Missione del blog

Il Biri, il socio più anziano titolare della celebre Agenzia (*), ha l'abitudine, da anni, di annotare i suoi pensieri, le sue osservazioni e gli avvenimenti che gli accadono (anche i meno memorabili) in un taccuino che non mostra a nessuno e del quale è gelosissimo.
Ora, avuto il permesso di visionarlo, l'ho trovato per certi versi interessante (come tutto quello che concerne il Biri) e gli ho chiesto perché non lo pubblicasse in un blog. Impresa disperata: il Biri non sa usare nemmeno il telecomando del televisore, figuriamoci il computer! Impietosito ho deciso di aiutarlo e pertanto ecco qui il blog con le pagine del taccuino del Biri che potrete leggere e commentare ricordando sempre che il sottoscritto non si prende alcuna responsabilità del contenuto essendo il suo contributo solamente quello di una collaborazione tecnica e poco più.


Per saperne di più, leggere il post dal titolo: Ouverture.
R.M.

(*) L'Agenzia di Ascolto e Collaborazione Morale della quale parlerò appronditamente in un prossimo futuro su queste pagine.

Roberto Mulinacci

La Solitudine del Numero Primo

martedì 4 settembre 2012

La solitudine è una brutta cosa. E se è vero (come è vero) che è brutta per tutti, figuriamoci quanto brutta può essere per chi assaporò un giorno i fasti della popolarità e il dolce profumo del potere ed ora si trova, mutatis mutandis, nella situazione di non avere più alcuna autorità, nessuna influenza sulla pubblica opinione e dovere restar solo come un cane, senza uno straccio di amico.
Del resto, ad esser sinceri, un grande compagnone F******, non lo era mai stato. Era schivo, silenzioso, mancava di dialettica e di spirito e spesso, quando doveva presenziare a qualche festa alla quale era stato invitato, trascorreva il tempo che lo separava dall'ora in cui, finalmente, sarebbe potuto tornarsene a casa, in disparte, addossato alla parete nel lato più buio della sala, sperando in cuor suo di non esser notato da alcuno per non dover intavolare una conversazione che, da parte sua, non sarebbe stata che una sequela di poche frasi sbocconcellate e, per gli altri, incomprensibili. E nonostante che, per qualche inspiegabile miracolo, fosse arrivato a rappresentare il Partito nei più alti consessi politici fino ad esser candidato (lui! F******!) alla carica di Presidente, purtuttavia, anche allora, il suo carattere introverso lo rendeva, agli occhi di chi poteva avvicinarlo, un uomo diverso, un "dropout", un solitario.
Ora, chi si ricordava di lui? D'accordo, aveva ottenuto la carica di Sindaco ed era quindi, a tutti gli effetti, ancora un Numero Uno, ma anche se alle riunioni politiche veniva invitato come prima era evidente a tutti che le sue fortune erano svanite, che la sua ora era fuggita e che il futuro che gli si presentava davanti sarebbe stato pieno di rimpianti e di solitudine ancora più penosa.
Il suo fisico non lo aiutava a superare questa sensazione che a poco a poco si stava trasformando in un vero e proprio complesso: alto, magrissimo, macilento e con lo scarno volto emaciato a incorniciare due occhi grandi e tristi sovrastanti due spaventose occhiaie, il suo aspetto sembrava fatto apposta per allontanare da sé anche le persone più amichevoli e estroverse. Metteva un pò di disagio. Le donne, parlando tra di loro, cominciarono presto a paragonarlo ad un lombrico. Presto tutti, di nascosto da lui ma in ogni occasione, lo chiamarono: il  "verme" e, poiché stava sempre solo: il "verme solitario". 
Pensate che F****** non soffrisse di questa situazione? Il pover'uomo ne soffriva eccome! Ma non riusciva a cambiare né il proprio carattere né, di conseguenza, le cose, e questo la rattristava profondamente fino a procurargli una specie di  dolore quasi fisico. A volte, nelle ore più tarde delle lunghe notti insonni passate a ripercorrere la sua situazione, si alzava e, sceso dal lettone del quale occupava solo la minima parte, traversava la grande camera da letto e, coperto solo dalla lunga, bianca camicia da notte, scendeva nel soggiorno dove si rimirava attentamente nel grande specchio appeso alla parete. Racconta la fida governante, che assistette spesso e non vista a questi fatti, che una lacrima silenziosa scendeva allora sullo scarno volto del suo padrone. Una volta fu udito gridare. La domestica, saggiamente, in questi casi sapeva che era assai meglio non avvicinarglisi, ché il meschino, in preda ad un raptus di follia, avrebbe potuto passare dalle escandescenze ai fatti. Si limitava, la fedele governante, a sbirciare dal buco della serratura, poi, la mattina seguente, uscita a comperare il solito quartino di latte scremato (che insieme ad una prugna secca costituiva la magra colazione del Nostro), raccontava quello che aveva visto alle coetanee (occorre dire che la riservatezza era, fra tutte le sue virtù, quella che faceva difetto alla fida e anziana nutrice). 
-N.d.A.: l'anziana donna, oltre che governante e domestica, a F****** gli era anche nutrice-
"Perché, perché grande Mani (F****** era di religione manichea) non posso anche io avere amici con cui parlare, una compagnia da frequentare, ragazze... (qui esitava, timidamente).. da corteggiare, persone che mi stanno a sentire? Quale è stata la colpa che mi costringe a restare perennemente solo?" diceva egli allo specchio come se questi avesse potuto rispondergli. Poi, aprendo la grande finestra che dava sulla nera campagna e dalla quale nelle limpide notti di luna piena potevano scorgersi le lontane Alpi innevate, alzava i tristi occhi al cielo e scuotendo i pugni verso un invisibile nemico, proferiva orrende bestemmie pagane (la decenza e il timor di Dio impedivano alla pia donna di riportarle per esteso) che risuonando nel livido cielo spaventavano persino i grandi pipistrelli che, a frotte, si radunavano ogni notte presso la sua casa. 
Quando poi seppe che non solo i suoi ex amici ma perfino i compagni di partito si riferivano a lui con quel nomignolo: "verme solitario", la voglia di reagire al suo triste stato di solitudine gli venne meno. Cessò di uscire di casa; rinunciò ad ogni manifestazione di vita pubblica; nessuno lo vide più per interi mesi.

