatano è una esperienza nuova di una forma molto antica di potere che poteva fare a meno del consenso e della legittimazione elettorale. Si trattava di una forma di potere che, a volte,  poteva essere molto efficace ma era sempre molto, molto pericolosa. Quella la chiamavano Dittatura; questa del nuovo Leviatano se non è uguale, le assomiglia parecchio. E non mi piace.

La crisi dei satiri

mercoledì 16 novembre 2011

Bersani era preoccupato. Il Segretario democratico non era abituato a vedersi circondato in casa sua da un numero così imponente di persone; era tutta gente dello Spettacolo quella che occupava l'anticamera della Segreteria piddiina, una piccola folla ma determinatissima a far valere le proprie ragioni e ad ottenere qualche certezza in un periodo dove si addensavano ombre minacciose.
"C'è crisi... Lo sapete che c'è crisi...; Ragionate...; Abbiate pazienza...; cercheremo di venirvi incontro... Non lasciatevi prendere dal panico" diceva Gargamella (per gli amici) a chiunque riusciva ad avvicinarlo ma pochi erano disposti a rassegnarsi o ad ascoltare le parole di generica solidarietà offerte dal preoccupatissimo Segretario.
D'accordo che la crisi c'era, e si faceva sentire per tutti, ma per i lavoratori, anzi: "gli Artisti" dello Spettacolo rischiava di trasformarsi in una vera e propria catastrofe.
"Bisognava pensarci prima!" bofonchiava a mezza voce, ma in modo che tutti la sentissero, Maria Rosaria da Sinalunga; "Abbiamo fatto di tutto per farlo fuori e ora che ci siamo riusciti ci si ritrova a questo? E mi si viene a dire, ora, che nessuno aveva pensato alle conseguenze. Il fatto è che in questo partito non ce n'è uno solo che abbia la stoffa del leader. Non ce n'è uno che ci abbia le palle!" sibilò quando si trovò a passare accanto a Bersani il quale, cercando di farsi piccino piccino, si ingegnava per trovare un modo per trarsi di impaccio.
Alla fine riuscì a sfuggire alla folla di dimostranti tramite un opportuno passaggio segreto che era stato approntato al tempo in cui il Cav aveva vinto le elezioni nell'eventualità che ci fosse bisogno di doversela svignare alla chetichella. Il passaggio portava direttamente in una stanzina laterale con le pareti imbottite dove le urla, le minacce e gli improperi dei facinorosi non potevano arrivare.
Gargamella, ormai abbastanza sicuro di non poter più essere disturbato dai manifestanti fece chiamare anche D'Alema, Franceschini e Fassino in modo da poter mettere insieme un piccolo consiglio (ovviamente democratico) per trovare una soluzione alla situazione incresciosa che si era venuta a creare.
"Ma insomma chi sono? Cosa vogliono?", tutti chiedevano delucidazioni al Segretario.
"Chi sono? Ma li avete visti. Comici tipo Zelig, vignettisti,  conduttori di talk show, giullari televisivi, buffoncelli vari. Insomma, sono i satiri. I satiri antiberlusconiani. Non venitemi a dire che non li conoscete" rispose piccato Garga, poi aggiunse: "Ora sta' a vedere che questi si chiamano fuori! Va a finire che me li sono inventati io! Maledetti!" ringhiava in cuor suo Bersani. 
Però una spiegazione urgeva; era impellente. Il Segretario in due parole mise gli altri al corrente della situazione.
"Il problema è serio, spero l'avrete capito. Con la caduta del Cavaliere tutta questa truppa di comici, battutisti, doppiosensisti, monologhisti e simili, i Cornacchioni, i Vauri, i due Guzzanti, Crozza, Benigni, la Dandini e tutti quelli che hanno vissuto e prosperato finora prendendo per i fondelli il Berlusca, adesso che la vittima designata non c'è più, rischiano di trovarsi disoccupati da un giorno all'altro. Pensate a Santoro. Dopo anni di denunce di complotti di ogni tipo, alla fine riesce ad uscire dalla RAI e a metter su un programma personale e adesso rischia di non avere argomenti da trattare. Nessun deputato da mettere in difficoltà, nessuno da diffamare, nessuna intercettazione da far leggere in diretta.... Mettetevi nei suoi panni. Tra un pò  sarà costretto a fare un programma "normale" e imparziale e non se lo filerà più nessuno."
