Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci

Il polso del Paese

martedì 8 maggio 2012

Dario non credeva alle sue orecchie. Insomma: gli pareva impossibile. Eccolo quindi dal suo più caro amico (io; me; il sottoscritto) a chieder solidali parole di conforto o almeno un commento anestetico e rassicurante a ciò che aveva udito (o gli era parso di udire?). Arièccoci quindi al solito bar, seduti davanti al solito tavolino, di fronte al solito caffè (lui) e tamarindo con ghiaccio (io) a cercar di scoprire l'arcano. Di che si trattava? Cosa era successo?
"Forza, raccontami quale è la cosa che ti ha così turbato. Di che si tratta?".
Senza riportare integralmente le parole di Dario ecco qui il veloce riassunto di ciò che lo aveva così sfavorevolmente colpito: niente di eccezionale, solo alcune dichiarazioni che aveva sentito in televisione, al telegiornale. Il mio sensibile amico aveva ascoltato (o gli era sembrato?) il nostro beneamato Presidente che, di fronte ad una delle solite platee che giornalmente lo ospitano per dar modo ai cronisti di riportare in prima pagina le  sue imperdibili frasi (siano esse mòniti, o dichiarazioni patriottiche, o larvate minacce a chi non fa quello che lui vorrebbe...) aveva detto  (o gli era parso?) 
1: che chi non paga le tasse è un antiitaliano, delinquente e traditore, e 
2: che non bisogna voltare le spalle alla politica (intendendo con la parola "politica", i partiti appoggiaMonti). 
Ma come? (diceva Dario) Per quanto riguarda l'evasione bisogna distinguere. Se le tasse sono spropositate o palesemente inferiori ai servizi che lo Stato ci offre, e in presenza di crediti da far valere nei confronti dello Stato stesso, l'evasione è comprensibile e l'accusa di antiitalianità non ci azzecca per niente; e per quanto riguarda i partiti politici, perché mai bisognerebbe continuare a dar loro credito dato che in passato hanno prodotto solo danni portandoci in questa situazione e al presente, ridotti a ratificare sic-et-simpliciter le decisioni dei professori, non servono a niente?
L'ho rassicurato (Dario).
"Vedi, amico mio" -gli ho spiegato- "Tu non hai capito niente di ciò che il Vecchio Nocchiero ha detto. Devi considerare che ad una certa età (anzi, ad una certissima età) e nell'Alta Carica che ricopre, il Nostro non può parlare, per così dire, papale papale. Le sue parole devono essere interpretate. La sua massima preoccupazione è il degrado del Paese, l'aumento della delinquenza, l'inflazione e la disoccupazione a tutti i livelli, quella giovanile e quella di chi più tanto giovane non è. Se la gente mandasse a casa tutta questa plètora di deputati, senatori, consiglieri, portaborse, segretari, sottosegretari e via cantando, tutta gente che vive di politica, che ha fatto sempre e solo politica e che non sa far altro che politica, cosa ne sarebbe di loro e delle loro famiglie? D'accordo, lo so, lo so - dice senza dirlo il vecchio Presidente - che sono parassiti, superpagati, supercoccolati, inutili e spesso corrotti o corruttori ma che facciamo? Li mandiamo a ramengo da un giorno all'altro? E non pensate alle loro mogli, ai loro figli, alle loro amanti, costrette di punto in bianco a vivere come tutti i comuni mortali senza esserci abituate? La perdita di potere è micidiale e passar da padreterni a str...zi patentati nemmeno in grado di fare una raccomandazioncina non è facile per nessuno. Molti si ammalerebbero, altri, forse, la farebbero finita..."
"Come quegli imprenditori che si suicidano perché non riescono a pagare le tasse?" ha interrotto Dario.
"Uguale spiccicato. E allora ecco il Gran Vegliardo che dall'Alto della sua Sua Carica ci indica la strada da seguire. Lasciare che la Casta resti là dove si trova a fare ammuìna (tanto la politica VERA, si sa, la fa la Merkel) e pagare le tasse che quelli della Casta ci impongono per permettere ai componenti della stessa Casta di mantenere le loro prebende, i loro stipendi, le loro indennità e i loro privilegi. Sennò, che Casta sarebbe? Quindi, caro Dario, rassicùrati, il Presidente non ha dato di fuori di brutto, anzi, ha cercato, con le sue parole, di contrastare la piaga della disoccupazione. E dovrai ammettere che la cosa è altamente encomiabile. Per conto mio, lasciami gridare: Evviva il Presidente!"
Dario non mi pareva convinto. Mi ha sventolato una pagina di giornale sotto il naso. Il titolo a caratteri cubitali era dedicato alle elezioni amministrative di Maggio. C'erano alcuni numeri: Astensione dal 30 al 40 per cento; Grillo dal 10 al 20 per cento...
Vedendo che Dario stava per dirmi qualcosa l'ho preceduto:
"Lo vedi? Non tutti si sono astenuti. E qualcuno è andato a votare pure per la Casta. Aveva ragione il Presidente: gli italiani amano la politica e i politici. Sembra un pò rinco , il nostro Presidente, ma bisogna ammettere che ha in mano il polso del Paese."
"Ma leggi qui! Ha detto che non esiste il boom del partito di Grillo! Ha detto che gli Italiani hanno dato fiducia al Governo Monti!" ha sbottato Dario.
L'ho guardato severamente:
"Ma insomma Dario! Si tratta di un ultraottuagenario! Una volta potrà farla fuori dal vaso pure lui, o no?".
Ci siamo lasciati in cagnesco.