Poi, dopo quasi un anno, la situazione cambiò. F****** a poco a poco era riuscito a trovare in sé le risorse per riemergere da quello stato di abulìa che rischiava di condurlo alla depressione; sforzando la propria volontà riuscì finalmente a maturare la convinzione di potercela fare. "Devo tornare in pubblico; devo mostrarmi brillante, arguto, spiritoso, sagace... il "verme solitario" di una volta sarà solo un ricordo. La gente mi rispetterà" si ripeteva allo specchio in una sorta di parossistico training autogeno. E si fregava le mani.

Venne il gran giorno.
L'occasione che avrebbe sancito il suo ritorno in politica era stata programmata con cura; non un dibattito pubblico su temi d'attualità e nemmeno una partecipazione come referente ufficiale ad una conferenza stampa dove avrebbe avuto puntati su di sé le telecamere di mezzo mondo; per la sua prima apparizione in pubblico dopo così lunga assenza era stata scelto un Evento culturale: la Settimana della Scapigliatura Milanese (nota corrente letteraria in voga all'inizio del secolo scorso). All'inaugurazione della Settimana (dove sarebbero state presenti tutte le televisioni nazionali nonché politici e giornalisti dei quotidiani più diffusi), F****** avrebbe dovuto tenere il discorso d'apertura e successivamente presenziare in prima fila alle recite dei componimenti degli Scapigliati, conferendo in tal modo a tale rassegna, una valenza politica (oltre che un valore letterario) che, oltre a favorire il Partito, lo avrebbe riportato in auge tra i suoi compagni e tra i primi nel gradimento del pubblico.
All'inizio tutto andò bene. La prolusione del Nostro sembrò incontrare il favore del pubblico al punto che, al termine del suo preciso intervento, detto per una volta con voce ferma e piglio deciso, si levò nella sala anche qualche applauso.
"Ci siamo! E' fatta!" diceva tra sé e sé F****** fregandosi le mani: "Sono di nuovo in sella. E ora nessuno parlerà più di me come del verme solitario" concludeva mentalmente, soddisfatto della sua performance.
Poi, sul palco si presentò un giovane il quale dopo aver parlato della Scapigliatura Milanese concentrò il suo intervento sul poeta Ernesto Ragazzoni, descrivendone l'indole ribelle, la produzione poetica e la sua morte prematura.
"E adesso" disse poi, "per commemorarlo degnamente permettetemi di leggervi una delle sue odi più famosa: l'Elegia del Verme Solitario". E, mentre a F****** cominciavano lentamente a ronzare gli orecchi, quello cominciò a declamare:

"Solo è Allah nel Paradiso
del profeta Macometto,
solo è il naso in mezzo al viso,
solo è il celibe nel letto,
ma nessun da Polo a Polo
come me sul globo è solo,
né mai fu, per quanto germe
ebbe lume nel lunario,
perch'io solo sono il verme,
lungo verme
cupo verme
bieco verme
cieco verme
triste verme
solitario"

"Ma... cosa.. che succede? Come è possibile?" F****** si contorceva nella poltrona in prima fila, gli occhi vitrei, i pensieri in tumulto.. "Uno scherzo? Una burla? Chi, come perché?" non poteva pensare, non poteva parlare; mentre quello sul palco continuava la declamare imperterrito, lui poteva solo aspettare che quella tempesta che gli si abbatteva addosso terminasse al più presto....
Intanto dal palco quelle strofe saltellanti continuavano impietosamente ad abbattersi su di lui che avrebbe desiderato solo di non esser lì, di essersene rimasto a casa, di scomparire....
Il giovane poeta giunse finalmente all'ultima strofa:

"Pure il giorno verrà, il giorno
che uscirò fuori a vedere
come è fatto il mondo intorno
miserere, miserere,
finirò la vita trista
nel boccal d'un farmacista
pieno d'alcool ed erme-
ticamente funerario,
perché io non son che un verme
lungo....
cupo....
cieco....
bieco....
triste verme
solitario."

L'elegia finì sotto un uragano d'applausi. Che gran poeta era Ragazzoni! E come era bravo il giovane poeta che l'aveva letta così bene! La Settimana della Scapigliatura non poteva cominciare meglio. Poi, tutti cercarono con gli sguardi F****** per vedere come aveva accolto quella performance, forse per udire da lui qualche commento.... ma...
"F******! Dov'è F******?" si udiva da ogni parte..
F****** non c'era più; la sua poltrona era vuota; forse lui era sgattaiolato via, non visto, quando era scoppiata l'ovazione.

Da quel giorno nessuno l'ha più visto.