"Ma tutta questa gente non rischia niente" disse Franceschini che, giovane e inesperto, non aveva capito come girano le cose, in Italia; "Vuol dire che da oggi metteranno nel mirino della loro satira Monti, e oltre a lui frugheranno nella sua famiglia, fra le sue amicizie, le sue frequentazioni, il suo passato. Si concentreranno sui Ministri del suo Governo per trovare spunti alle loro facezie a luci rosse, alle diffamazioni varie, ai doppi sensi, agli anagrammi, alle poesiole divertenti.. Insomma, pensa solo ai nomi: c'è Profumo, c'è Passera... hai voglia a trovar spunti per prendere in giro anche questi! hai voglia a far satira!". 
Gli altri lo guardarono con commiserazione scuotendo la testa; era giovane Franceschini e non aveva capito niente.
"Amico mio" gli fece D'Alema, "non so se lo hai capito ma le cose sono cambiate. Al Governo non c'è più nessuno da poter prendere in giro e se contro i potenti non si può satireggiare la satira muore. Che satira sarebbe quella che mette alla berlina non chi comanda, ma chi è all'opposizione? Insomma l'aria è cambiata. Irreversibilmente. E se i nostri amici "artisti" non se ne sono accorti, peggio per loro; non prevedo giorni facili per quelli che pensano di proseguire come prima. Adesso Monti e tutti quelli del Governo, si chiamassero pure Grullone, Porcellino, Gnocchetta o Discarica, sono intoccabili, inavvicinabili, intangibili. Escludiamo pure il Papa e Napolitano (specie quest'ultimo) e, di quelli che contano non si può più satireggiare nessuno. Ovvio che chi campava sul mettere alla berlina il Cav, ha ragione ad esser preoccupato."
Era il momento delle decisioni coraggiose; era il momento di prendere il toro per le corna. Maria Rosaria convocò tutti i manifestanti nella sala delle riunioni (democratica):
"Signori" disse con il tono delle grandi occasioni guardando negli occhi tutti i giullari della satira schierati davanti a lei (buffoni, imitatori, monologhisti, registi burloni, conduttori, vignettisti, attorini, cabarettisti, santorini, littizzetine, guzzantisti, benignetti, cornacchioni, vernacolieri e chi più ne ha più ne metta) ora che il Cav è stato defenestrato e non conta più una pippa non vi rimane che una cosa da fare."
Nella grande sala si fece un silenzio assordante; non si sentiva volare una mosca. Tutti quegli artisti erano in attesa di sapere quale sarebbe stato il loro futuro. Potevano forse rivolgere i loro strali satirici contro Monti? O su Passera? Potevano mettere alla berlina Fini forse? O fare battute al vetriolo su Napolitano?
La Bindi finalmente parlò:
"Sentite amici. L'unica cosa che potete fare, se non volete dover smettere di far satira, è quella di far finta che non sia successo niente! Cioè, anche se il Berlusca non c'è più ed il suo partito non è più al Governo: sotto! Fate finta che ci sia ancora, che comandi ancora, che opprima il popolo, le classi lavoratrici e gli estracomunitari più di prima! Mettete in ridicolo l'esenzione dell'ICI sulla prima casa e l'espulsione dei clandestini; preparate barzellette sulla Gelmini, sulla Santanché e su tutti i difetti fisici che notoriamente affliggono chi è nel PDL! Se il Cavaliere non c'è più, fregatevene!"
Un applauso scrosciante salutò queste parole. I timori di disoccupazione precoce per quei valenti satiri erano fugati; la Satira Antiberlusconiana Perpetua era ancora viva e lottava con noi.