La macchina della verità

venerdì 20 aprile 2012

Ho avuto modo di rivedere (o  vedere per la prima volta, non ricordo) un vecchio programma televisivo. L'hanno (ri)trasmesso nel corso di uno di quei programmi nostalgici e a costo zero con i quali la RAI celebra sé stessa riproponendo ai telespettatori alcune sequenze celebri di trasmissioni risalenti ai primi anni della televisione italiana.
In questo c'era uno che spiegava come in America la polizia potesse fare affidamento su un mezzo tecnico veramente rivoluzionario per valutare se, durante l'interrogatorio, il sospettato rispondeva alle domande degli inquirenti con sincerità o se cercava di mascherare le proprie responsabilità dicendo il falso. La meravigliosa invenzione (chiamata semplicemente: la 'Macchina della Verità') era composta (per quanto si potesse vedere) di una scatoletta di metallo dalla quale uscivano un rotolo di carta e alcuni fili (elettrodi?) che venivano collegati con delle ventose a varie parti del corpo del sospettato, come se lo si sottoponesse ad un elettrocardiogramma. Poi si cominciava ad porre domande all'indagato e, di fronte ad ogni sua risposta, bastava dare un'occhiata al rotolo di carta che usciva dalla "Macchina della Verità" per sapere se il tizio aveva detto il vero o il falso. Si affermava che la prodigiosa Macchina era affidabile al cento per cento, che si trattava di una invenzione destinata a rivoluzionare i metodi di indagine, che presto si sarebbe diffusa presso tutte le Polizie del mondo, ecc. ecc.
Alla fine della trasmissione mi sono messo a pensare: ma perché le Macchine della Verità non sono così diffuse come meriterebbero? Impossibile che al giorno d'oggi non si possano costruire in serie e anche più maneggevoli e più affidabili di quella vista in TV. E pensare che potrebbero svelare, una volta per tutte e al di là di ogni ragionevole dubbio se, di fronte ad una dichiarazione (o ad un'affermazione, ad una giustificazione, ad una risposta in genere) ci si trovi di fronte ad una bugìa. Basterebbe, ho pensato, che ognuno di noi si dotasse di una dispositivo portatile similare, per riconoscere se quello che viene affermato è vero o falso. In quest'ultimo caso la macchinetta dovrebbe emettere un piccolo ma acuto suono (basterebbe un 'biiiip!' di due secondi) per indicare al bugiardo che la sua bugia è stata riconosciuta e indicarlo così al pubblico ludibrio.
Poi, a mente ferma, ripensandoci bene, ho pensato che una cosa del genere anche se fosse possibile non sarebbe accettabile: vi immaginate il frastuono infernale di milioni di 'biip!' che risuonerebbero in ogni posto, ad ogni ora, in ogni occasione? E questo perché ogni nostra interazione sociale è basata sulla menzogna. Insomma si mente sempre, in ogni occasione, al punto che non ci si fa più caso. Non ci credete? Ecco qui un piccolo elenco (ognuno potrà sbizzarrirsi a completarlo come vuole) delle frasi e delle parole più usate che farebbero risuonare infallibilmente l'allarme della Macchina della Verità:


Frasi:


"io dico sempre pane al pane e vino al vino";
"ti ho telefonato per tutto il giorno ma era sempre occupato";
"ti trovo bene";
"non ho spiccioli";
"non per impicciarmi negli affari tuoi, ma...";
"che cosa vuoi che me ne importi";
"lo dico solo per il tuo bene";
"non ho fatto altro che pensare a te";
"avevo il cellulare scarico";
"come sono contento di rivederti!";
"che vuoi che me ne importi";
"io sto bene anche da solo";
"non lo sapevo";
"lo dico contro il mio interesse";
"figuriamoci se ho paura di lui";
"io son buono e caro ma...";
"sei in forma smagliante";
"fidati di me";
"non c'è di che preoccuparsi";
"scusami ma non ti avevo visto";
"sono molto occupato";
"non ci penso affatto!";
"se vieni a trovarmi mi fai piacere";
"quando dico no è no";
"ci penso io, stai tranquillo..";
"mi dispiace";
"te lo giuro";
"lo sai che puoi contare su di me";
"sono spiacente";
"sono imparziale";
"vado un momento a lavarmi le mani";
"ci metterei la mano sul fuoco";
"non me ne importa";
"sia detto senza offesa";
"esclusi i presenti";
"vado a vedere se c'è";
"ho un impegno";
"sia come non detto";
"non perché la cosa mi riguardi";
"non per essere curioso";
"non è per mancanza di riguardo ma...";
"non l'avrei mai creduto";
"io però l'avevo detto";
"ci penserò su";
"con me c'è poco da scherzare";
"non per vantarmi, ma...";
"non gli ho risposto per educazione";
"lo faccio solo perché sei te";
"ti credo sulla parola";
"il più bel regalo che tu potessi farmi";
"posso fare ciò che voglio";
"mi farebbe un piacere enorme";
"ricordo perfettamente";
"io non russo";
"un giudizio spassionato";
"non scorderò mai questo momento";
"una persona molto per bene"
"sono convinto che eri in buona fede";
"oh, che bella sorpresa!";
"quando vuoi";
"vado a vedere se c'è";
ecc. ecc......


Parole e definizioni:


"olio d'oliva";
"burro";
"prezzi modici";
"sotto costo";
"no-profit";
"senza spese";
"zero interessi";
"una critica serena";
"per sempre";
"originale televisivo";
"best seller";
"Partito Democratico";
"una cronaca imparziale";
"fedele";
"una posizione incantevole";
"qualità superiore";
"infrangibile";
"genuino";
"a miglior vita";
"autentico";
"una ragazza ingenua";
"indelebile";
"rammendo invisibile";
"garanzia illimitata";
"senza limiti";
"giudizio equanime";
"pasta fatta in casa";
"arte contemporanea";
"cantante rap" (Perché? Perché se uno fa il rap non è un cantante);
"uova di giornata";
"pescato oggi";
"libertà".
ecc. ecc.....