Mostro cinematografico di Venezia

sabato 1 settembre 2012

Per rendersi meglio conto di come quello attuale sia solo lontanissimo parente (non riconosciuto) di quello che fu il Cinema di una volta, più che mille parole di rimpianto, di rabbia o di sconforto bastano pochi illuminantissimi dati inerenti quella che, con il nome di "Coppa Mussolini" prima e "Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia" poi, anche oggi, lungi dal dichiarare fallimento per mancanza totale di opere cinematografiche artisticamente valide, viene ostentata come ridicolo vanto da tutta quella miriade di personaggi che la utilizzano solo per alimentare il proprio narcisismo e la propria insopprimibile voglia di apparire ad ogni costo. Che del resto questi cronisti, critici, presidenti di associazioni, politicanti e Alte Personalità non perdano occasione mostrandosi, di elevare lodi sperticate e ingiustificatissime verso prodotti il cui solo merito, semmai ce ne avessero uno, è quello di aver dato lavoro per qualche mese a troupes di cinematografari altrimenti a rischio cassa-integrazione, essendo l'altro e più peculiare obiettivo (quello di essere visti e acclamati dal maggior numero di spettatori ai quali qualunque prodotto cinematografico dovrebbe essere destinato) precluso fin dalla loro gestazione, anzi, dalla loro stessa ideazione. Del resto basta considerare che oggigiorno (e particolarmente, anche se non esclusivamente, in Italia), i film vengono prodotti non da produttori indipendenti che sulle fortune o sull'insuccesso del film rischiano il proprio denaro e la propria reputazione, ma dallo Stato o da sponsor statali o governativi (quali la RAI: a proposito, la Televisione che produce il cinema è o non è roba da matti?), tutti datori di lavoro che sanno benissimo come un soggetto, per essere appetibile, necessiti di alcuni requisiti irrinunciabili: esser riconosciuto di "preminente valore artistico" (!) per usufruire dei contributi statali (in soldoni: lo paghiamo noi); esser gradito ai nostri partner internazionali (per facilitare la sua distribuzione all'estero); non mettersi di traverso alla "political correctness" che ormai imperversa su tutti i campi dove possa estrinsecarsi la creatività, diciamo così, divulgativa o artistica in senso lato.
Ricordiamo alcuni capisaldi dello specifico cinematografico:
I prodotti del Cinema (i film) vengono realizzati per essere mostrati (a pagamento) ad un pubblico, il più vasto possibile, e,
qualunque attribuzione di artisticità ad un film è "sempre" arbitraria e assai poco universalmente riconosciuta anche per la difficile determinazione (nonostante quello che ne pensasse Bazin) dell'Autore di un film. Figuriamoci l'autorevolezza del giudizio di una Commissione Governativa (ergo politica) che riconosca a priori (dato che gli elargisce i finanziamenti) l'artisticità o meno di certi film!
Il fatto è che al Cinema oggi, non ci va più nessuno. Le sale cinematografiche chiudono ovunque e, le poche volte che si riempiono, non lo fanno certo nell'occasione della presentazione delle opere "artistiche" premiate al Festival di Venezia. 
Con queste premesse e questi dati di fatto l'unico modo che potrebbe avere una Mostra d'Arte Cinematografica di onorare il Cinema sarebbe quello (e non sarebbe poco!..) di far rivivere sugli schermi del Lido, e poi nelle sale italiane, i film di una volta, quelli che piacevano, quelli che riempivano le sale, quelli che rappresentavano le emozioni, i sentimenti, quelli che oggi non si sanno (e non si possono) fare più.
Alcuni dati potranno aiutare a comprendere meglio quanto ho affermato fino ad ora cominciando dalle edizioni degli Anni Trenta:
Nel 1932 erano in concorso, tra gli altri:
"Frankenstein" di Whale, "Doctor Jekyll" di Mamoulian, "A' nous la liberté" di Clair; 
nel 1934 vinse "L'uomo di Aran" di Flaherty e Capra presentò "Accadde una notte"; 
nel 1935 erano in concorso: "Anna Karenina" con la Garbo, "Capriccio spagnolo" di Von Sternberg con la Dietrich e "Il traditore" di John Ford;
nel 1936: "E' arrivata la felicità" di Capra (un film che viene riproposto continuamente anche ai giorni nostri):
nel 1937: "Carnet di ballo" di Duvivier e "La grande illusione" di Renoir;
nel 1938: "Olympia" della Riefenstahl e "Biancaneve e i sette nani" di Walt Disney;
nel 1939 "L'angelo del male" di Renoir...e così via ngli anni successivi, tutti film (per i quali si può applicare l'attributo di "artistico") acclamati dai pubblici di tutto il mondo (nonché campioni di incassi) che sono entrati a far parte non solo della storia del cinema, ma della nostra cultura "tout court".
Per quanto riguarda il dopoguerra basta ricordare il 1946 anno in cui erano presenti alla Mostra: "Amanti perduti" di Carné, "Paisà" di Rossellini e "Enrico Quinto" di Laurence Olivier; negli anni successivi la Mostra ospitò (e a volte premiò) i migliori film del Cinema Internazionale, moltissimi dei quali sono anche oggi riconosciuti di valore assoluto...
E oggi?
Diamo una veloce occhiata ai film che hanno vinto la manifestazione negli anni Duemila (spero di riportare senza errori i nomi dei registi):
2000: Leone d'Oro a "Il cerchio", di tale Panahi, iraniano; il Premio Speciale della Giuria andò a... Buddhadeb Dasgupta per "Uttara";
2001: "Monsoon Wedding" di Nair e "Canicola" di Seidl; 
2002: "Magdalene" di Peter Mullan e "Oasis" di Lee Chang-Dong;
2003: "Il ritorno" di Zviagintsev e "Zatoichi" di Kitano;
2004: "Il segreto di Vera Drake" di Leigh e "Mare dentro" di Amenabar;
2005: "I segreti di Brokeback Mountain" di Lee e "Les amants reguliers" di Garrel;
2006: "Still Life" di Zhangke e "Cuori" di Resnais;
2007: "Lussuria" di Lee e "Redacted" di De Palma;
2008: "The Wrestler" di Aronofsky e "Bumaznyj soldat" di Aleksey german jr. (roba da chiodi!);
2009: "Lebanon" di Maoz e "Soul Kitchen" di Akin;
2010: "Somewhere" di Sofia Coppola (questo l'ho visto ed mi è parso veramente mediocre) e "Esssential Killing" di Skolimovsky;
lo scorso anno infine vinse il Leone d'Oro "Faust" di Sokurov mentre il Premio della Regià andò a "Terraferma" di Crialese.
Avete letto tutto? Avete capito quale è il problema? Quanti di voi hanno visto non dico tutti, ma almeno uno dei film qui sopra elencati? Quanti di questi film hanno la più remota possibilità non solo di poter esser rivisti negli anni che verranno, ma anche di essere semplicemente ricordati al di fuori delle semplici statistiche. La verità è che nessuno (al di fuori di chi li ha fatti e, forse, di chi li ha premiati e recensiti) li ha visti. E anche a chi li avesse voluti vedere non sarebbe stato possibile perché la stragrande maggioranza di quei film NON SONO MAI STATI PROIETTATI AL CINEMA. Una Mostra del Cinema premia dei film "artistici" che la stessa distribuzione cinematografica non reputa opportuno far vedere agli spettatori (prevedendo verosimilmente che la gente non andrebbe a vederli)! Un pittore che dipinge dei quadri prima di seppellirli nel giardino di casa! Poeti che scrivono poemi per poi stracciarli dopo averli declamati a pochi intimi! Avete capito perché il Cinema è finito e quello che va in onda ogni anno a Venezia corredato da sovraesposizione mediatica non è che un vuoto simulacro di quella che fu definita la Settima Arte?
Si tiene in vita un morto (il Cinema) per scopi triviali (guadagnarci sopra del denaro pubblico). Vergognatevi!
Beh, ora che mi sono sfogato, visto che piove, vado a rivedermi "Cantando sotto la pioggia" (di Stanley Donen, con Gene Kelly). E so che non resterò deluso.