La resa dei conti

martedì 13 settembre 2011

Grande eccitazione stamani nella Sede del Partito Democratico. Nessuno sta nella pelle, si vede dal frenetico intrecciarsi di telefonate, dai parlottii concitati nei corridoi, dai sorrisini arguti e felici che i dirigenti piddiini si scambiano l'un l'altro nel grande atrio dove confluiscono gli ingressi degli uffici. Nessuno vuol parlare apertamente ma la speranza scintilla negli occhi di tutti dove si leggono solo due cose: "Ci siamo!", "Via l'Usurpatore da Palazzo Chigi!"; se il pensiero prevalente di ogni sincero democratico potesse originare una sola parola d'ordine, una sola certezza, uno solo sarebbe il grido che, soffocato da tanto tempo, salirebbe al cielo all'unisono: "Ora tocca a noi di salvare l'Italia!!". Ma perché, quei fieri paladini della democrazia, ormai convertiti al più schietto patriottismo, si attendono notizie così esaltanti dalla giornata appena iniziata?
Beh, ripercorriamo gli eventi. Dopo le clamorose e preoccupanti notizie delle ultime settimane, riportate dalle prime pagine di tutti i giornali, il rischio di un fallimento finanziario dell'Italia è una realtà, preannunciato dall'aumento dell'inflazione, dalla stagnazione dei consumi, dal mancato sviluppo e dalla speculazione dei brokers che si stanno accanendo sui nostri titoli di Stato. Ancora un colpo ben assestato alla nostra economia, ancora un declassamento del nostro Paese e il Cavaliere Nero non avrebbe potuto far altro che  (finalmente!) lasciare il timone del Governo.
Ma, se le aspettative dei militanti democratici già scommettono sul Grande Abbandono, a quando, a quando, la Madre di tutte le Notizie? Che sia oggi il Giorno del Destino?
Nella Grande Casa del PD tutti attendono l'ora del Telegiornale e quante speranze si ripongano nell'evento è dimostrato dal megaschermo che è stato allestito in fretta e furia nell'enorme stanza adibita a buffet; tutti, dirigenti di partito, portaborse, impiegati e attivisti, vogliono assistere; il duro lavoro che resta da smaltire dovrà aspettare qualche minuto: il momento è storico e, anche se si cerca di non farsi troppe illusioni, l'attesa di una notizia che possa far ben sperare è tangibile. Fermi; silenzio! Ecco; parte il TG: "Notizie finanziarie". L'annunciatrice snocciola a raffica le nuove provenienti dai mercati finanziari...  Cosa, cosa? "Aumento della disoccupazione.....", "Borse nel panico....", "Fuga dei capitali...." Le notizie, con il loro drammatico resoconto di sventure presenti e future, con le loro fosche previsioni destinate inevitabilmente ad abbattersi sul nostro Paese, vengono accolte dapprima con malcelata indifferenza, poi con sempre crescente compiacimento, portatrici come sono della certezza di un cambio nelle leadership del Governo. "Il divario BTP BUND è salito alle stelle..." dice la TV e dal popolo democratico sale un grido: "Evvài!!" "Graaande!"; e poi: "La Cancelliera Merkel annuncia che non aiuterà più l'Italia...." prosegue il telegiornale, e nella sala s'alza un coro: "An-ge-la! An-ge-la!" e anche "Dio benedica la Germania!", fino all'apoteosi quando la speaker annuncia: "C'è il rischio fondato che l'Italia possa andare incontro al fallimento." Ora tutti sono in piedi per una irrefrenabile ma sacrosanta standing ovation. I cappelli volano in aria, le mani aperte schioccano nel "darsi il cinque"; c'è chi si lascia andare ad un accenno di "Bandiera rossa", chi intona "Guantanamera", c'è persino una impiegata che accenna una mossa di lap dance. I funzionari si abbracciano l'un l'altro; "Vittoria!" gridano tutti, "A noi!" fa, un pò sovrappensiero, un altro, subito redarguito dai colleghi; "Era ora" è la dichiarazione non scritta, ma avvertita e fatta propria da tutto il popolo democratico che sintetizza l'importanza di quella giornata campale.
Alla fine del TG tutti, lentamente, consci della solennità dell'ora e congratulandosi l'un l'altro, fanno ritorno ai rispettivi uffici. Rosa la Chianina (così, in omaggio alle sue origini popolari è affettuosamente chiamata la Bindi), Gargamella-Bersani e Capitan Findus (D'Alema, per via dello yacht) si abbracciano affettuosamente l'un l'altro. Poi, la responsabilità democratica riprende il sopravvento. Bisogna pensare al futuro.
"Organizzerò subito un Congresso Straordinario del Partito" fa la Rosy per suscitare l'applauso dei colleghi; che non sgorga, però.
C'è un momento di pausa; ci vorrebbe sì, un'idea, ma dovrebbe essere forte abbastanza per celebrare l'importante avvenimento e dare nello stesso tempo una risposta alla Crisi economica... ma quale?
Come al solito ci pensa la Camussa. Fino a quel momento schiva, quasi in disparte, ora la Rossa sente che il suo momento è arrivato. Avanza lentamente verso i tre, poi si ferma proprio in mezzo alla stanza, le gambe divaricate, i pugni sui fianchi con il grande fazzoletto rosso che svolazzando le incornicia la corta chioma bionda.
"Sciopero Generale!" urla la Camussa. "Contro la Destra, l'Inflazione, il Carovita, la Crisi Economica e per la Pace nel Mondo!! (pausa) E dopo cena... (la bocca, fino a quel momento serrata, s'apre in un sorriso).. Grande Megaconcerto Rock al Circo Massimo!!". E' l'Apoteosi! Ecco la grande idea capace di sconfiggere la Crisi! Immagina (pensano rapiti i presenti)... le Masse... le Bandiere... i Discorsi... la Diretta di Raitré.. e.. i Neri per Caso... Fabi Fibra... Laura Pausini... forse presentati da Saviano!!. Troppo, troooppo Bello!! Ancora una volta le forze della reazione no pasaràn! Tutti si abbracciano l'un l'altro, con le lagrime agli occhi, felici, estasiati. Il grande partito di Lotta e di Governo ha vinto ancora una volta.