L'ora di Natuzza

mercoledì 11 aprile 2012

Ieri, tornando a casa, sono passato per i giardini pubblici. A dire perché l'ho fatto, onestamente non saprei dare una risposta attendibile; ho sempre diffidato da simili luoghi dove, tra traballanti piccioni curiosi che ti intralciano il cammino e i soliti marmocchi vocianti si possono incontrare solo badanti in libera uscita, patetiche peripatetiche (notare il bel gioco di parole), tristi pensionati e giovinastri dal ghigno feroce o disperato. 
Fatto sta che, mentre traversavo il largo spiazzo ghiaioso a passo piuttosto svelto, ho notato, seduto in disparte su una panchina, un uomo con viso che non mi era ignoto, qualcuno che avevo già visto e che sul momento non riuscivo a inquadrare nella memoria per dargli un nome. Mezza età... capelli grigi... dove lo avevo visto? Era un vecchio conoscente che non riuscivo a ricordare? Era una persona famosa che avevo conosciuto in televisione? Boh.. L'uomo stava seduto nella panchina a testa bassa, gli occhi socchiusi e una espressione abbacchiata che stonava con la sua figura sobriamente elegante. Ho provato a guardarlo meglio, senza dare nell'occhio però, per non sembrare importuno, o invadente. Aveva la barba non fatta, larghe occhiaie e ogni tanto scuoteva la testa senza alzare lo sguardo, come fosse immerso in gravi, tristi pensieri.
Poi, improvvisamente un lampo nella mia mente: "Zac!".  L'avevo riconosciuto. "Ecco chi è!" ho gridato (dentro di me).
Si trattava nientepopodimeno che del Professor Antonio Ereditato, uno dei responsabili del CERN, quello passato agli onori (prima) e agli oneri (poi) della cronaca mondiale per il famoso esperimento del superneutrino, quello che andava (almeno a sentir lui, l'Ereditato) più veloce della luce.
Per qualche giorno il professore era salito agli onori della cronaca scientifica per il suo storico contributo all'immagine della ricerca scientifica italiana; quando poi il suo esperimento si era rivelato una bufala, il professore, sbeffeggiato dalla stampa mondiale, aveva dovuto chiedere (essendone subito accontentato) di essere messo a riposo.
Eccolo lì, ora. Ai giardinetti, solo, intristito, pensando alle sue disgrazie, evidentemente.
Beh, l'occasione era ghiotta. Con una scusa mi sono avvicinato al tipo e, dopo esser riuscito ad attaccar discorso basandomi sulla mia famosa faccia tosta, sono riuscito a porgli alcune domande che mi stavano particolarmente a cuore; domande alle quali, devo dire, il professor Ereditato ha risposto di buon grado. Forse aveva bisogno di qualcuno con il quale sfogarsi, qualcuno al quale raccontare cos'era veramente successo in quel maledetto esperimento, per liberarsi il cuore da un dolore insopportabile.
"Mi dica tutto, Professore" gli ho detto "si confidi con me che, anche se sono per ora un illustre sconosciuto, aspiro ad esser considerato suo amico. Cominciamo dal giorno di quel famoso esperimento".
"Quel giorno... giorno maledetto" ha sospirato Ereditato. Poi ha proseguito:
"Quel pomeriggio era tutto pronto, al CERN. L'esperimento che avrebbe dovuto certificare la più grande scoperta del millennio era stato preparato da mesi. Si trattava di lanciare un neutrino (le risparmio il nome scientifico; noi del CERN lo avevamo soprannominato: Triny) dal laboratorio del Gran Sasso e misurare dopo quanto tempo sarebbe giunto a Ginevra dove, fior di fisici famosissimi e muniti dei sistemi di misurazione più precisi e complessi lo stavano ansiosamente aspettando. D'altra parte la verifica della sua velocità era relativamente semplice da appurare: se il neutrino fosse giunto a Ginevra in un tempo minore di quello che la luce avrebbe impiegato a compiere lo stesso percorso, la mia teoria sarebbe stata convalidata e certificata senza ombra di dubbio. Poiché infatti è la velocità della luce che determina il passaggio del tempo si può dire che se Triny fosse arrivato a Ginevra prima di partire dal Gran Sasso la mia teoria sarebbe stata confermata. Ci pensa! La teoria di Einstein messa in soffitta! Tutte le ipotesi sullo spazio-tempo, sulla creazione dell'Universo e del Big Bang avrebbero dovuto essere riviste, ed il mio nome, quello di Antonio Ereditato, sarebbe risuonato in tutte le assemblee scientifiche, sarei entrato di diritto tra i più grandi scopritori dell'Umanità, citato in tutti i libri di testo, invitato ai consessi più prestigiosi, ricercato dai Grandi della Terra. Insomma sarei diventato l'Uomo più famoso del mondo! Accidenti alla Natuzza!".