Lucifero e Minosse

lunedì 27 agosto 2012

Lo stupidario estivo che ogni anno si accanisce con tutta la sua potenza multimediatica sulle nostre esauste autodifese neuroniche, mai come quest'anno ha dato prova così impressionante della sua forza demenziale.
Lasciamo perdere le perle scientifiche che precedettero, in tempi assai più freschi, questo torrido agosto pieno di nequizie (di quel tempo ricordiamo, en passant, il neutrino contaballe che pretendeva di essere Superman; quello che, ad osservarlo si metteva a vibrare e mutava aspetto; il bosone apparso a Higgs una notte di tarda primavera e, ieri, la proteina refrigerante che non fa percepire il caldo...) e concentriamo per qualche minuto la nostra attenzione sui grandi fatti che hanno animato le pettegole cronache della nostra, per altri versi assai poco divertente, estate.
Cominciamo dai nomi. Dopo che da un certo tempo si è diffusa l'usanza di affibbiar i nomi più improbabili, ridicoli e grotteschi a quei poveri e indifesi neonati che hanno la balzana idea di venir alla luce qui e adesso, ecco che, lungi dall'esser appagati da tale demenziale moda, gli "scienziati" hanno inaugurato quella di battezzare con nomi altisonanti gli eventi climatici, sia pure quelli di infima rilevanza meteorologica.
Ad esempio non so chi è stato il (peraltro) geniale meteocretino che per primo ha avuto l'idea di chiamare con nomi mitologici o storici, i periodi di gran caldo che mai come quest'anno hanno afflitto la nostra beneamata penisola. "Come mai a casa così tardi? Cosa ti è successo?" chiede il marito alla sposina allorché la stessa, accaldata, scomposta e tutta rossa in viso si lascia cadere affranta sulla poltrona rientrando da fuori alle due del pomeriggio.
"Caro, è colpa di Lucifero" spiega quella riprendendo a poco a poco il normale colorito, "Mentre da Scipione, Nerone e Minosse sono riuscita a difendermi, contro Lucifero non riesco più a combattere. Mi sconvolge, mi schianta, mi distrugge, annulla la mia volontà. Non so più come difendermi. Nonostante cerchi di trovare i luoghi più freschi ed ombreggiati e di andare in giro con vestiti leggerissimi non riesco a difendermi da lui. Quel calore mi toglie il respiro, mi fa sudare e dopo poco sono uno straccio. E pensa che ogni volta che esco devo fare i conti con lui. Speriamo che passi presto" e corre a farsi una doccia mentre il marito, affacciatosi alla finestra, roteando i pugni e volgendo gli occhi al cielo dove non appare una nuvola ed il sole splende impassibile cuocendo a fuoco lento chiunque osi sfidarlo, non può far altro che gridare: "Maledetto Lucifero! Così tanto, dunque, tu sconvolgi le donne! Ma verrà Paolino!" con riferimento al prossimo mutamento climatico di fine agosto già battezzato dai creativi scienziati del meteo: Paolino (poco vento e fa freschino).
Un'altra notizia da prendersi con le molle è quella secondo cui le "Pussy Riot" hanno registrato il proprio marchio. Beh, ognuno ha diritto di farsi una opinione su queste sveglie ragazzotte russe che usano dar libero corso alla loro volontà dissacratoria profanando le chiese con canzonette sconce e balletti blasfemi, ma permettetemi di dire che non pensavo sarebbero arrivate a tanto.
Io, comunque, ricordando che il nome "Pussy Riot" vuol dire né più né meno che "La Rivolta della Passera" non voglio sapere niente di questo marchio, né come è fatto né cosa rappresenta, anche se temo che il soggetto non raffiguri un uccellino che cinguetta "Guantanamera".
Poi c'è la notizia (che ricompare sui giornali ogni tanto) che negli Stati Uniti hanno inventato una macchina della verità in grado di rivelare se le risposte date dai politici alle domande che vengono loro poste dai giornalisti sono vere o false. La notizia è certamente una bufala: nessuna macchina di tal genere per quanto tecnologicamente avanzata, potrebbe essere affidabile anche perché, in tal caso, sarebbe perfettamente inutile: come tutti sanno infatti nessun politico, interrogato durante una conferenza stampa, ha mai risposto o risponderà, seppure su questioni minime o ininfluenti, e neppure per sbaglio, la verità.