Il Qualunquismo

giovedì 25 agosto 2011

Davanti ad una birra lui (Dario), e ad un karkadé freddo io (sono probabilmente l'unico a chiedere e ad ottenere senza essere mandato aff... un karkadé freddo; per questo vado in quel bar), stavamo belli comodi (aria condizionata, ambiente in penombra, niente comitive casinare nei paraggi) a discorrere saltando di palo in frasca pur sapendo che, prima o poi, il discorso là, sarebbe andato a finire.
Il primo a rompere gli indugi, c'è da dirlo?, è stato il mio amico, stremato da cinque minuti e passa di conversazione dove gli argomenti erano (non nell'ordine) il gran caldo che fa, lo spettacolare davanzale che ci aveva la nuova cameriera, e quanto potevamo aspettarci dalla vecchia Robur nel prossimo campionato di Serie A.
"Che mi dici di questa crisi?" ha chiesto improvvisamente. Poi si è messo in attesa della risposta che mi sono, per il momento, ben guardato di dargli. Beh, il fatto che non parlassi di un argomento che, ne era certo, mi stava a cuore, ha messo il mio amico in una situazione nuova e inaspettata; aveva ancora lui la mano e doveva rilanciare.
"Io vorrei proprio sapere di chi è la colpa di questa situazione. Te che ne pensi?" ha chiesto di nuovo. L'ho guardato come se la sua domanda mi avesse distolto da pensieri più importanti (era vero: stavo cercando di indovinare la misura di reggiseno della cameriera), poi, mettendomi seduto ben comodo sulla poltroncina di vimini che mi ospitava, dato un gran sorso alla caraffa di karkadé e assicurandomi che la ragazza non fosse a portata di voce, ho detto, serio: "Penso che sia perlomeno una sesta. Forse una settima, se ne esistono".
Mi ha guardato stupito: per un nanosecondo non aveva capito. E' stato un attimo: "La quinta" ha sentenziato sicuro e io non ho controbattuto: su certi argomenti Dario è assolutamente inconfutabile.
Ma la crisi, anzi la Crisi, era nell'aria: evidente, inevitabile, ineludibile; impossibile far finta di niente.
"Sai, Biri" ha esordito Dario "secondo me la colpa non è del Berlusca. O perlomeno non tutta. Una buona parte sì, però" ha lanciato là come per caso. Beh, il sasso era stato tirato: prenderlo in faccia o cercare di ributtarlo dall'altra parte.
"Secondo me" ho esordito lentamente (e ho visto Dario che si accingeva ad aprir bene le orecchie, per capire "veramente" come la pensassi al riguardo visto che non era mai sicuro di comprender bene quello che gli dicevo),
"secondo me la colpa morì fanciulla. Voglio dire che per trovare i responsabili veri della situazione così come ce la stanno delineando bisognerebbe risalire un bel pò indietro nel tempo. Ci dicono che la crisi è finanziaria e che la colpa è di certi sconosciuti e cattivissimi broker che, come si trattasse di giovani irresponsabili che aggeggiano con macchine non ben definite di cui non conoscono il funzionamento e i meccanismi, un giorno sì ed uno no si mettono a vendere e comprare azioni e obbligazioni rischiando di mandare in bancarotta non solo le aziende titolari delle azioni stesse, ma persino gli stati che sarebbero né più né meno che le Nazioni sovrane, nel caso nostro la nostra beneamatissima Patria, l'Italia che Dio ce la conservi. Il problema è invece un altro e consiste in una degenerazione della forma di Governo che ci ostiniamo a chiamare Democrazia la quale, a lungo andare, perde ogni connotato autoritario anche là dove, una qualche forma di autorità è necessaria. In nome della democrazia si dà voce a tutti, si mettono sullo stesso piano le opinioni di tutti, si rinuncia volentieri a forme che possano sembrare vagamente coercitive e si ricerca sempre il consenso, il dibattito, il compromesso e il tutto immerso in una forma talmente dilacquata di non esercitata autorità che alla fine ogni tipo di autorevolezza