Quest'ultima imprecazione mi giunse inaspettata. Ero stupito: chi era questa Natuzza? cosa mai aveva suscitato tanta ira nei ricordi del professore? Ma Ereditato, che aveva visto il mio sconcerto, ha fatto un gesto con la mano come a dire: "Dopo... dopo..." e ha proseguito:
"Quella mattina (l'esperimento doveva essere effettuato alle prime ore del mattino per certe ragioni elettrofisiche che non starò a spegarle), l'intero staff del CERN era in attesa davanti all'enorme macchinario che avrebbe permesso di dare il via all'esperimento del millennio. Io era seduto al posto di controllo, pronto a premere il bottone rosso con su scritto: "RUN!", e pronto a rispondere al telefono che collegava il nostro laboratorio con quello di Ginevra. Guardo nervosamente, ansiosamente il mio grande orologio elettronico... Inizia il conto alla rovescia che, giunto alle ore 5 avrebbe dato inizio all'operazione. Il cronometro scandisce i secondi... ne mancano solo 10 alle ore 5; poi... -meno 4- meno 3- meno 2- meno 1-: VIA! Le cinque! Premo il bottone, Triny scatta come un fulmine, l'esperimento è iniziato!.  Sento urla di gioia al telefono. La suspense è alle stelle; chiedo con voce roca se Triny è giunto a destinazione e in che tempo. Da Ginevra mi rispondono: "Il vostro neutrino è giunto qui da noi alle ore 4 e 10 secondi! Garantito al limone!". E' un tripudio! Triny è giunto prima di partire! La luce, Einstein, il Big Bang vadano a farsi benedire! Tutta la fisica deve essere rivista! Sono io, il professor Antonio Ereditato, il nuovo padrone dell'Universo!".
Il professore a questo punto si fermò. Si asciugò una lacrima che aveva cominciato a scendergli giù per il viso, poi si erse su tutta la sua statura e, i pugni stretti alzati contro il cielo tempestoso, la bianca chioma ondeggiante al vento di tramontana, gridò: "E invece... Maledetta sii tu, ovunque tu ti trovi, o Natuzza Pecorelli!".
Era un mistero; volevo vederci chiaro: "Professore si spieghi. Perché l'esperimento fallì? E chi è questa Natuzza Pecorelli?".
Solo dopo un tempo che mi parve lunghissimo l'Ereditato riuscì a ritrovare la calma necessaria per proseguire il suo racconto.
"La signorina Pecorelli Natuzza era una delle donne delle pulizie impiegate al CERN; una di quelle indispensabili, operose femmine che ogni sera, quando il personale tecnico esce dal laboratorio, passano di stanza in stanza a lavare i pavimenti, svuotare  i cestini, lucidare gli scaffali e pulire i bagni in modo che i locali, all'indomani, risultino lindi e decorosi. Bene, detto questo bisogna dire che la signorina Pecorelli era la lavoratrice più servizievole del mondo. Quello che quella benedetta donna più desiderava era farsi benvolere da tutti e per questo era sempre la prima ad entrare e l'ultima a uscire, sempre pronta se c'era da fare un'ora di straordinario e disponibile per qualunque lavoretto gli fosse richiesto, anche se esulava dalle sue mansioni, anche fuori dall'orario di servizio."
Lo guardavo, in silenzio. Sì, va bene, ma allora?
"Due furono i responsabili del mio fallimento: una notizia e la signorina Natuzza Pecorelli. Ecco gli strumenti diabolici di cui si è servito il destino per rovinarmi" proseguì lentamente il professore.
Non capivo. Una notizia? La signorina Natuzza?
"Ma si spieghi, professore. A quale notizia si riferisce? E in che modo si rivelò così ferale?" chiesi  con impazienza.
"L'introduzione dell'ora legale. Forse ricorderà che il giorno del famoso esperimento coincideva con quello in cui l'Europa (salvo pochi Stati) adotta l'ora legale. Si chiama anche ora estiva, serve per recuperare un'ora di luce e richiede che gli orologi dei Paesi che la adottano vengano rimessi avanti di un'ora. Una operazione banale che viene compiuta in pochi secondi ma che può nascondere terribili insidie. La sera della vigilia avevamo ovviamente tenuto conto del fatto e avevo appositamente incaricato un mio collega affinché, il giorno successivo, non appena fossimo giunti al laboratorio, si preoccupasse di mettere le lancette avanti di un'ora. Naturalmente la stessa manovra sarebbe stata fatta nel laboratorio di Ginevra poiché anche la Svizzera, come noi, adotta nello stesso giorno l'ora legale. Bene, date queste disposizioni ce ne andiamo tutti a dormire, eccitatissimi per la grande giornata che ci attendeva....ma..."
"Ma?" chiesi con voce alterata