Badmington e taekwondo

domenica 12 agosto 2012

Sky gli aveva dedicato addirittura dodici canali, poi c'era RAI2, RAISport, Eurosport e tutte le edizioni dei vari telegiornali che ne avevano fatto l'argomento principale.. insomma, solo limitandosi alla televisione, le Olimpiadi erano state di gran lunga l'argomento sportivo più seguito dai mass media nostrani. Che fare? Eravamo tornati da poco dalle nostre solite vacanze in montagna e la città, inondata dal caldo, era pressoché deserta (escludendo le migliaia di turisti che la percorrevano in su e giù, sempre sulla stessa strada, a tutte le ore del giorno e non considerando la folla di badanti polacche, giardinieri filippini, muratori rumeni, ambulanti senegalesi e studentesse americane che, alle prime ore serali, si impadroniva delle piazze, delle strade e dei vicoli da dove se ne sarebbe andata solo alle prime ore dell'alba). Così a uscire non ci si pensava nemmeno; si accendeva il condizionatore e si restava in casa. E quando siamo a casa, e non siamo più adolescenti, e non è più il caso di uscire all'avventura, e l'ADSL non c'è, e i cinema sono chiusi, che si fa per cercare di non morir di noia? Si guarda la TV, porco boia; che altro puoi fare?
Così, si può dire per caso, o per necessità, o per ineluttabilità, eccomi divenuto il massimo esperto stanziale di Olimpiadi di tutta Italia. Uno potrebbe dire, ammiccando: "Dì la verità Biri, non hai fatto nessun sacrificio; a te le Olimpiadi piacciono un mondo e non aspettavi altro. Altrimenti avresti guardato altri canali, avresti seguito altri programmi".
"Amico mio" gli risponderei in tal caso "forse non sei al corrente di come si può definire l'intera l'offerta televisiva italiana durante i mesi di Luglio e Agosto ma in tal caso te la sintetizzo in una parola di cinque lettere delle quali la prima è "emme" e l'ultima è "a". Hai capito di che parola si tratta?" e se vedessi una espressione scandalizzata sul suo volto lo toglierei dall'imbarazzo dicendogli: "Morta. Ecco com'è la TV d'estate in Italia: morta. Sepolta" e sono sicuro che, tirato un sospiro di sollievo, si direbbe d'accordo con me senza sapere che in effetti la parolina in questione era un'altra, proprio quella che era venuta subito in mente anche a lui. Ma, signori, guardiamoci negli occhi: chi potrebbe dargli torto?.
Partiamo dalla RAI: il primo canale (Rete Ammiraglia la chiamano, quei fessi) divide le sue ore giornaliere di programmazione tra Quark preistorici (in uno di questi si preconizzava che in un prossimo futuro le persone avrebbero comunicato fra di loro usando addirittura telefoni portatili); riproposizioni di vecchie fictions (quelle che erano state rifiutate dalla maggior parte dei suoi telespettatori, peraltro di bocca assai buona, in tempi normali); quiz demenziali condotti da presentatori di seconda fascia e rivolti a persone esibizioniste pagate per la bisogna; e varietà tristissimi, visti e rivisti, poveri e abborracciati, dove vecchi cantanti, in cambio di miseri cachet e d'una comparsata in TV (ri)cantano (male) i risaputissimi cavalli di battaglia d'antan davanti a uno scarso pubblico distratto (perché pagato poco) e stimolato con poco successo da un capo-claque RAI mentre devono (i cantanti) far fronte alle risate spropositate e agli elogi sperticati di un presentatore riesumato dal Grande Oblìo; e tutti quanti in balìa di un regista esordiente promosso per l'occasione e costretto a starsene lì a girar bottoni, allungar manopole e a far zoomate a sproposito maledicendo il turn-over delle ferie estive RAI che quest'anno l'ha costretto a menar quella boiata mentre i suoi colleghi bravi se ne stanno alle Maldive o a Ibiza in attesa di uscir sul tardi a caccia di stangone tedesche, svedesi o americane disposte all'Avventura....
Sì, è vero, c'è il telegiornale, il TG RAI, ma a parte il fatto che si occupa per la maggior parte del suo tempo di Olimpiadi (anche lui!), per il resto, se si escludono gli elogi sperticati e rispettosi al Capo del Governo, ai Membri del Governo, al Capo della Chiesa, al Capo dello Stato, ai Capi di Camera e Senato; se si tolgono le solite interviste ai Rappresentanti dei Partiti; se si prescinde dalla storica rubrichetta di colore sulla monarchia britannica e i suoi buffi rappresentanti, se si omettono i servizi sul gran caldo che fa nelle città, quelli sulle ultime ricerche delle più strampalate Università Americane (il cioccolato fa dimagrire; a bere un bicchier di rosso dopo i pasti si digerisce meglio; sudare dopo aver fatto l'amore non è indice di prossimo infarto; il 70% degli uomini preferirebbe, tra le donne giovani, una bionda e con le gambe lunghe a una mora e tarpòna; quando fa caldo è opportuno non dimenticarsi di bere tanta acqua; ecc. ecc.); quelli sugli eccezionali risultati conseguiti dagli eroici rappresentanti delle nostre Forze dell'Ordine nell'ìmpari lotta alla Camorra e la solita marchetta promozionale di Mollica sull'ultimo CD del cantante di turno.. se si toglie tutto questo cosa resta? Niente; non resta niente.