cessa e, come converrai, mancando l'autorevolezza lo Stato, o qualunque altro Ente che lo rappresenta cessa di esistere. La degenerazione della democrazia è l'anarchia e l'anarchia, rinnegando il concetto di autorità, semplicemente frende impossibile intervenire per modificare gli eventi. Stai attento, amico mio, non voglio dire che la democrazia è un male e che, per esempio, la dittatura è un bene. Solo che la degenerazione della democrazia (che comporta l'impossibilità di intervenire quando, dove e come sarebbe richiesto), porta alla fine ad un tipo tutto speciale di anarchia non dichiarata dove tutto è permesso e tutte le idee hanno lo stesso diritto di essere professate e riconosciute come valide in modo che la differenza tra il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, l'onesto e il criminale diventa così flebile nel mare magnum di un relativismo che mettendo acriticamente tutte le idee sullo stesso piano le riconosce tutte. In tale situazione (che è quella che stanno vivendo le ex-grandi Democrazie occidentali) è evidente che, senza un rigurgito di dittatura (sperando che il dittatore sia illuminato), la fine di ogni convivenza civile è sicura. Ecco il punto. Ci siamo spinti talmente in là con la democrazia, con i relativismi, con l'abrogazione del concetto stesso di sanzione sociale, con il garantismo spinto fino al grottesco, che non solo non si può, ma non si sa nemmeno più quale era il diritto o l'interesse da difendere.
E quindi ecco che un Berlusca, (ma un Bersani, o un Casini non potrebbero agire diversamente), dietro la minaccia della crisi (che significa fine dello stato sociale e di ogni qualsivoglia sviluppo) vengono "consigliati" da organismi esterni (la famigerata Europa) a porre in essere certe misure. L'Europa (o i mercati, o gli investitori esteri) dettano le regole, il governante le recepisce in una manovra che presenta senza crederci preoccupato solo delle reazioni di quelli che protesteranno reputandosi colpiti dalle misure stesse. A quel punto la manovra viene disconosciuta, modificata, annacquata, o ritirata a seconda della forza di coloro che protestano. 
Lasciamo stare i cosiddetti politici: di destra o di sinistra, in buona fede  o meno, corrotti o corruttori, onesti o disonesti, non sono che poveri uomini in balìa di eventi che ormai non possono più controllare. La sovranità alla quale abbiamo abdicato è ora in altre mani, le decisioni che contano si prendono altrove, a Bruxelles, nelle capitali europee, nelle Agenzie di rating e nei saloni delle Borse per adesso, prima che giungano altri padroni (che già si stanno preparando...), padroni più determinati, più autoritari, meno "democratici" e provenienti da più lontano. Allora ci sarà la vera Crisi, quella che determinerà la fine prima dello status quo e successivamente della nostra civiltà tout court." E qui ho fatto stop.
Essendomi di nuovo dedicato al karkadé ecco che Dario è (finalmente) sbottato: "Ma che pessimismo! Che Cassandra che sei! Accidenti come la vedi nera!". Era preoccupato Dario, così, dopo che la cameriera è venuta a liberare il tavolo dai nostri bicchieri ormai vuoti, ho pensato bene di tirarlo su con il morale: "Dario; non dirmi che ci sei cascato! O non l'hai capito che scherzavo? Figùrati se è il caso di avvilirsi per la degenerazione della Democrazia o di prendere sul serio questa... questa crisi. Se la Democrazia è in crisi ci resta sempre il benedetto Qualunquismo. Finché c'è la salute, ci pagano la pensione, non vengono a tirarci fuori di casa per mandarci a dormire sotto un ponte e ci si può permettere di andare in un bar come questo a prendere un karkadè freddo ma di che crisi si parla? E, a proposito dimmi: ma l'hai vista bene? A me parrebbe una sesta." Dario, per una volta, non ha risposto.