"Ma non avevamo fatto i conti con la maniacale precisione della signorina Natuzza. La ragazza si era trattenuta fino a tardi per compiere le sue mansioni e, quando, terminato il suo lavoro, si apprestava ad andarsene finalmente a casa a gustarsi il suo meritato riposo, si accorse di essere rimasta completamente sola nell'enorme laboratorio del CERN. Prima di spengere le luci ed uscire notò sulla lavagna che usiamo per gli appunti e i promemoria la scritta "Mettere gli orologi un'ora avanti!" che avevo scritto affinchè il collega Perruccelli, incaricato di provvedere al passaggio all'ora legale il mattino successivo, non se ne dimenticasse. Ma Natuzza, giovane ingenua e servizievole (che Dio la strafùlmini), pensando che quella nota scritta sulla lavagna fosse un ordine per lei, non ci pensò due volte e rimise avanti di un'ora il grande orologio della sala degli esperimenti. Poi la disgraziata se ne andò tranquillamente a dormire" fece Ereditato, sempre più alterato a ricordare tali terribili eventi.
"Avanti, professore. Vada avanti. E poi?" domandai avidamente. Sentivo che stava per essermi rivelata la chiave del mistero.
"Bene. Giungono le prime ore del mattino, e tutti i tecnici, e me medesimo, entriamo, eccitati per il grande evento che stava per compiersi, nel laboratorio. Il Perrucelli, il tecnico incaricato dell'ora legale, letto quanto stava scritto sulla lavagna, subito rimette avanti di un'ora l'orologio del laboratorio e si accerta, telefonando ai colleghi svizzeri, che anche loro abbiano provveduto alla stessa operazione. -Ok. Procedete- è la loro risposta. E così ci prepariamo all'esperimento, inizia il conto alla rovescia, poi dò il via a Triny e.... il resto lo immagina. Triny arriva sì a Ginevra quasi un'ora prima di quando è partito, ma... ma... (e qui il Professor Ereditato scoppiò in un pianto dirotto).. ma solo perché noi avevamo rimesso il nostro orologio avanti di due ore invece di una! Il nostro orologio segnava un'ora in più: l'ora di Natuzza! Ah, la gran tròia!"
Antonio Ereditato non potè proseguire; i singhiozzi lo soffocavano. Cercai di calmarlo anche per evitare che intorno a noi si facesse gente. Finalmente il povero Professore si quietò.
"Signor Biri, lei è il primo a cui ho raccontato queste cose che restano un segreto noto solo a noi del CERN. Il seguito può immaginarselo: quando la storia della velocità di Triny si è rivelata fasulla, ho dovuto dimettermi e, dall'oggi al domani, eccomi qui: solo, abbandonato da tutti e oggetto del più feroce sarcasmo da parte di tutti i miei ex-colleghi. Come ricordo di ciò che è avvenuto ecco cosa mi resta."
ed Ereditato estrasse dalla tasca della giacca un oggetto che lì per lì non riconobbi. 
"Prenda, prenda pure" fece il professore porgendomelo "Ma faccia attenzione".
Era una piccola scatola, una scatolina di metallo del tipo di quelle che una volta contenevano le celebri pasticche Valda. La soppesai: sembrava vuota. Guardai il professore con un'aria come a dire: "Embè?".
"La apra, la apra pure" fece lui. 
Aprii la scatola, guardai bene dentro per vedere cosa contenesse. Niente. Vuota.
"Ah, mi scusi" disse l'Ereditato vedendo la mia espressione sconcertata "Dimenticavo che non può vederlo senza il nanoscopio monucleare" e mi passò una specie di monocolo che mi affrettai a piazzare davanti al mio occhio destro.
"E adesso guardi; guardi bene. Lo vede? E' lui. E' Triny".
Con l'aiuto del futuristico aggeggio (il nanoscopio monucleare) potei esaminare la scatolina da cima a fondo (sembrava immensa). In un angolino c'era lui, Triny, il neutrino che per un giorno aveva fatto parlare di sé il mondo intero; anche se così piccolo da risultare invisibile ad occhio nudo con l'aiuto del nanoscopio potei vederlo abbastanza bene. Stava seduto, con il capo nascosto tra le ginocchia (almeno così mi parve). Quando si accorse di essere osservato, sollevò di scatto la testa e mi fece una linguaccia. Poi si rimise nella posizione primitiva.
Ho richiuso la scatola e l'ho resa al Professore senza dire niente.
"Lo scusi. Non è musone ma questa vicenda ha scosso profondamente anche lui" ha detto il Professor Ereditato; poi ha proseguito:
"Quando sono stato allontanato dal CERN, Triny ha voluto condividere il suo destino con me. Beh, non sarà così veloce come presumevo, ma mi ha dimostrato di avere un cuore d'oro".
Essersi confidato con me aveva un poco alleviato le pene del celebre fisico. Ci siamo abbracciati prima di salutarci. Chissà se ci rivedremo ancora.