Quanto a RAI2, il canale olimpico del servizio pubblico, trasmette solo gare nelle quali gli atleti italiani, a prescindere dai risultati conseguiti, vengono raffigurati dai creativi conduttori come una specie di eroi omerici. Questi Campioni, integri nel corpo come nello spirito, la mente rivolta ad alti ideali patriottici e tesi solo a conseguire i più alti risultati per i bene e l'onore della Patria, si battono con indomito valore sia contro innumerevoli avversari cattivi e fortunati che cercano con vari inganni di negar loro la meritatissima vittoria, sia contro la Jella, specie di Dea del Male anti-italiana, sempre in agguato a tesser le sue oscure trame per cercar di negare la Palma della Vittoria ai nostri valorosissimi rappresentanti.
Ci sarebbe RAI3 ma dovermi risorbire ogni sera ore e ore di "Storia d'Italia ai tempi del Fascismo", "Cronache del Ventennio", "La Repubblica Sociale Italiana", "Miti della Resistenza in Valdossola", e interviste a generali e ex-generali, a prelati, a generali tedeschi, a ex-partigiani, a storici anglo-americani, a giornalisti, a Ferruccio Parri e a Sandro Pertini (come è ovvio, non si tratta di servizi di prima mano), e vedere e rivedere i cattivissimi tedeschi che alzano la sbarra per entrare in Polonia, e gli Stukas in picchiata, e il bambino piccolissimo a mani alzate tenuto a bada dal ferocissimo soldato germanico, e Hitler che urla, alza il mento e si torce le mani come un mentecatto, e spezzoni di "Roma città aperta" e "Una notte a Roma" e tutto l'armamentario audio-video-culturale adatto alla bisogna.. insomma, cosa dire? Meglio, molto meglio le Olimpiadi. 
E così sono diventato espertissimo, oltre che delle classiche specialità olimpiche, anche di nuove e strane discipline che, lo confesso, ho seguito quest'anno, grazie a Sky, per la prima volta. 
C'è ad esempio l'hockey su prato, dove i giocatori delle due squadre si dannano l'anima correndo a testa bassa per l'azzurrissimo campo da gioco dietro ad una pallina bianca che immagino  abbastanza pesante e dura. Nell'hockey la massima preoccupazione delle partecipanti donne sembra non tanto quella di segnare dei gol quanto quella di riuscir ad evitare certe dolorosissime legnate negli stinchi che l'avversaria diretta, dribblata in modo ritenuto per lei infamante, non esita a rifilare (facendo finta di non averlo fatto apposta) con quella mazza ricurva di legno stagionato che dovrebbe servire a giocare la palla ma che, in questo e in altri casi, può ottenere lo scopo di guadagnarsi rispetto da parte delle avversarie strafottenti. Se si considera che a questo pericolo gli uomini devono aggiungere anche la possibilità che la pallina scagliata appositamente o per sbaglio a mezza altezza e con la massima potenza, vada a colpirli nelle parti più caratterizzanti la loro virilità con effetti temporaneamente paralizzanti e nei casi peggiori invalidanti, ecco come si può capire come, a scanso di rischi, l'hockey risulti uno degli sport con più fair play delle intere Olimpiadi.
Poi c'è il badmington, quella specie di tennis che si praticava un tempo da famiglie intere nelle nostre spiagge o nelle attività motorie-digestive dei dopo-picnic. Il badmington si gioca singolarmente o in coppia usando una racchetta tipo tennis (ma più leggera) e una pallina alla quale è stata aggiunta una specie di sottanina eterea che, proprio a metà della sua corsa, la fa scendere in campo lievemente e perpendicolarmente a scorno del giocatore avversario che già si preparava a ribatterla da un'altro punto del campo. Caratteristica del badmington è l'urlo dei giocatori; sembra che non si possa giocare il badmington se non si urla a voce altissima dopo ogni colpo e dopo ogni punto segnato; vien voglia di dir loro: "Signori, un pò di contegno, diàmine! Con tutto questo chiasso non si riesce nemmeno a seguire il vostro gioco!".
E poi c'è il taekwondo. Ragazzi, il taekwondo! Due concorrenti, uno rosso e uno azzurro, si piazzano al centro di una pedana e cominciano a prendersi a calci. Le mani e le braccia non servono a niente, sono i calci dati (e quelli ricevuti) che contano. I concorrenti saltellano qua e là cercando il momento propizio e poi.. oplà!: calcione a mezza vita (1 punto) oppure una piroetta e.. ri-oplà: calcione a mezza vita con avvitamento (2 punti). I calci debbono esser portati a mezza vita ma sono validi anche quelli che colpiscono la testa dell'avversario (un pensiero in  più; non avevo ancora considerato la possibilità di esser preso a calci in testa; speriamo di non aver mai da litigare con un praticante di taekwondo).
La notizia curiosa (fino ad un certo punto) è che l'Italia ha vinto una medaglia d'oro proprio nel taekwondo. C'è da immaginarsi ora quanti praticanti, per spirito d'emulazione, si avvicineranno al nuovo sport: migliaia e migliaia di giovani e meno giovani si riverseranno nelle palestre per apprendere l'arte di tirar calci a mezza vita e, c'è da giurarci, tempo due o tre anni gli italiani saranno espertissimi nel taekwondo.
Penso che la nuova disciplina potrà anche risultare utile, specie di questi tempi, specie in Italia.. Occhio politici, governanti, sindacalisti! Fra poco tempo ci saranno milioni di persone che potrebbero non limitarsi a fischiarvi.. potrebbero volare calci e posso pensare che non sarebbero tutti indirizzati a mezza vita, ma di dietro e un poco più in basso. Dove non batte il sole!