Ma cos'è questa crisi?

venerdì 12 agosto 2011

Dopo alcune migliaia di anni (da quando esiste la Storia) in cui l'Uomo ha compiuto passi da gigante sulla via del Progresso, proprio ora che la Globalizzazione Integrale pareva (ed è) sul punto di compiersi e le Potenze Occidentali si dannano per diffondere a destra e a manca i semi meravigliosi della Democrazia, della Giustizia e dell'Uguaglianza Religiosa; proprio adesso che il Benessere Sociale e Solidale stava per impiantarsi definitivamente nell'Europa Unita (oltre che nell'America Puritana e Multiculturale).. ecco che: BANG!! o che è? E' arrivata la Crisi.
La gente non se ne rende conto. Si guarda intorno, smarrita. Prova a scorrere le articolesse dei giornali, a chiedere lumi agli amici considerati più informati sulla situazione... Niente. Nessuno ne sa niente. Nessuno vuol dire niente.
Ma come? ci si chiede (o almeno dovremmo chiederci): o se fino a ieri andava tutto a gonfie vele. Il Governo aveva appena rifinanziato le missioni militari all'Estero (che costano; oh, se costano! E non solo in quattrini), aveva dato il via al progetto per il Ponte di Messina, studiava di tagliare la pressione fiscale (prima della fine dell'Anno!: aveva dichiarato perentoriamente) ed ecco che, all'improvviso: Aiuto, ragazzi!! Che c'è? C'è che non ci sono più soldi. Perché? Perché i cattivi investitori esteri non ci vogliono prestare più i soldi di cui abbiamo bisogno per andare avanti e noi non sappiamo come riuscire a far cassa. (Traduzione: i nostri BTP non tirano più e se non ce li comprano non ci s'ha un soldo per far cantare un cieco; per renderli ancora appetibili dobbiamo pagare più interessi e così facendo va a finire che tutta la ricchezza prodotta dalla Nazione va a finire in interessi pagati ai Paesi esteri).
Cosa è successo? Chi è stato? Come, è perché? Di chi è la colpa? (Uno vorrebbe che qualcuno rispondesse a queste domande...)
La risposta arriva a stretto giro di posta con interviste reticenti e autoassolventi dei membri della Casta. La risposta è la seguente (con varie sfumature): "La colpa non è di nessuno e se è di qualcuno non è nostra". Dicono tutti così. Proprio tutti.
Si fanno le domande (poche, impaurite, vaghe) ai vari ospiti dei telegiornali e pare di rivedere un nastro già visto e appena riavvolto.
Il Governo e la Maggioranza (la Maggioranza! Ma di che?) danno la colpa rispettivamente a: I Governi precedenti (dell'altra parte politica), la Congiuntura Economica, le Borse, le Agenzie di rating, le Banche, la Mafia, la Germania, la Francia, la Cina e, dulcis in fundo, l'onnipresente Facebook.
L'Opposizione dà la colpa a: Il Governo in carica.
La gente non ci si raccapezza; avverte solo un puzzo di fregatura che la dice lunga sui rimedi che "Gli Innocenti" (così si autodefiniscono quelli della Casta dominante) si apprestano a varare.
Che poi hanno due soli requisiti: far pagare agli altri (la gente normale) i danni che loro (quelli della Casta) hanno provocato.
E così prepariamoci ad allentare, ancora una volta, i cordoni del borsellino.
Se così facendo la Crisi sarà sconfitta, vedremo sfilare ancora in TV i soliti noti a dirci quanto sono stati bravi (loro! non noi che abbiamo pagato!), se invece la Crisi continuerà daranno la colpa a qualche cosa di imprevisto (oroscopo? macchie solari? effemeridi sfavorevoli?) e andranno a godersi i loro immeritati guadagni da qualche parte lasciando volentieri il timone del comando a qualche altro incapace che ci martirizzerà con misure ancora più dure, velletarie e inefficaci delle loro.
"Ma tu sei troppo pessimista! (li sento di già, i commenti). E poi, che proposte avresti, sentiamo un pò".
Calma, calma per favore. Innanzitutto non sono io a dover fare proposte per risolvere questa popò di Crisi Mondiale. Ce l'abbiamo o no una Classe Dirigente? (Io penso di no, ma sorvoliamo). Dovrebbe essere lei, la Classe Dirigente che, una volta che ha sbagliato ogni previsione non prevedendo non dico la Crisi, ma addirittura ipotizzando il Risanamento dello Stato entro 3 anni (Il Risanamento!! Entro 3 anni!!); dovrebbe essere lei, la Casta insomma, a trovare modi e mezzi (ma che non siano sempre e solo i "nostri" mezzi) per sconfiggere la speculazione internazionale.
Ovviamente non ci riuscirà. Nessuno può riuscirci. Perché la Storia parla di declino irreversibile dell'Occidente e la Storia non può essere cambiata. Solo, ho un sogno. Nel sogno vedo tutti i parlamentari, i governanti, il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Commissioni e quelli delle Camere, e poi i portaborse, i segretari, gli esperti economici, i gruppi consiliari, i gruppi parlamentari, i deputati europei e chi più ne ha più ne metta, li vedo, dicevo, sfilare in corteo per le vie principali della città, e, in diretta televisiva e in HD, li vedo presentarsi uno per uno davanti alle telecamere a dirmi (a me, ma anche a te, a tutti quelli che "veramente" sono vittime della situazione): "Scusami tanto ma non sono stato all'altezza della situazione". Poi, senza clamore, ordinatamente e in silenzio, vedo il lungo corteo muoversi verso il porto (nel mio sogno la mia città ha un porto) dove tutti salgono la scaletta per essere imbarcati (muniti di un biglietto di sola andata) su un transatlantico (nel sogno lo vedo già,  bello grosso come ci vuole) che, lévate le ancore, si dirige in mare aperto e sparisce, presto, oltre l'Orizzonte.