Le elezioni!

giovedì 5 aprile 2012

Pare proprio che le elezioni ci saranno. Non si sa quando, se sarà fra poco, in Autunno, o nella Primavera del prossimo anno, ma si può esser certi che ci saranno. La possibilità di essere chiamati alle urne (come si dice) è una certezza e Nedo ieri è venuto a trovarmi proprio per chiedermi un consiglio in proposito.
Dovete sapere che Nedo è uno dei miei più cari amici anche se da qualche tempo abbiamo poche occasioni di stare insieme. Lui però mi stima e condivide gran parte delle mie idee (anche se le due cose sembrerebbero incompatibili) e poiché non sa raccapezzarsi tra le cose che riguardano il variegato mondo della politica, ecco che è venuto a chiedermi come dovrà comportarsi se e quando sarà chiamato ad esercitare il sacro diritto (e dovere) del voto.
Era abbastanza sconcertato, Nedo, quasi incredulo. Mi ha confessato che il semplice fatto che la cosidetta "classe politica" (o, come dicono gli ignoranti: "Casta") senta il bisogno, non solo senza vergogna ma nemmeno senza il più piccolo imbarazzo (dice Nedo) di riproporsi alla guida dell'Italia dopo lo spettacolo tra l'inverecondo e il pietoso che ha dato di sé, è un fatto (per lui) talmente sfacciato da divenire addirittura una provocazione culturale, come una performance surrealista, un "happening", una pièce di Ionesco o una di quelle notizie che si rinvengono a volte su Internet e non si sa quale attendibilità dar loro, non essendo in grado di capire se siano burle, "tarocchi" o solamente provocazioni.
Insomma se siamo nelle condizioni in cui siamo (dice Nedo) è perché i nostri governanti e il Parlamento che li ha prodotti, non sono stati in grado di fare alcunché, prigionieri delle loro ideologie, ricattati dalle loro clientele elettorali e comunque impediti ad agire anche e sopratutto dalla loro congenita, atavica, ineluttabile incapacità.
"E ora va a finire che ci chiedono ancora di votare per loro! Che facce toste! Votare per loro e i loro partiti per continuare a farsi mantenere dal popolo, per continuare a non fare un c... (qui Nedo ha proferito una parola che, benché usatissima a destra e a manca, non mi sento di riportare), godersi la bella vita, pavoneggiarsi in televisione, tagliare nastri, rilasciare interviste, viaggiare in auto blu,  e tutto a nostre spese..."
"Basta, Nedo. Ora basta" l'ho interrotto, e anche piuttosto bruscamente.
Lui mi ha guardato con aria interrogativa. Cosa c'era? Aveva detto qualcosa di sbagliato? Non condividevo i suoi pensieri?
Dopo un minuto buono, ho parlato.
"Caro Nedo, devi calmarti. Mi sembra che tu ce l'abbia troppo con i nostri politici. Non bisogna cadere nel qualunquismo, nel disimpegno, nel disfattismo. Anche se i politici non fanno niente di buono, anche se ci hanno portato nel baratro, anche se non producono niente di utile dalla mattina alla sera, anche se prendono stipendi e compensi assolutamente spropositati rispetto a quello che fanno, anche se vanno in pensione presto, e con pensioni ricchissime e con buonuscite faraoniche, anche se spesso sono corrotti, o corruttori, o corruttibili, anche se spesso sono ignoranti o cafoni o presuntuosi o imbelli o semplicemente inutili, non bisogna prendersela con loro. E questo per non dare altro impulso alla disoccupazione improduttiva. Ti sei mai chiesto cosa mai potrebbero fare quelle migliaia di deputati, senatori, ex ministri, segretari di partito, portaborse, galoppini, attivisti et similia se improvvisamente perdessero il loro posto e si trovassero dall'oggi al domani senza lavoro? (lavoro... si fa per dire). La maggior parte di loro non sarebbe nemmeno in grado di rispondere nei call center; moltissimi non saprebbero fare lavori banalissimi come, che so? mettere i depliant pubblicitari nelle cassette postali, o attaccare i francobolli alle lettere senza sbagliarsi, o dividere a modo la spazzatura per la raccolta differenziata (che, a pensarci bene, vista la loro specifica esperienza professionale sarebbe il tipo di lavoro al quale dovrebbero essere più portati). E non pensi alle loro famiglie abituate ormai ad un tenore di vita che non potrebbero più permettersi? Alle loro mogli, costrette a rinunciare all'auto blu con autista per andare, tre volte a settimana, dal parrucchiere? Alle loro giovani amanti, che potrebbero lasciarli se dovessero restare senza il solito regalino da 20000 euro per il loro compleanno? Ai collaboratori, donne di servizio, cuochi filippini, giardinieri indiani, che rimasti senza lavoro non potrebbero far altro che finire sulla strada ad ingrossare le fila della piccola delinquenza (gli uomini) o la prostituzione più squallida (le donne e non solo)?
No, Nedo. Non possiamo permettercelo. In questi giorni di crisi, dove le aziende falliscono e la disoccupazione sale a livelli inauditi non dobbiamo lasciare senza lavoro un numero così grande di persone. E questo per il bene dell'Italia. E poi c'è un'altra cosa da considerare. Tutti questi... come chiamarli? Parassiti? Vada per parassiti: è forte, ma rende l'idea dato che vivono alle nostre spalle senza lavorare; dicevo tutti questi parassiti ora, tutto sommato vivono gran parte delle loro giornate chiusi nelle sezioni di partito, o imboscati nelle sedi sindacali, o celati nelle stanze di Montecitorio, insomma, fuori dalla vista diretta della gente. Ora Nedo, pensa un attimo a quale pericoli li esporresti se improvvisamente questi della Casta, scacciati dalle sacre stanze del Parlamento dove si barcamenano tra pennichelle in Transatlantico e barzellette alla buvette di Montecitorio, dovessero uscire per le strade come la gente comune. Rischierebbero grosso. Mi immagino già gruppi di esagitati con le mani al muso (il loro), giovinastri che li bersagliano con bucce di cocomero, operai che li salutano con cori offensivi, popolane che cercano di schiaffeggiarli e, non è da escludere, qualche coltivatore diretto che cerca di infilzarli con il forcone. No, no. Sarebbe troppo pericoloso; sarebbe istigazione alla violenza. Non possiamo permettercelo"
"Ma allora" ha ribattuto Nedo "come dobbiamo comportarci? Astenerci in massa? Votare scheda bianca? Scrivere frasi oscene sulla scheda elettorale?".
Non ci ho pensato un attimo:
"No Nedo. A mio avviso la cosa migliore da farsi è invece quella di andare a votare in massa. Io ad esempio ho deciso. Benché la mia proposta di riforma della legge elettorale con adozione del metodo del "vaffarellum" non sia stata accolta (ed era sensata, buona, democratica, popolare), sono deciso non solo di non astenermi ma di approfittare dell'occasione del voto per dare un segnale alla nostra classe politica. Un segnale di stima, di fiducia, un segnale di maturità democratica, quella che tanto piace al nostro Presidente della Repubblica, un segnale di apprezzamento per i partiti e i parlamentari, e senza discriminazioni ideologiche".
"?" ha fatto Nedo (una espressione più che una domanda), che non sapeva dove sarei andato a finire.
"Semplice, amico mio. Entrerò decisamente nella cabina elettorale, aprirò la scheda e, senza bisogno di pensarci su e abbandonando ogni favoritismo, metterò responsabilmente il mio segno di preferenza sui simboli dei partiti". 
Nedo non parlava, non aveva capito, ci ragionava su.
Gli ho chiarito il mio pensiero:
"Su tutti i simboli, Nedo, tutti. Partendo dal primo fino all'ultimo, dall'alto in basso, da destra a sinistra. Per dimostrare quanto li apprezzi".