Ci siamo!

giovedì 5 luglio 2012

Dai giornali riceviamo e pubblichiamo:

Dopo anni e anni di frenetiche ricerche, dopo una caccia che ha occupato a tempo pieno le equipes di centinaia di scienziati sparsi nei laboratori di tutto il mondo, ecco la notizia che viene a sconvolgere irrimediabilmente le nostre vite: ad imperituro scorno degli scettici e dei disfattisti sempre pronti a schernire gli immani sforzi che, nel silenzio ottuso dei media, i nostri scienziati portano avanti tra mille difficoltà ed amarezze... ebbene, è sicuro: il bosone di Higgs esiste!
"E' proprio lui, ne sono sicuro" scrive il prestigioso quotidiano IlSole24 ore, e poi precisa: "Se non è lui è qualcosa che gli assomiglia in maniera stupefacente"; "Bando agli scetticismi fuori luogo" taglia corto "la Repubblica" (nelle pagine dedicate alla scienza, tra la reclame di un dopobarba e i necrologi), "il bosone di Higgs è fra di noi e niente sarà più come prima".
Ma cos'è questo bosone di Higgs? (a proposito: si raccomanda, ora e per sempre, di nominare correttamente l'oggetto in questione. Troppo spesso si sente dire, a proposito della celebre particella e del suo scopritore, "Sai, quel busone di Higgs....". Ribadiamo quindi la giusta denominazione: bosone di Higgs. E speriamo di non dover tornar più sull'argomento).
Gli scienziati, intervenuti ad una conferenza stampa per delucidare noi profani, ci hanno dato la risposta: "Il bosone, detto di Higgs dal suo ipotizzatore, è la particella che spiega perché l'Universo esiste. E' il bosone che dà consistenza alle cose. La chiamano anche "la particella di Dio" proprio per questo. Insomma se non si fosse trovato il bosone c'era da ammattire a capire come aveva fatto a nascere l'Universo".
Certo, ho pensato, la scoperta è grandiosa. Uno si guardava intorno, vedeva i monti, il mare, la luna, il sole, le stelle e si chiedeva, titubante: "Ma l'Universo come fa ad esistere se non hanno mai trovato il bosone di quel Higgs? E se non lo trovassero? (il bosone) Allora l'Universo non potrebbe esistere. E io dove sono? Sono sicuro di essere qui? Cosa ho mangiato oggi a pranzo?" e via con le pensesse, sbroccando.
"Beh, ora che è stato trovato il bosone, c'è da star tranquilli" ho pensato e per far vedere che avevo capito a fondo di cosa si trattava nonché per dare nuovo impulso all'intervista, ho domandato: "Ma come avete fatto a scovarlo?" (il bosone, ovvio). "Beh, amico mio" ha risposto con un sorriso di condiscendenza il vecchio astrofisico, "pensi solamente che ci sono voluti 40 anni di ricerche portate avanti da centinaia di scienziati e una spesa di 800 miliardi di euro (all'anima! ho pensato). Ma ne è valsa la pena. Abbiamo provocato milioni di collusioni tra particelle nei nostri laboratori e alla fine abbiamo visto il busone. Era proprio lui, quello di Higgs, quello che cercavamo da anni. E adesso il mondo sarà diverso. Per tutti." ha poi concluso tra gli applausi dei numerosissimi giornalisti presenti.
"Naturalmente.." stavamo già per uscire ma abbiamo sentito che lo scienziato aveva ancora qualcosa da dirci. Ci siamo fermati ad ascoltarlo. "Naturalmente c'è ancora molto da fare. Innanzitutto dobbiamo scoprire da dove vengono tutte quelle particelle scontrandosi con le quali si è formato il bosone di Higgs. Chi ce le ha messe? Da dove vengono? Capirete che si tratterà di una scoperta fon-da-men-ta-le. La scoperta delle scoperte". Si è asciugato la fronte. Nell'aula si era fatto un silenzio irreale. Poi, alzando fieramente il viso come a sfidare le avversità del Fato e della Natura, il vecchio scienziato ha proseguito: "Ma noi lo scopriremo! Scopriremo i segreti dell'Universo! Ci volessero altri trenta, o trecento, o tremila anni, noi lo scopriremo! Ci volessero altri mille, o duemila, o ventimila miliardi di euro, noi lo scopriremo!".
Applausi a scena aperta; lampi dei fotografi; vecchi cronisti che piangevano dall'emozione. "Beh, potrò dire che io c'ero!" ho pensato fieramente apprestandomi ad uscire dalla stanza.
Sono uscito in strada che il cuore mi batteva in gola dall'emozione. Giunto al punto dove avevo parcheggiato la macchina ho visto che qualcuno me l'aveva ammaccata. Mi sono guardato intorno: niente; nessuno aveva visto. Il faro anteriore sinistro era rotto. Mi avevano fatto anche la multa per divieto di sosta: 80 euro. Ci credereste? Non me n'è importato nulla. Sono salito in auto a cuor leggero (e con un faro in meno). "Che m'importa?" pensavo "da domani la mia vita cambierà. Ora che c'è quel tal bus... bosone di Higgs (ho fatto, riprendendomi) niente sarà più come prima". E ho ingranato la marcia. 