Le misure contro la crisi

mercoledì 10 agosto 2011

Certo che così non se lo sarebbero mai aspettato. Quando Silvio, tre anni orsono, stravinse le elezioni ottenendo una maggioranza parlamentare schiacciante, Bersani, Franceschini e la Bindi (per non parlare di D'Alema) se l'erano vista parecchio ma parecchio brutta. Ma come? Dopo tutti gli attacchi che gli avevano portato (supportati da tutta la stampa cosidetta "indipendente", da tutta la magistratura cosidetta "imparziale", dalle reti televisive più colte e prestigiose), il Cav non solo rivinceva le elezioni, ma lo faceva in modo da porre seri dubbi sulla stessa possibilità di un'opposizione di sinistra in Italia.
"O Dio bonino, ma proprio a noi doveva capitare una cosa così" si lamentava la Rosy, passeggiando nervosamente su e giù per le stanze della Sede del PD, incapace di trovar pace. "Mo bada ben, Rosy, che io me lo sentivo. Ma mica così? Socc'mel, ma dove l'è che abbiamo sbagliato?", Bersani non si capacitava. Cercava invano di incontrare lo sguardo di Franceschini, che, zitto zitto, in un angolino, faceva finta di parlare al telefonino per non essere costretto, lui, segretario del partito in carica, a dare spiegazioni.
Solo D'Alema rideva sotto i baffi. "Mi volevate fare le scarpe, eh?" sogghignava "O ciucciatevi il Berlusca, tiè!" Quasi godeva della sconfitta.
Poi però le cose erano cambiate. Cominciò quel ciucchettone di Tartaglia a dare una bella scossa al Cavaliere: mica un colpo da niente, quasi gli aveva portato via un occhio! Berlusconi non fece una grinza, ma ci sformò. Poi venne la D'Addario, la escort con registratore incorporato che se ne venne a "la Repubblica" a raccontare per filo e per segno, il prima e il dopo, il sopra e il sotto, il davanti ed il didietro delle sue serate ad Arcore. Berlusca, da quel signore che è, glissò su tutta la faccenda, ma un pochino vacillò. Eccoti poi la moglie, la Veronica, che, in quanto coniuge cornuta, si vide riconoscere in sede di divorzio certi alimenti che ci avrebbe mangiato una nazione intera. Berlusconi, signorilmente pagò, ma cominciò ad inc..arsi. Poi vennero, di seguito una all'altra: richiesta di incarcerazione per i diritti Media Trade; l'affaire Mills; lo scandalo a luci rosse delle seratine allegre trascorse in dolce compagnia (Ruby e company) a Palazzo Grazioli, ad Arcore, a Villa Certosa e in qualunque altro luogo atto allo scopo; e poi il rimborso miliardario a De Benedetti; lo scisma di Fini...
Ce n'era da ammazzare un toro. Il Berlusca, per la prima volta era veramente alle corde come un pugile suonato. Pareva che da un momento all'altro, bastava chiederlo, e il dittatore nero sarebbe stato ignominiosamente defenestrato spalancando le sale dei bottoni dei Palazzi che contano alla vittoriosa Opposizione, che, c'era da giurarsi, in brevissimo tempo avrebbe restaurato tutto il suo armamentario culturale fatto di concertazioni, dibattiti, commissioni, comitati e compagnia che, sempre all'ombra dell'intoccabile Resistenza (e della bandiera del Che Guevara; ci se n'era scordati?) avrebbe riportato il progressismo ai massimi vertici del potere indecisionale.