A volte ritornano... (nota politica)

venerdì 9 marzo 2012

Quando il duo Merkel-Napolitano insediò Monti ed il suo Governo dei Tecnici a Palazzo Chigi, beh, diciamoci la verità, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul destino politico del Cavaliere. "Er Puzzone", come benevolmente lo chiamavano i suoi avversari di una vita, era stato dimesso in quattro e quattr'otto ed era dovuto sloggiare nella notte, andandosene, spettinato e parecchio attapirato, sotto un diluvio di fischi che avrebbe sotterrato un bue. "Se Dio vuole di questo non si sentirà più parlare in eterno!" pensavano allegri i soliti comunisti, contenti come pasque al pensiero che ormai la strada progressista al potere era più che spianata: spalancata.
Poi ci si accorse che con i professori alle leve di comando niente sarebbe più stato come prima.
Innanzitutto quelli misero subito il naso (e le mani) dove nessuno aveva osato metterle prima e fecero in due balletti una Riforma delle Pensioni talmente drastica che lasciò senza fiato e senza parole piddiini e ciggiellini i quali lì per lì, pensando di sognare, non riuscirono nemmeno a organizzare una protesta qualunque, una protestina, un cenno di dissenso, un distinguo, uno scioperetto, una piccola rimostranza. 
Da allora fu tutto un susseguirsi di manovre, manovrine, disegni di legge e riforme che stanno ottenendo due scopi; quello dichiarato di rimettere in piedi la situazione economica italiana, e quello nascosto di distruggere (ce ne fosse stato bisogno) la residua fiducia degli italiani nei partiti tradizionali.
Nella crisi di identità degli apparati politici, ormai sempre più distanti dalla gente e considerati niente più che una cricca di incapaci e corrotti dalla quale varrebbe la pena di sbarazzarsi al più presto possibile, quello che prima di ogni altro capì e utilizzò ai propri fini la nuova situazione che si era venuta a creare, chi fu?
Il solito: il Berlusca, il Cavaliere Nero, il Duce d'Arcore, insomma ancora lui: er Puzzone.
Lasciato il bastone di comando dell'agonizzante partito che aveva fondato ad un giovane "parvenu" della politica e prendendo su di sé l'incredibile carica di "Padre Nobile" del movimento (Padre Nobile: roba da chiodi!), ecco che il Nostro, dopo qualche giorno di silenzio, è ora tornato sulla scena politica-mediatica con una autorevolezza e un credito che non aveva mai avuto nemmeno quando governava.
Le televisioni se lo contendono, i media pubblicano per intero le sue interviste mentre ogni intercettazione telefonica che lo riguardi sembra misteriosamente sparita dalle prime pagine dei giornaloni "indipendenti". Persino "Repubblica", demoralizzata, non ha più interesse e voglia di occuparsi di lui lasciando argomenti progressisti come il bunga-bunga e l'affaire delle olgettine ai rotocalchi di gossip più squalificati ai quali, prima, contendeva con successo l'intervista alla escort di turno. In più, tutti i comici, satiri, ventriloqui ed imitatori che lo sbertucciavano un'ora sì e l'altra pure, ora che "il Caimano" non comanda più, non potendo più tirare in ballo il suo nome e tutto quello che questo comportava, si trovano improvvisamente a corto di idee, annaspano, non sanno cosa dire e, senza il Nume Ispiratore, non fanno più ridere nessuno. Benigni, che da Fiorello, tentò di rinverdire la satira antiberlusconiana con due o tre battutacce vecchie come il cucco, accorgendosi della mala parata (il comico di Vergaio è ormai alla frutta), cercò di accaparrarsi qualche applauso rifugiandosi a cantare (e male) un anacronistico e squallido "Inno del corpo sciolto", sua hit scatologica di quarant'anni fa che giustamente oggi, nella bocca di uno che si dice abbia vinto un Oscar (ma l'ha vinto! Davvero!) fa veramente ca'à.
"Dovrò dare qualche consiglio a Monti su come fare per agevolare lo sviluppo" dice intanto ai microfoni tutto serio il Cav, senza che nessun giornalista si metta a ridere; "Andrò a breve dal mio amico Putin a dirgli di darsi da fare per far rilasciare i nostri marò", promette al TG1, e nessuno che si stupisca; "Monti è bravo, non c'è che dire; del resto l'ho scoperto io" racconta con nonchalance alla conferenza stampa, e tutti i giornali riportano, e con pochi commenti, le sue parole.
E da ogni parte si vedono le sue foto: mentre assiste alla partita del Milan ("Devo ricordarmi di dire ad Allegri di far spingere di più sulle fasce"); in un gruppo sotto la neve con Putin e due giovani elettrici siberiane ("Sono andato a complimentarmi personalmente con Putin per la sua rielezione"); mentre, in maniche di camicia, parla con il sindaco di Lampedusa ("Ho rassicurato i lampedusani che qui non sbarcherà più nemmeno un libico. Del resto ci ho comprato una casa"); mentre racconta barzellette spinte alla sua claque ("Dunque: c'era un frate che doveva confessare una novizia..."); insomma, il Berlusca imperversa nei rotocalchi, nei giornali, nelle televisioni, come non mai.
Nel frattempo il partito dei progressisti sta andando a rotoli. Scalfari contro Bersani, Veltroni contro Franceschini e D'Alema, Renzi contro tutti, sconosciuti che battono sonoramente alle primarie i candidati ufficiali della Direzione; insomma il partito dovrebbe cambiare nome, da PD a Lotta Continua (intestina), come ai bei tempi. Solo Maria Rosaria tace. Dopo aver vissuto il suo momento migliore con la sprezzante risposta al Cav che aveva irriso alla sua avvenenza con l'orgoglioso: "Signore, non sono una donna a sua disposizione!", ora, che non la riconosce più nemmeno il gatto, ora che non viene salutata neppure dall'ortolano quando la mattina va a fare la spesa al mercato ortofrutticolo, ora Rosaria rimpiange amaramente quei tempi eroici in cui era considerata l'icona della Sinistra e sempre più spesso, la sera, mentre davanti alla TV cena da sola, una lacrima le cade, furtiva, inarrestabile, nella minestrina.

Lotta all'astensionismo

sabato 3 marzo 2012

Ho ricevuto una mail abbastanza interessante. In essa, un anonimo ammiratore (o ammiratrice) propone un modello di legge elettorale che mi sento di definire rivoluzionaria.
Il messaggio è lungo e articolato e comunque, anche per rispetto alla  privacy (che Dio la protegga) che impedisce al mio senso innato della correttezza di pubblicarlo integralmente (per evitare che un occhio esperto possa altrimenti risalire all'identità del misterioso mittente) merita una doverosa nonché rispettosa sintesi delle idee che vi sono contenute.
L'Autore della proposta (che da qui in avanti chiamerò semplicemente 'Caio') inizia partendo dalla seguente tesi:


"E' ormai acclarato che le forze politiche italiane non riescono a proporre persone all'altezza della gravissima situazione economica e sociale. I loro parlamentari non solo non riescono a partorire una sola idea, una legge, una manovra economica che vada nella direzione di cui il popolo ha bisogno, ma non sono capaci neppure di esprimere un governo capace di risolvere i malanni che colpiscono l'Italia. Alla prova dei fatti si rivelano ineluttabilmente (quando non siano corrotti, collusi o semplicemente ladri) pasticcioni, incapaci, velleitari, asini. E spesso dannosi. E questo a prescindere dai vari schieramenti; tutti coloro che sono stati eletti negli ultimi anni, siano essi di destra o di sinistra, siano uomini o donne, siano giovani o vecchi, tònfa! Fanno danni; generano casini; non riescono a cavare un ragno da un buco. L'unico modo per impedire loro di far danno è quello di metterli in condizione di non nuocere relegandoli in una posizione che definirei di "mobbing esecutivo". Insomma, al parlamentare (deputato, senatore, ministro o politico semplice) gli diciamo (implicitamente): ti paghiamo (e tanto) purché tu stia fermo, zitto e non ti muova, essendo consapevoli che qualunque tipo di attività provenga da te non potrà che nuocere gravemente al Paese.
E' così che è nato il Governo Monti; un professore con uno staff di accademici che cerca di risollevare l'Italia facendo in pochi mesi quello che non hanno fatto i politici in diversi anni."