Tutti tipografi!

giovedì 28 giugno 2012

Sarà vecchio, sarà bollito, sarà out (almeno così lo dipingono le sinistre) ma non si può negare che quello che una volta  tutti chiamavano "il Cavaliere" (oggi ci si riferisce a lui limitandosi a dire, come ci ha insegnato Scalfari,: "Er puzzone"...) di idee ce ne ha a iosa. Alcune geniali; altre demenziali; mai banali, però. Guardate il chiasso che ha sollevato con la sua ricetta per far uscire l'Italia dalla crisi. Beh, sembrerebbe la provocazione di un buontempone, e invece, a giudicare dallo spazio e dalla considerazione con cui l'hanno trattata i quotidiani più prestigiosi, si vede che qualcuno l'ha considerata una proposta seria, degna di essere studiata  e valutata a dovere. A me, che non sono un esperto, sembra una classica "boutade" berlusconiana, ma devo ovviamente inchinarmi a coloro che si sono messi a giudicarla per quello che vale. Ricordiamo brevemente l'idea silviesca per far uscire l'Italia dalla crisi. La "consecutio logica" è la seguente:
1. L'Italia è in crisi.
2. La crisi deriva dalla mancanza di soldi (loro dicono: liquidità).
3. Senza soldi la gente non spende, non risparmia e preleva i propri risparmi dalle banche.
4. Quindi le banche vanno in crisi di liquidità e devono cercar soldi da altre parti
5. Senza soldi i consumi diminuiscono, quindi le aziende chiudono, quindi i disoccupati aumentano, quindi le entrate statali diminuiscono e quindi c'è ancora più bisogno di soldi. Allora il governo emette sempre più titoli di Stato, quindi, aumenta la spesa per interessi, che vengono pagati aumentando le tasse, quindi la gente ha ancora meno soldi, quindi le poche aziende che erano rimaste ancora sul mercato chiudono, quindi....
5. Quindi si va verso il fallimento.
Dice il Cavaliere (geniale! Indiscutibilmente geniale!):
"La crisi c'è perché la gente non ha più i soldi! Per avere più soldi basta stamparli! Si ordini alla Zecca di stampare euri a palate e in meno di un mese tutti avranno soldi da spendere, le aziende riapriranno, la disoccupazione calerà e le banche vedranno aumentare i depositi".
Ma come! E perché nessuno ci aveva pensato? (mi sono chiesto) E perché non ci ha pensato la Grecia, o la Spagna che sono nella stessa nostra crisi?
A me sembra l'idea del secolo. Tipografie al massimo e euri per tutti (scusatemi ma io uso il plurale). Tornano i soldi per andare in vacanza, per pagare le bollette, per cambiare l'auto, per pagare l'affitto, per aumentare le pensioni.... una bellezza! Fine dei mugugni, delle privazioni, delle rivendicazioni sindacali... si vuole un aumento di 1000 euro per tutti? Oplà! Rotative in funzione per qualche ora e il giorno successivo si potranno ritirare i soldi in qualche ufficio statale autorizzato alla bisogna, o alle Poste, o in Banca.
Si potrebbe addirittura perfezionare l'idea mettendo in vendita delle piccole eurostampanti per famiglia, aggeggi delle dimensioni non più grandi di quelle di un forno a microonde, che, con l'aiuto di un kit (in vendita anche quello) composto da qualche cartuccia di colore e da una risma di fogli di carta dalle dimensioni assortite (diciamo le dimensioni dei biglietti da 50, 100, 200 e 500 euro) permetterebbe a chiunque di stamparsi gli euri da sé, senza bisogno di importunare gli uffici statali, o le Poste, o le Banche. Il costo della stampante e del kit di stampa? E chi se ne frega; quanto costa, costa. Uno lo prende per un giorno in prova, ci stampa su gli euri che gli servono, e il giorno successivo va dal rivenditore e con un bel: "Funziona. Lo compro" gli rifila in mano i bigliettoni appena stampati nuovi di zecca (si fa per dire) e se ne va con l'eurostampante.


Però, stranamente, l'idea del Silvio nazionale, non ha incontrato la prevista adesione di tutti. Molti (i soliti comunisti, c'è da scommetterci) hanno addirittura detto che è una fetecchia, che nemmeno un ragazzino deficiente l'avrebbe mai pensata. Altri hanno accolto la rivoluzionaria proposta con un sorrisino sulle labbra: "Sì, sì! Una delle solite buffonate del Berlusca!". Insomma, tante sono state le critiche che Silvio ad un certo punto ha sbottato: "Ovvìa! Allora è vero che non vi garba mai niente! Io un'idea ce l'avevo avuta ma se non vi va, lo sapete che vi dico? La crisi risolvetevela da soli!" e se ne è andato, tutto impettito, a fare il Presidente di Giuria del Campionato Giovanile di Burlesque in programma quella sera.
Mah, chissà perché poi tante critiche. A me l'idea pareva buona anche se non mi arrischio a dirlo in giro. Io le critiche non le sopporto; forse anche perché le serate, se va bene, le passo davanti alla TV.