O allora, che stava succedendo? O perché il Cavaliere Nero era sempre lì? O perché non se ne andava ora che anche lui sembrava stanco, ora che anche i suoi lo stavano velocemente scaricando?
Era avvenuto un fatto.
Il fatto era che l'Italia stava cominciando ad andare ineluttabilmente a rotoli e per cercare di risollevarla c'era bisogno di chiedere sacrifici (e duri, e tanti) alla gente. Sì, insomma, ci voleva qualcuno che avesse la faccia tosta di ripresentarsi davanti al popolo con tutto lo stesso armamentario di leggi e leggine che: aumenta una tassa di qua, togli un'esenzione di là, aumenta i ticket ospedalieri, metti le accise sulla benzina, sposta in avanti l'età pensionabile, aumenta il prezzo di sigarette, tram, treni, autostrade, asili nido, tasse scolastiche e IVA.. avrebbe permesso di rimandare il crack di qualche anno preservando nello stesso tempo la Casta dominante dalla perdita di uno solo dei suoi incoffessabilissimi, immeritatissimi ed esageratissimi privilegi.
Rosy, Franceschini, D'Alema, Fassino, Vendola e tutti i capi del glorioso partito che fu una volta il P.C.I. si erano guardati negli occhi.
"Ragazzi" aveva detto la Rosy quando si accorse che nessun altro avrebbe preso la parola; "Se noi andiamo al governo e prendiamo una sola di queste misure impopolari, siamo finiti. Estinti. Distrutti. Non ci voteranno più nemmeno gli immigrati clandestini del Saharawi, nemmeno le prostitute senegalesi del Raccordo Anulare, nemmeno i black block del Leoncavallo, nemmeno le gang del No-Tav nonostante tutto quello che abbiamo fatto per loro".
Passarono un minuto in silenzio.
"E se, che so?" azzardò Franceschini "Proponessimo l'aumento dell'età pensionabile per tutti?"
"Spiègati bene" chiese minaccioso D'Alema.
"Volevo dire" balbettò Franceschini "Anche per noi della Casta.."
"Cosaaa?" Il grido all'unisono spaventò il giovane democratico al punto che questi non osò replicare e se ne uscì a fare due passi tutto impermalosito.
"Ho trovato. Per far digerire le misure al popolo potremmo mettere una grande tassa sui beni di lusso. Diamanti, Limousine... yacht..." azzardò la Bindi.
D'Alema la incenerì con lo sguardo: "A Rosy.. pensa un pò ai cazzacci tua" le fece tutto incavolato. La poverina non osò replicare.
Alla fine convennero che sarebbe stato meglio tenersi Berlusconi almeno fino a che non avesse aumentato le tasse, alzato le tariffe e rivisto l'età pensionabile. Loro si sarebbero fatti vivi dopo, per denunciare i provvedimenti filofascisti di un governo di destra.
Per adesso era meglio lasciar stare. Attendere. Defilarsi. Tenere basso profilo. 
"Ma allora" fece Bersani "Dovrò anche smettere di chiedere ogni minuto le dimissioni del Cavaliere?"
"Meglio lasciar perdere, per ora" gli fece piano D'Alema, "Fagli fare queste leggi impopolari e vedrai che fra poco, passata l'emergenza, il Cavaliere non ci sarà più". 
E mentre quello, sconsolato, si allontanava; "E nemmeno tu" fece, come parlando tra sé e sé.