Devo dire che non sono d'accordo con Caio. Assolutamente. Mi dissocio nettamente da tali giudizi ingenerosi e superficiali che tendono ad alterare o a nascondere i grandi risultati ottenuti, operando spesso nelle condizioni più avverse, dai governi che hanno preceduto questo esecutivo, dove decine di ministri e sottosegretari di ogni schieramento politico, lasciando da parte ogni spirito polemico e ogni sudditanza ideologica si sono profusi per il  bene comune pensando solo al benessere del popolo che li aveva eletti e disdegnando ogni favore personale e ogni facile gratificazione mediatica (e così sono a posto).
La lettera di Caio prosegue così:


"Dopo aver studiato approfonditamente tale situazione, sono pervenuto ad una conclusione che è la seguente:
-Il popolo italiano non apprezza, non onora, non rispetta, non ama, non crede né a questi parlamentari né alle forze politiche che li eleggono-


ergo,


-La stragrande maggioranza del popolo italiano sta maturando consapevolmente la decisione di non recarsi più alle urne per le prossime elezioni politiche-


A tale proposito e con tali premesse il sottoscritto ha studiato una forma totalmente nuova di legge elettorale che, se applicata, avrebbe a suo parere (se non altro) il grande merito di debellare l'astensionismo  di portare alle urne folle di cittadini entusiasti, ansiosi di poter esprimere il loro voto"


Anche in questo caso il signor Caio sottovaluta in modo eclatante il sentimento comune prevalente nell'elettorato italiano il quale, lungi dal sentirsi deluso dall'esercizio del voto, non vede l'ora di recarsi nei seggi elettorali dove poter scegliere tra i diversi candidati, colui che, come è sempre successo, saprà ancora una volta guidare con mano ferma e sicura la Nazione a sempre più alti traguardi e riconoscimenti internazionali (e anche questa è fatta).
Proseguendo nella sua missiva, Caio, arriva al nocciolo della sua proposta:


"Sono attualmente due le proposte per una riforma della legge elettorale, chiamate rispettivamente mattarellum e porcellum. Con il porcellum si delega ai partiti la nomina dei parlamentari, con il mattarellum si scelgono i parlamentari tra quelli indicati dai partiti. Cosa cambia? NIENTE! (le maiuscole sono nell'originale). Infatti vanno a fare i parlamentari, e da lì i ministri, sempre le stesse persone, le incapaci! E la gente lo ha capito e non vuole più andare a votare. Ora, io ho pensato. Il problema dell'astensione crescente è che il cittadino viene chiamato a votare "per" un partito o un candidato. Cioè, viene spinto a dare una preferenza, un segno di stima, di considerazione a persone o partiti che hanno dimostrato in questi anni tutta la loro incapacità, la loro inadeguatezza. Il cittadino questo lo sa, lo avverte, e non ci sta. Resta a casa. Si astiene. Come fare per riportarlo in massa ai seggi elettorali? E come fare per evitare che a guidare la Nazione vadano coloro che sono sponsorizzati dai loro stessi partiti? Ecco la mia proposta. Una legge elettorale nuova di zecca che potrà risolvere come di incanto questi problemi. Una legge che volge verso la stabilità delle istituzioni democratiche il gradimento che gli italiani stanno dimostrando da anni verso i reality televisivi."


E qui il signor Caio viene al nocciolo della sua proposta (che io mi guardo bene dall'appoggiare o condividere).
Così prosegue:


"La mia proposta di legge elettorale prevede che ogni cittadino, dopo aver votato per un partito o una coalizione di partiti, debba obbligatoriamente indicare un nome tra quelli indicati tra i candidati di quella lista. Ma, si badi bene, non si tratterà come in passato di un voto di preferenza, bensì di un voto di disapprovazione, di disistima, di insofferenza, di disprezzo o di schifo verso colui che viene ritenuto assolutamente inadatto a fare il deputato, vedendolo assai meglio, se non proprio dietro le sbarre, impegnato in agricoltura magari nella raccolta della fava bietolaia al tempo della sua piena maturazione. Tale voto "al contrario", che nella mia proposta si chiama "sputto" non è pertanto, come nelle consultazioni tradizionali, a favore" o "per" il candidato, ma bensì assolutamente "contro" lo stesso.
Al termine della tornata elettorale saranno eletti, per ogni lista e partendo dal basso, coloro che avranno conteggiato "meno" sputti a loro sfavore, mentre, coloro che ne avranno ottenuti di più saranno (come si dice) "nominati" e dovranno pertanto uscire dal partito e rinunciare, fino alle successive elezioni, non solo ad ogni carica istituzionale ma anche e soprattutto ad ogni apparizione in pubblico. Dovranno insomma "andare a.. (omissis)". Ecco perché la mia legge elettorale si chiama "vaffarellum".
(NB. Se mi si chiede se con questa legge aumenterà il tasso di competenza, di onestà e di professionalità dei deputati devo dire onestamente che ne dubito, ma vuoi mettere il gradimento di queste elezioni presso l'opinione pubblica? Astensione ai minimi termini! Pulizia tra la classe dirigente! Non basterebbe questo a far adottare il vaffarellum come legge elettorale italiana?)"


Con questa domanda che non pretende risposta termina il sovversivo messaggio del signor Caio che ho fedelmente riportato, stigmatizzandolo e prendendone le dovute distanze, solo come esempio di quanto possono deteriorarsi le convinzioni democratiche di certe menti malate. Che qualunquismo! E inoltre; che stupidata! Votare "contro"...; "nominare" i candidati..  Roba da chiodi!
E poi (a parte tutto); come potrebbe mai funzionare un sistema elettorale come questo cosidetto vaffarellum? E' evidente a tutti che, adottandolo, al termine delle elezioni  non ci sarebbe nemmeno un candidato da eleggere!